Menomale che Giuseppe c’è
È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...

È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...

In occasione delle Elezioni Regionali del 5 e 6 Ottobre 2025 per il Presidente della Giunta e per il Consiglio regionale della Calabria, CalabriaPost ha attivato una nuova rubrica che si chiama: CABINA ELETTORALE, che permette ai candidati dei vari schieramenti, nelle consultazioni elettorali in corso e future, di poter esprimere le loro opinioni e i loro programmi. Per il ristretto tempo a disposizione abbiamo potuto ospitare alcuni candidati scelti in maniera casuale e abbiamo cercato di rispettare la distribuzione territoriale.
Ringraziamo Giusy Staropoli scrittrice e giornalista per la disponibilià a rispondere alle nostre domande in un momento così importnte della campagna elettorale, iniziamo subito con una premessa: Dal punto di vista sociologico, la Calabria è caratterizzata da un profondo divario socio-economico con il resto d’Italia, con il 77% della popolazione che guadagna meno della media nazionale, il che porta a fenomeni di spopolamento, precarietà lavorativa e migrazione. L’economia regionale, fortemente dipendente dal settore pubblico, soffre di carenza di imprese private e di un sistema produttivo poco sviluppato. La dimensione sociale della regione è anche segnata da una forte identità territoriale, legata alla sua conformazione geografica montuosa e costiera, e dalla presenza di tradizioni culturali e folcloristiche molto radicate.
CalabriaPost: veniamo al dunque con una serie di domande, ma iniziamo subito con questa premessa. In un ampio contesto di interventi, quali sono per la Calabria i temi più cogenti, e qual’ è la Sua ipotesi di intervento ?
Staropoli: sintetizzo in generale i punti più cogenti per la Calabria oggi sono: la Scuola e formazione, contrastare la dispersione scolastica, soprattutto nelle aree interne, con progetti che rafforzino identità e appartenenza. Il Lavoro e giovani,
Creare opportunità vere, non solo professioni ma anche mestieri, valorizzati e resi competitivi dall’innovazione tecnologica. La Cultura come motore di sviluppo,
la cultura come infrastruttura strategica: Biblioteche, fondazioni, archivi e luoghi della memoria diventano hub di identità e legalità, ma anche incubatori di creatività e imprese culturali. Da non trascurare l’ Agroalimentare e il Turismo, Agricoltura e politiche forti, reti tra imprenditori e lotte collettive per il riconoscimento del Made in Calabria. Turismo destagionalizzato, puntando su borghi, natura, eventi culturali e identitari. Le Infrastrutture intelligenti, non stravolgere la geografia della regione, ma migliorarne i collegamenti: soluzioni agili, sostenibili e non invasive, che uniscano costa, aree interne e borghi senza cancellarne la storia.
CalabriaPost: nel Contesto Socio-Economico come affronterebbe la Povertà e Disuguaglianza. La Calabria è la regione più povera d’Italia, con un divario significativo rispetto al nord del Paese, dove si concentra la ricchezza. Quali idee e proposte specialmente per i giovani?
Staropoli: La Calabria non è povera: è stata impoverita. È una terra che ha in sé una ricchezza straordinaria fatta di radici, cultura, storia e risorse naturali. Il divario con il nord non si colma solo con numeri e finanziamenti, ma restituendo ai giovani fiducia, opportunità e strumenti concreti. Per questo, le mie proposte partono da queste direttrici: 1.Scuola e formazione: investire in progetti di lettura, studio della storia locale e identità mediterranea, portando dentro le scuole cinema, editoria, teatro e arti. Perché un giovane istruito e consapevole della propria identità non è più un emigrato in Partenza, ma un cittadino che sceglie di restare o di tornare. 2. Territorio e impresa: trasformare borghi e aree interne in incubatori di cultura, turismo sostenibile e imprese creative, legando tradizione agricola e tecnologie verdi. I giovani devono poter “fare impresa” in Calabria senza sentirsi già sconfitti in partenza.
La Calabria deve tornare a essere percepita non solo come un luogo fisico, ma come uno stato d’animo felice. E questo accadrà solo se i nostri giovani saranno messi nelle condizioni di crederci, e di costruire qui il loro futuro.»
Calabriapost: Spopolamento, La carenza di opportunità lavorative e la povertà hanno contribuito a fenomeni di migrazione, sia interna che internazionale, che hanno portato a un consistente spopolamento di alcune aree. Qual’ è la sua idea di visione e cambiamento?
Staropoli: lo spopolamento non è un destino, è una conseguenza di scelte mancate. La mia idea di cambiamento parte da una visione chiara: la Calabria deve tornare a essere una terra di ritorni e non di partenze. Per farlo servono delle azioni concrete:Ridare vita alle aree interne: scuole, biblioteche, presidi culturali e sociali devono essere i primi strumenti di riscatto. Dove c’è cultura, c’è futuro, e i paesi tornano ad avere voce.Sviluppo sostenibile e turismo culturale: dall’Aspromonte al Pollino, la Calabria può raccontarsi al mondo attraverso la sua storia, i suoi borghi, la sua identità magnogreca. Il turismo culturale è un motore straordinario di economia diffusa, capace di generare lavoro senza consumare territorio, ma valorizzandolo.Opportunità per i giovani: incubatori di imprese creative e digitali legate alla cultura e alle tradizioni locali, ma connessi al mercato globale. Radici forti e sguardo aperto: questa è la chiave. Parallelamente, dobbiamo puntare sulla ripresa dei mestieri, sostenuti dall’innovazione e dalla tecnologia. Per ogni avvocato un sarto, per ogni architetto un calzolaio, per ogni ingegnere un falegname: mestieri antichi che, se valorizzati, possono diventare competitivi, redditizi e veloci, offrendo futuro e dignità ai nostri giovani e nuova vita alle comunità.Infrastrutture e servizi: non si può chiedere ai giovani di restare o tornare in Calabria senza strade, treni, sanità e connessioni digitali efficienti. Il diritto a vivere qui deve equivalere al diritto di chi vive altrove. La mia visione è semplice: restare in Calabria deve diventare una scelta possibile, tornare deve essere un desiderio naturale.
Perché una terra si svuota quando non sa dare sogni, e si riempie quando torna a crederci.
Calabriapost: Cultura e Identità, Forti Tradizioni e Rischio Assuefazione La Calabria possiede un’eredità culturale ricca, con una forte identità legata al territorio e alla sua essenza mediterranea. Una società senza tradizioni rischia di scomparire. Ma secondo Lei esiste il pericolo di una distrazione di massa in quanto
spesso si ha l’impressione che tali esternazioni siano fatte per mantenere alta l’attenzione dei luoghi per il solo periodo vacanziero, e poi spente le luci della ribalta (Luglio-Agosto) si rimane sempre, scusi l’espressione, con il cerino in mano.
Secondo Lei una maggiore cura verso i Calabresi residenti, giovani, famiglie, anziani, disabili è ancora possibile; anche per rimnuovere la RASSEGNAZIONE COLLETTIVA, disarmante?
Staropoli: I calabresi hanno, per diritto e per dovere, la responsabilità di avere più cura delle proprie vite. Dobbiamo recuperare il nostro passato e usarlo come bussola per orientarci nel presente e come biglietto d’accesso al futuro che sogniamo. L’assuefazione non ci appartiene: noi siamo gente ostinata, che non si arrende. Ma ostinazione significa anche inventare idee, trasformarle in progetti e dai progetti generare lavoro. Non più solo professioni, ma mestieri che ritornino a dare occasioni concrete, capaci di trasformare comunità assuefatte in comunità attive, con proposte nuove, servizi diversi e impegni collettivi che rendano viva la vita.La destagionalizzazione del turismo non può essere affidata solo alla politica: servono visioni condivise, capaci di inventare situazioni nuove per ogni periodo dell’anno.Tropea ci ha insegnato come sia possibile: riqualificando la città e trasformando la propria identità in un modello turistico valido dieci mesi l’anno, non solo nei mesi estivi. Luminarie a Natale, festival del cinema e del jazz in autunno: esempi concreti di come tradizione, innovazione e creatività possano generare nuove opportunità. Solo così la Calabria potrà tornare a essere una terra di opportunità, dove non si sopravvive soltanto, ma si vive davvero.
CalabriaPost: Geografia e Società:
La conformazione geografica della regione, con montagne, colline e una lunga costa, ha influenzato lo sviluppo storico e sociale delle comunità, creando contesti diversi e a volte isolati, il Prof. Sabino Cassese di recente ha posto un dubbio che dopo circa 55 anni dal loro varo, forse le Regioni andrebbero riviste, cosa ne pensa?
Staropoli: Riviste come? In che senso? La Calabria ha una conformazione naturale che non può essere stravolta: se la cambiassimo, finirebbe la Calabria. È vero, ci sono luoghi che rispetto ai centri restano più isolati, ma c’è anche chi da quei posti non vuole e non deve spostarsi.La sfida non è snaturare la geografia, ma creare collegamenti e infrastrutture intelligenti, valutando sempre i costi e i benefici. Abbiamo 800 km di costa, ma per il resto la Calabria è fatta di montagne e colline: attraversarla è una lunga traversata. Non tutto si risolve con ponti o strade megagalattiche dove oggi ci sono mulattiere. La geografia di una regione non va compromessa, perché è parte della sua storia. Tocca invece alla società trovare la posizione più comoda in essa, e alla politica costruire strategie di connessione tra le diverse aree, agili e non invasive.
CalabriaPost: Criticità e Sfide, Fragilità Economica: Il sistema economico calabrese è debole, con un settore terziario dominante, un’industria poco trasformativa, una agricoltura che non domina i mercati, forse è una nostra impressione ma vediamo che le relazioni sociali ovvero un agire per collaborazione è ampiamente sostituito da una competizione eccessiva che non permette di far emergere i nostri prodotti specialmente quelli della filiera agroalimentare. Quali proposte ha nel cassetto?
Staropoli: Non sono del tutto d’accordo con chi sostiene che l’agroalimentare calabrese sia rimasto indietro. Negli ultimi anni il settore ha raggiunto grandissimi successi, soprattutto in termini di riconoscimento della qualità dei prodotti e della loro esportazione. La Calabria partecipa attivamente al Made in Italy, con una propria identità forte e riconoscibile. Si può fare di più? Certamente. Si può fare meglio? Ancora di più. È necessario che imprenditori e agricoltori facciano rete, che imparino a muoversi con una forza collettiva capace di promuovere i prodotti e i territori che li rappresentano, partecipando — quando serve — a battaglie comuni affinché il lavoro e ciò che ne deriva abbiano la giusta riconoscenza nei mercati nazionali e internazionali.Le politiche agricole, in Calabria, devono essere più forti, più decise, e riconoscere finalmente al settore agricolo, insieme a quello turistico, il ruolo di pilastro del nostro PIL e della nostra identità.»
CalabriaPost: Immigrazione vs Emigrazione:
La spinta verso la emigrazione dei giovani, sia interna che verso l’estero, è un fenomeno sociale importante, sicuramente dovuto a scarsa propensione ad intervenire sugli stipendi e/o buste paga, come si dice in un tessuto industriale, Quale è la sua visione, anche utopica, per esempio sull’uso intensivo delle nuove tecnologie in tutti i settori dall’agricoltura, alla scuola, alla sanità, ai trasporti per ridurre lo spettro della mancanza di prospettive economiche??
Staropoli: La spinta all’emigrazione dei giovani nasce da una mancanza di prospettive, più che solo da stipendi bassi. È vero: senza un tessuto industriale forte non ci sono buste paga adeguate. Ma la mia visione è che la Calabria non debba inseguire modelli che non le appartengono: dobbiamo costruirne di nostri, partendo da ciò che siamo. L’uso intensivo delle nuove tecnologie in tutti i settori – agricoltura, scuola, sanità, trasporti – può essere la chiave. L’agricoltura di precisione può rendere competitive le nostre aziende agricole e i nostri prodotti; la scuola digitale può portare i ragazzi delle aree interne a sentirsi connessi al mondo, senza doverlo necessariamente lasciare; la telemedicina può ridurre i viaggi infiniti per curarsi; i trasporti intelligenti possono rendere accessibili borghi e aree isolate.La mia visione, anche se può sembrare utopica, è una Calabria che non rincorre il Nord, ma che diventa un laboratorio di innovazione radicato nella propria identità.Una Calabria che unisce i mestieri antichi alla tecnologia, le biblioteche ai poli digitali, ’agricoltura tradizionale alle app per monitorare i campi, i borghi alle reti globali.
Non si tratta solo di trattenere i giovani, ma di offrire loro la possibilità di scegliere: restare, tornare o partire con la certezza che qui c’è futuro.Solo così la parola “Calabria” non significherà più emigrazione, ma opportunità.
