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Performance sperimentale tra Psicologia e Illusione

Una riflessione fra potere e controllo di Tobias Dostal, a cura di Valentino Catricalà

di Nadir Masuero

Il 23 aprile la cornice solenne del Foro di Traiano ha ospitato una performance straordinaria che ha ridefinito i confini dell’intrattenimento dal vivo con Shape of Power di Tobias Dostal. L’esibizione dell’artista e illusionista berlinese, curata dallo studioso e critico d’arte Valentino Catricalà, non si è presentata come un semplice gioco di prestigio, ma come un viaggio sensoriale dove la performance si trasforma in una indagine psicologica sul tema dell’equilibrio tra potere e controllo. Archeologia e arte contemporanea sperimentale entrano quindi in dialogo nel quarto appuntamento della quinta stagione di Artflix, progetto fondato da Giovanna Caruso.

Tobias Dostal, artista di fama internazionale noto per la sua capacità di manipolare la percezione, ha scelto il cuore pulsante della Città Eterna per presentare un format innovativo. In questa cornice, il “trucco” smette di essere il fine ultimo e diventa uno strumento per esplorare i meccanismi cognitivi dello spettatore. Il pubblico non assiste passivamente a una serie di giochi di prestigio; viene invece trascinato in un’esperienza dialogico-riflessiva in cui il confine tra realtà e immaginazione si assottiglia. Dostal utilizza l’illusione come una chiave per scardinare le certezze della mente umana, dimostrando quanto i nostri sensi possano essere facilmente influenzati dal contesto e dall’aspettativa.

Al Foro di Traiano, ogni movimento è stato studiato per attivare specifiche aree cerebrali, portando l’osservatore a immergersi nel dialogo instaurato fra l’artista e le arti – tra i reperti archeologici e le installazioni di Alicjia Kwade, installatrice polacca, esposte per Forof fino a luglio.  

“Tobias Dostal trasforma il dispositivo magico in un saggio visivo sulla scomposizione dell’autorità. In un luogo denso di memorie archeologiche, la sua performance non si limita a stupire, ma interroga la struttura stessa della nostra percezione. È un lavoro che sposa perfettamente la ricerca di Alicja Kwade: se Kwade scardina le leggi della fisica, Dostal scardina le leggi della visione, portandoci a chiederci quanto del potere che subiamo quotidianamente sia reale e quanto sia, invece, una proiezione orchestrata nell’ ombra”, spiega Catricalà ad Ansa.

In questa prospettiva, scegliere il Foro di Traiano non è stata una decisione casuale. La maestosità delle rovine romane funge da contrappeso perfetto al luogo di potere dell’illusione. Mentre le pietre fanno da traccia per una storia solida e millenaria, la performance di Dostal si appropria di un presente spesso fragile e soggettivo, per cui l‘equilibrio fra potere e controllo dialoga tra palco e pubblico in direzioni sottili, multiple, filosofiche, e allo stesso tempo oniriche.

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