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PIERPAOLO PASOLINI: CHE COSA SONO LE NUVOLE?

È un episodio tratto da “Capriccio all´italiana, film del 1968 ed è il felice tentativo di portare dentro il cinema una dimensione teatrale in forma vicina all’immaginario infantile, l´opera dei Pupi. Un sofisticato gioco degli specchi che si apre con una nobile citazione pittorica, “Las Meninas” di Velasquez che conferma della continuità dei rimandi alle arti figurative in Pasolini.  “Las Meninas” diventa qui locandina dove confluiscono sino a confondersi l’idea del film e la storia dei Pupi che nel film verrà raccontata; la locandina è affissa all’interno dello spazio fittizio del teatro dei burattini e fa la pubblicità al film “vero” che a sua volta racconterà una storia che si svolgerà nello spazio fittizio dove è affissa la locandina. Cosa è e dove sta il reale, sembrerebbe suggerire Pasolini? il film o il racconto che nel film si fa della teatrale vicenda dei Pupi? Cosa pubblicizza in realtà “Las Meninas” qui locandina, meglio, icona polisemica? “Las Meninas”, il quadro, rappresenta Velasquez che esegue un ritratto alla infanta Margherita, alla corte del re Filippo IV. La tela del dipinto nel quadro è ripresa da dietro, quindi l’osservatore “fuori dal quadro” non vede il ritratto nel ritratto ma è a sua volta “osservato” dai molti dei personaggi della scena, tra cui la infanta e lo stesso pittore. Alle pareti ci sono ancora quadri, quindi ancora gioco di specchi che culmina in una finta opera-quadro, riflesso “vero” di uno specchio. Vero ovviamente nella illusione pittorica. In esso sono riflessi il re e la moglie che assistono alla scena. Essi “sono” i soggetti dipinti nel quadro dentro il quadro, quello che “noi” non vediamo, quello su cui il Velasquez dipinto da Velasquez stesso sta lavorando. E noi, gli spettatori “veri”, ci troviamo a occupare lo stesso spazio che dovrebbero occupare re e regina, essendo lo specchio esattamente di fronte all´osservatore “esterno”. Ne è prova che una delle damigelle della Infanta accenna a un inchino rivolto ai sovrani, quindi a “noi”. E noi, citando un attonito Téophile Gautier di fronte a “Las Meninas” potremmo con lui concludere. “Dove è il quadro?”  E dove sono film e teatro, in questa metafora pasoliniana? Lo spettacolo cominci, dunque: Una vita lunga un giorno, quella di un ultra popolare Otello (Ninetto Davoli). Saranno solo ventiquattro ore e saranno spese, consumate sulle tavole di un palcoscenico di marionette che riverbera la misteriosità della vita reale. Egli è innamorato di Desdemona ma deve ucciderla ed è anche sinceramente legato a Yago nonostante si avveda della natura infida dell’amico. Tante domande si rincorrono in quella testa di legno. Domande a cui il Puparo dà risposte insoddisfacenti. Più sinceramente l’insincero Yago, rotto, aduso ai misteri della vita e del teatro lo avverte:” Siamo in un sogno dentro un sogno”. Lo spettacolo comincia ma il vero “coup de theatre” è offerto dal pubblico che irrompe in scena, e disgustato da come il dramma si sta evolvendo fa a pezzi Otello/Davoli, Yago/Totò. Verranno quindi caricati da un Modugno che allegramente conduce i due burattini alla discarica e loro, usciti dall’incantamento della finzione si lasciano rapire dalla sublimità di un cielo dolorosamente azzurro. E Otello chiede cosa siano quelle bianche figure misteriose che lo solcano e Yago glielo spiega:” Sono le Nuvole.”  “Cosa sono le nuvole?” Chiede allora Otello. “Ah… straziante, meravigliosa bellezza del Creato” mormora Yago. Finisce il canto crudelmente allegro di Modugno, il cantastorie monnezzaro, e il viaggio di appena un giorno si conclude. Sotto un cielo forse vero finisce “il sogno dentro il sogno” e i burattini ormai liberi dai fili del Destino finiranno tra i rifiuti, sì, ma capaci sia pur per un attimo di scoprire la bellezza del cielo e contemplare il metafisico mistero delle nuvole. C’è qualcosa di vero o è solo un gioco di ombre che si rincorrono sotto un cielo crudelmente azzurro adombrato un poco dall’ombra delle nuvole? Già. Le nuvole, cosa sono le nuvole?

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