Menomale che Giuseppe c’è
È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...

È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...
«La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati» osservava Antonio Gramsci nel 1930 da una cella del carcere di Turi. In questa frase c sono almeno cinque elementi da dover considerare. 1) la crisi. 2) Il vecchio. 3) Il nuovo e 4) L’interregno e 5) i fenomeni morbosi. Dato che, evidentemente, essere all’interno dell’interregno equivale a trovarsi in uno stato di crisi, si ha che del «vecchio mondo» (secondo la dizione: «Il vecchio mondo sta morendo. Quello nuovo tarda a comparire. E in questo chiaroscuro nascono i mostri» apparsa sui manifesti di colore verde e rosso, comparsi per le strade di Roma nel dicembre 2018, ad opera dell’artista cileno Alfredo Jaar) «nuovo mondo» nulla ne sappiamo. Del «vecchio mondo» ne rechiamo in noi le tracce; del «nuovo mondo», al limite, la speranza. Ma tracce e speranza sono troppo evanescenti; non sono fatti; sono interpretazioni. Quello che per certo sappiamo è che l’odierno stato di crisi ci sta conducendo all’approssimarsi di un periodo (più o meno lungo) di tempo nel quale si verificano i fenomeni più morbosi; i mostri che il sonno della ragione genera, secondo Blaise Pascal. La nostra tragedia – e forse la nostra farsa (visto che Karl Marx, nell’incipit del 18 brumaio di Luigi Bonaparte, ha affermato: «Hegel osserva da qualche parte che tutti i grandi avvenimenti e i grandi personaggi della storia universale si presentano, per così dire due volte. Ha dimenticato di aggiungere: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa») – sta nel fatto che noi viviamo oggi, qui e ora, proprio in questo interregno, in questa crisi, a contatto con questi mostri. Dunque senza volere scomodare dario Argento abbiamo bisogno di una bussola, o forse dell’aglio e un paletto di frassino, per orientarci fra Dracula e Frankestein. Intanto: l’Europa si sta riarmando; Ursula von der Lyen ha lanciato un vero e proprio piano di difesa comune europea, evidentemente valevole per 27 paesi. Gli Stati Uniti hanno sospeso gli aiuti militari a Kiev e si stanno preparando a una guerra commerciale, proprio, con l’Europa – dopo aver condannato ai dazi Cina, Messico e Canada. D’altra parte il temuto pericolo di un asse indo-pacifico (cinese-russo) sta portando sempre più l’Europa ha una specie di isolamento internazionale che la tiene egualmente ed equamente distante da Stati Uniti e da Putin. Lo scenario appare in questi termini. Il mondo tripolare (Stati Uniti-Cina-Russia) che dovrebbe rappresentare il «nuovo mondo» di Gramsci si scontra con il «vecchio mondo» neoliberista, globalizzato, capitalista e consumista a trazione Occidentale per non dire statunitense tuout-court.. nell’assenza di un economia che possa davvero essere alternativa a quella occidentale, tutti i Sud del mondo cercano di oppure una politica, peraltro basata sull’uso muscolare della forza. Del resto: la politica fa parte della crisi che imperversa ovunque. Mostro essa stessa, entra oggi in quella fase di «fenomeno morboso» caratterizzato da sovranismo, populismo, nazionalismo, protezionismo, identitarismo e fenomeni estremi di una destra radicale e razzista. Questi dunque i mostri di questo interregno. La crisi, a questo punto, è una crisi doppia. La politica che non riesce più a decidere. L’economia che non viene messa in crisi da nessuno. La guerra che, a questo punto, sia essa militare o commerciale, diventa l’unico motore della storia. Giù Eraclito lo sapeva: il polemos è «padre di tutte le cose». Il conflitto muove le cose. Gli opposti hanno modo di confrontarsi. Insomma: si fa guerra, poi si vede chi è il nemico e chi è l’amico. Ci si impegna. Tanto peggio di così …
