BASTA CON IL PRESIDE MANAGER
di Pierfranco Bruni Ritorniamo sulla questione scolastica. Da decenni mi interrogo sul problema della dirigenza...

di Pierfranco Bruni Ritorniamo sulla questione scolastica. Da decenni mi interrogo sul problema della dirigenza...

«Strada facendo, vedrai/ che non sei più da solo/ Strada facendo troverai/ un gancio in mezzo al cielo/ e sentirai la strada far battere il tuo cuore» cantava Claudio Baglioni nel 1981. «Della costituzione d’essere dell’Esserci (…) fa parte l’esser-gettato» e «della costituzione d’essere dell’Esserci fa parte il progetto» scriveva Martin Hiedegger in Essere e tempo (a cura di Piero Chiodi, UTET, Torino, 2000) nel 1927. E proprio da Torino prende, adesso, le mosse l’architetto Edoardo Bruno nelle pagine che compongono questo Progetto e strategia. Un dialogo con Maurizio Ferraris (DeriveApprodi, Bologna, 2024) per tracciare non i segni di un progetto ma i caratteri di un libro «nato all’interno delle discussioni» del Laboratorio di Tesi Teoria e critica dell’azione progettuale «organizzato tra il marzo e giugno 2023 al Politecnico di Torino nell’ambito del corso magistrale in Architettura, Costruzione e città» nel quale Maurizio Ferraris, da filosofo, si è confrontato con «studenti, ricercatori e docenti di architettura». Ferraris spiega, risponde alle varie sollecitazioni, se è il caso: approfondisce o lega fra loro concetti venuti giù in maniera estemporanea. Ala fine, quello che ne viene fuori è una vera e propria visione filosofica del progetto. O meglio ancora: una visione filosofica del progetto gettato nella realtà. In questo senso Claudio Baglioni e Martin Heidegger ci sono davvero molto utili. Il progetto nasce da un fare, non da un pensare. All’inizio, davanti al foglio bianco, «è a partire da alcune azioni che possiamo formulare dei segni che poi si concretizzano in pensieri». Tentar non nuoce e, certe volte, fa produrre anche dei capolavori … Edoardo Bruno connette le varie tracce del discorso di Ferraris. Il filosofo dipana il proprio pensiero all’interno di un progetto inteso come vero e proprio work in progress; «strada facendo» accade che «nel momento in cui pensi che per fare un progetto ci vada del tempo, ti rendi conto che affinché il progetto sia possibile è necessario che cresca su sé stesso». Come un ciclo «dove le diacronie, le fratture e i tentativi ripetuti, prevalgono sull’ineffabilità di idee trasferite direttamente sul mondo». E’ semplice: il progetto si fa facendo(lo). Certo, gli inciampi non mancheranno. Ma anche, le frustrazioni. La committenza. Il mal di testa del progettista. La burocrazia. Le attese. I ritardi. «Il ritardo rispetto ai programmi iniziali». Inoltre, «affinché l’azione prenda avvio, non è possibile che avvenga all’interno di una situazione ideale in cui la realtà sociale, fatta di attori e strumenti, oggetti e convenzioni, venga messa da parte». E poi, la validazione. La strategia. La tattica. I contratti sottoscritti. «Il timbro su una delibera o al ricezione di una Pec telematica». Il «mandato ricevuto». Insomma fin qui, a rigor di termini, tutti i progetti architettonici (che rispettassero tutti questi adempimenti e si incontrassero/scontrassero con tutti questi «imprevisti») sarebbero uguali. La ricetta di Maurizio Ferraris è, dunque, la seguente: «Il progetto è qualcosa che qualcuno sottopone a un altro (X chiede di fare la casa, Y fa il progetto e lo sottopone, ottenendo un tipico oggetto sociale che deve venire sottoposto a molteplici soggetti)». In quanto «oggetto sociale» (dipendente, cioè, da soggetti umani), il progetto architettonico, da un «gesto» iniziale e da successivi riadattamenti e successive rimodulazioni (sempre tenendo conto che la distinzione tra strategia e tattica «è anzitutto una questione di scala»), si dipana e può dirsi definitivo solo tenendo conto che «la grande innovazione tattica introdotta dall’esercito tedesco nella Seconda Guerra Mondiale è consistita nel sostituire al sistema di ordini (…) il sistema degli obiettivi, per cui il subordinato anche nelle catene più basse del comando, è chiamato a portare a termine degli obiettivi, con una libertà di azione molto maggiore di quella consentita dalla esecuzione degli ordini». Questa, dunque, è la ricetta! Il problema è che non tutti gli architetti sono uguali come le loro ricette. E il problema è, anche, che non solo non tutte le ciambelle riescono col buco ma in aggiunta: non tutte le ciambelle col buco sono uguali. Ferraris ha buon gioco nell’enunciare una concreta strategia della «strada facendo», ma il progetto è, sempre, un «progetto gettato» nella contingenza. E la contingenza è, sempre, costituita da quelle che sono le capacità del progettista.
