IL CONTEST LETTERARIO “Il MaR fra mezzo” PROCLAMA I VINCITORI
Agata De Luca e Daniela Scuncia Sono pubblici gli esiti del Contest per racconti brevi...

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«Strada facendo, vedrai/ che non sei più da solo/ Strada facendo troverai/ un gancio in mezzo al cielo/ e sentirai la strada far battere il tuo cuore» cantava Claudio Baglioni nel 1981. «Della costituzione d’essere dell’Esserci (…) fa parte l’esser-gettato» e «della costituzione d’essere dell’Esserci fa parte il progetto» scriveva Martin Hiedegger in Essere e tempo (a cura di Piero Chiodi, UTET, Torino, 2000) nel 1927. E proprio da Torino prende, adesso, le mosse l’architetto Edoardo Bruno nelle pagine che compongono questo Progetto e strategia. Un dialogo con Maurizio Ferraris (DeriveApprodi, Bologna, 2024) per tracciare non i segni di un progetto ma i caratteri di un libro «nato all’interno delle discussioni» del Laboratorio di Tesi Teoria e critica dell’azione progettuale «organizzato tra il marzo e giugno 2023 al Politecnico di Torino nell’ambito del corso magistrale in Architettura, Costruzione e città» nel quale Maurizio Ferraris, da filosofo, si è confrontato con «studenti, ricercatori e docenti di architettura». Ferraris spiega, risponde alle varie sollecitazioni, se è il caso: approfondisce o lega fra loro concetti venuti giù in maniera estemporanea. Ala fine, quello che ne viene fuori è una vera e propria visione filosofica del progetto. O meglio ancora: una visione filosofica del progetto gettato nella realtà. In questo senso Claudio Baglioni e Martin Heidegger ci sono davvero molto utili. Il progetto nasce da un fare, non da un pensare. All’inizio, davanti al foglio bianco, «è a partire da alcune azioni che possiamo formulare dei segni che poi si concretizzano in pensieri». Tentar non nuoce e, certe volte, fa produrre anche dei capolavori … Edoardo Bruno connette le varie tracce del discorso di Ferraris. Il filosofo dipana il proprio pensiero all’interno di un progetto inteso come vero e proprio work in progress; «strada facendo» accade che «nel momento in cui pensi che per fare un progetto ci vada del tempo, ti rendi conto che affinché il progetto sia possibile è necessario che cresca su sé stesso». Come un ciclo «dove le diacronie, le fratture e i tentativi ripetuti, prevalgono sull’ineffabilità di idee trasferite direttamente sul mondo». E’ semplice: il progetto si fa facendo(lo). Certo, gli inciampi non mancheranno. Ma anche, le frustrazioni. La committenza. Il mal di testa del progettista. La burocrazia. Le attese. I ritardi. «Il ritardo rispetto ai programmi iniziali». Inoltre, «affinché l’azione prenda avvio, non è possibile che avvenga all’interno di una situazione ideale in cui la realtà sociale, fatta di attori e strumenti, oggetti e convenzioni, venga messa da parte». E poi, la validazione. La strategia. La tattica. I contratti sottoscritti. «Il timbro su una delibera o al ricezione di una Pec telematica». Il «mandato ricevuto». Insomma fin qui, a rigor di termini, tutti i progetti architettonici (che rispettassero tutti questi adempimenti e si incontrassero/scontrassero con tutti questi «imprevisti») sarebbero uguali. La ricetta di Maurizio Ferraris è, dunque, la seguente: «Il progetto è qualcosa che qualcuno sottopone a un altro (X chiede di fare la casa, Y fa il progetto e lo sottopone, ottenendo un tipico oggetto sociale che deve venire sottoposto a molteplici soggetti)». In quanto «oggetto sociale» (dipendente, cioè, da soggetti umani), il progetto architettonico, da un «gesto» iniziale e da successivi riadattamenti e successive rimodulazioni (sempre tenendo conto che la distinzione tra strategia e tattica «è anzitutto una questione di scala»), si dipana e può dirsi definitivo solo tenendo conto che «la grande innovazione tattica introdotta dall’esercito tedesco nella Seconda Guerra Mondiale è consistita nel sostituire al sistema di ordini (…) il sistema degli obiettivi, per cui il subordinato anche nelle catene più basse del comando, è chiamato a portare a termine degli obiettivi, con una libertà di azione molto maggiore di quella consentita dalla esecuzione degli ordini». Questa, dunque, è la ricetta! Il problema è che non tutti gli architetti sono uguali come le loro ricette. E il problema è, anche, che non solo non tutte le ciambelle riescono col buco ma in aggiunta: non tutte le ciambelle col buco sono uguali. Ferraris ha buon gioco nell’enunciare una concreta strategia della «strada facendo», ma il progetto è, sempre, un «progetto gettato» nella contingenza. E la contingenza è, sempre, costituita da quelle che sono le capacità del progettista.
