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QUELL’INTIMO LEGAME TRA IL PASSATO E IL FUTURO E L’XI CONGRESSO STORICO CALABRESE

Spazio Open, assolata mattinata di metà novembre. Lunedì. La conferenza stampa, indetta dalla Deputazione di Storia Patria per la Calabria, volge al termine.

Il presidente, il professore Giuseppe Caridi, affiancato dalla vicepresidente Francesca Martorano e dall’addetto stampa Francesco Ventura, ha condotto i presenti negli affascinanti meandri dell’imminente undicesimo congresso storico calabrese.

Sarà, infatti, il reggino Museo Archeologico Nazionale ad ospitare, giovedì 21 e venerdì 22 novembre, l’evento, “Il sistema feudale nella Calabria della prima età moderna” titolato.

E dopo aver illustrato le quattro sessioni che comporranno la due giorni – “Feudalità laica e feudalità ecclesiastica” e “Rappresentazione e ‘segni d’onore’, mecenatismo, residenze feudali, cultura, arte” rispettivamente al mattino e al pomeriggio del 21, mentre “Casate feudali e strategie familiari” caratterizzerà la mattinata del venerdì e, alle ore 15 del 22, “Connivenze e conflitti giurisdizionali” concluderà il congresso – il presidente Caridi s’è ritrovato con in mano una ghiotta sollecitazione: ai giovani, che, incuriositi e annoiati, disincantati e disamorati, s’imbattono nella locandina del congresso, come far comprendere che tali discussioni non appartengono ai soli addetti ai lavori, ma costituiscono invece parte essenziale del cammino esistenziale di un Uomo che, coi piedi ben piantati nell’oggi, deve, necessariamente, conoscere e capire il passato per modellare il suo, nonché il nostro, futuro?

Giuseppe Caridi abbozza un sorriso, quindi, sibillino, attacca: “espressioni quali ‘salario minimo’ o ‘coscienza civica’ appartengono al nostro presente, pur affondando le radici in un passato assai remoto! Noi, all’undicesimo congresso, navigheremo all’interno del sistema feudale, nella Calabria dei secoli XVI e XVII: scopriremo la vita quotidiana e le relazioni sociali nei feudi calabresi d’età moderna, ragioneremo su feudatari e pure sul governo del territorio. Tracceremo l’identikit di un’epoca, di un Terra, dei suoi abitanti e dello stile di vita: andremo, insomma, a toccare anche argomenti che, noi, oggi, chiamiamo ‘salario minimo’ e ‘coscienza civica’. Pertanto – chiosa Caridi – nei giovani noi, e in special modo i docenti, dobbiamo far sorgere il desiderio di scoprire, e far proprio, quell’intimo legame tra l’oggi e il passato, tra quel che oggi ci crea disagio o opportunità, e… il come… ieri veniva vissuto, trattato, considerato. Ai giovani dobbiamo offrire la possibilità di cogliere, nelle pagine di storia, i motivi di quel che oggi viviamo e i rimedi, affinché tutto ciò che di violento o sbagliato è stato fatto non accada più”.

L’applauso conclude l’intervento del presidente, mentre la vicepresidente Martorano svela un altro pezzetto di congresso: “rifletteremo anche sulla politica urbanistica, sui fermenti artistici  e culturali negli stati feudali: daremo l’opportunità di conoscere la storia custodita dai nostri borghi, con i loro palazzi, le loro chiese, i loro monumenti. È soltanto conoscendo le motivazioni umane, culturali, artistiche, politiche, che hanno portato a quella determinata costruzione, ch’è possibile, oggi, comprenderne il valore e, magari, progettarne il restauro…”

La conferenza stampa è finita, il sole di metà novembre, stranamente alquanto tiepido, illumina Spazio Open. Negli occhi dei deputati di Storia Patria brilla la luce della passione: per la storia, per quegli Uomini che, ieri, hanno dato la vita per lasciare, ai posteri, un mondo migliore, per la creazione di un presente e di un futuro a regola d’arte, con la forza del passato e il coraggio del futuro.

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