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RAOUL MARIA DE ANGELIS UN PROTAGONISTA DELLA CULTURA DEL PRIMO ‘900

Lo  scrittore calabrese RAOUL MARIA  DE ANGELIS, un protagonista della narrativa e della cultura italiana del primo Novecento

Raoul Maria De Angelis (1908-1990) è stato uno dei maggiori scrittori della letteratura calabrese (ma anche italiana ed europea) del Novecento. Lo vogliamo ricordare, nell’ 80° anniversario della pubblicazione del suo romanzo più famoso La peste a Urana , edito da Mondadori nel 1943. De Angelis, il cui vero nome era Giovanni (Raoul Maria è il suo nome d’arte), nacque, a Terranova di Sibari (CS) il 4 maggio del 1908, in una terra carica di storia e di leggende magnogreche: la Sibaritide. Lui stesso è orgoglioso di essere nato in quei luoghi, se così scrive : “Non per niente il mio paese d’origine è Terranova da Sibari, nell’antica Magna Grecia: paese ora sulle colline, ma un tempo nella grassa pianura popolata da ulivi, spighe, viti e torme di cavalli avvezzi alla danza”. Ma De Angelis era fiero anche delle origini di sua madre, albanese nata a Lungro, che influì non poco sulla formazione del figlio. Il richiamo della terra d’origine di sua madre lo spinse, quand’era ancora ragazzo, a imbarcarsi clandestinamente per l’Albania ma, scoperto, da Valona venne immediatamente rimpatriato. A Catanzaro De Angelis frequentò le scuole medie e il liceo, quindi si iscrisse all’Università di Roma, laureandosi in giurisprudenza. Nel 1929 iniziò la sua carriera giornalistica in qualità di inviato speciale per conto di vari quotidiani italiani, come “Il Giornale d’Italia”, “Il Messaggero”, “Il resto del Carlino”, “Il Tempo”. Fu anche redattore capo del settimanale “L’Italia letteraria”, diretto da Massimo Bontempelli, dove uscì a puntate, nel 1936, il suo primo romanzo : “Inverno in palude”. Tre anni dopo, nel 1943, apparve “La peste a Urana”, romanzo che sollevò molto clamore per la nota polemica con Albert Camus, autore de “La peste”, accusato di plagio da De Angelis. Diviso in due parti, in corrispondenza delle due ambientazioni dei fatti raccontati, prima a Urana e poi a Lupigna (da identificare nelle città di Catanzaro e di Cosenza, legate all’esperienza del periodo giovanile dell’autore), il romanzo è incentrato sulla figura di un adolescente, Giovanni e sulle circostanze eccezionali (l’infuriare di un morbo) che lo allontanano dalla famiglia e dall’ambiente originario e lo avviano all’esistenza romanzesca, alla vacanza e alla natura. Giovanni è attratto dall’eros, che di volta in volta assume le sembianze di Angelica, Carla, Nunziatina. Come tutti i libertini, Giovanni è amorale, calpesta le regole e le convenzioni. A portarlo all’eversione è la peste. De Angelis pone se stesso, in questo romanzo, come protagonista di un erotismo primigenio e anarchicamente libero.

L’operosità letteraria di De Angelis fu molto intensa e lo portò a scrivere altri romanzi come “Oro verde” (1940), “I briganti” (1950), “Panche gialle” (1950), “I camosci arriveranno” (1957), ma anche opere teatrali, come “Abbiamo fatto un viaggio” e “La bottega del tempo”, e  racconti brevi, come “Apparizioni del Sud” (1954). Al 1952 risale anche una raccolta di liriche: “Poesie”, che raccoglie il meglio della lirica dello scrittore terranovese. De Angelis è morto a Roma il 5 marzo 1990. La cittadina che gli ha dato i natali, Terranova da Sibari, lo ricorda ogni anno con un concorso letterario riservato agli studenti delle scuole calabresi.

L’importanza di De Angelis narratore è stata riconosciuta già oltre cinquant’anni or sono dal grande critico Francesco Flora, che, nella sua “Storia della letteratura italiana” (Mondadori, 1967) così scrive : “De Angelis s’è rivelato uno dei nostri narratori più fertili e arditi, e nella varietà dei suoi tempi ha serbato uno stile preciso e tuttavia immaginoso, che sa essere (ed è merito maggiore) terra nativa ed Europa nel medesimo tratto”.  Un lusinghiero giudizio è anche quello espresso su De Angelis da Giacomo Prampolini, autore di una celebre “Storia universale della letteratura” (Utet, 1952), per il quale “liriche e tumultuose rapsodie appaiono i romanzi del calabrese R.M. De Angelis, dotato di una fantasia sensuale e barbara che interpreta miticamente la natura, ondeggiando fra realtà e favola”. Il romanzo più celebre del Nostro come scrittore regionale è senz’altro “Inverno in palude”, pubblicato da Mondadori nel 1936 e ristampato nel 2001 dall’editore Marco di Lungro. L’opera è ambientata in Calabria e, più precisamente, nella sua Terranova da Sibari, ed ha come protagonista don Angelo Gruerio, un personaggio di stampo verghiano, che abdica alla lotta perché vinto. Secondo la testimonianza dello stesso scrittore, Gruerio rappresenta “tutte le famiglie calabresi che si trovavano improvvisamente impaurite dai nubifragi, dalle piene, dagli incidenti naturali che circondavano le pianure e le colline e, quindi, il paese di Terranova”. La “palude”, invece, per De Angelis, “rappresenta un male naturale, ma un male mitico, perché praticamente è la cancrena della terra, e più tardi sarà la peste come la cancrena, come distruzione non solo della carne ma anche dello spirito e di ogni possibilità di accedere ad una vita migliore”. Scrive giustamente Costantino Marco che “Inverno in palude può considerarsi un evento letterario, che apre la cultura locale ai venti dell’esistenzialismo europeo”. Nel romanzo, il paese con la sua storia, con i suoi rioni, con le sue memorie crea uno scenario suggestivo. Vengono raccontati i piccoli fatti di paese e vengono vissuti, questi fatti, con la più alta dignità. Il ritorno alla terra come radici, come appartenenza, ci rivela una straordinaria atmosfera; i personaggi si muovono con molta libertà; gli umori, gli stati d’animo, le malinconie sono narrate con mano leggera e con eleganza. Scrive ancora Costantino Marco nella sua introduzione al romanzo, che “in De Angelis troviamo atmosfere magiche di una terra del cuore in cui l’uomo soffre di una condizione più radicale di quella economica”, “l’indigenza cronica di una terra avara e spietata fa da sfondo alla penitenza esistenziale dei protagonisti, maschere tragiche o grottesche di uno scenario a tatti apocalittico”. Un’altra opera di narrativa regionale del De Angelis è la raccolta di racconti “Apparizioni del Sud”, edita nel 1954 dalla casa editrice S.E.I. di Torino, e ristampata dall’editore Rubbettino nel 2012, con una lucida introduzione critica di Vittorio Cappelli. Si tratta di 19 “racconti all’antica”, come li chiama l’autore stesso nel sottotitolo dato all’opera; racconti che hanno tutti ambientazione calabrese, a conferma della relazione di De Angelis con i luoghi natii.  “Ladri di sale” s’intitola il racconto d’apertura del libro, che tratta dei pastori della zona del Pollino i quali, avendo bisogno di molto sale per la preparazione del loro formaggio, non potendolo avere mai a sufficienza dalla salina statale di Lungro, sono costretti a rubarlo nottetempo, ingannando la vigilanza delle guardie di finanza. Interessante è anche il racconto “Zingaresca”, che descrive la vita degli zingari, che un tempo girovagavano per i nostri paesi, accampandosi alla meglio nei luoghi periferici degli abitati, e mentre gli uomini lavoravano il ferro in improvvisate officine, le donne se ne andavano in giro a indovinare la fortuna alle persone, avendone come compenso un coppo d’olio o qualche altro prodotto alimentare, come salumi o formaggi. Non mancano in questi racconti gli spunti autobiografici, come accade in “Colombi per nozze”, il cui protagonista è Giovanni, l’alter-ego di De Angelis. Difficile sarebbe esaminare tutta la vasta produzione narrativa di De Angelis (e non è questa la sede!) che, a 33 anni dalla morte dell’autore (1990), si rivela straordinariamente moderna, vitale ed interessante. Concordiamo pienamente con Vittorio Cappelli, profondo studioso dello scrittore “sibarita”, quando scrive, nella sua Introduzione ad “Apparizioni del Sud” (Rubbettino, 2012), che De Angelis “merita di essere riconosciuto come un protagonista della narrativa e della cultura italiana del Novecento, per i tratti di originalità pregnanti della sua narrativa”.

Franco Liguori

Bibliografia essenziale

  1. Frattarolo, Dizionario Universale della letteratura contemporanea, Milano 1959
  2. Piromalli, La letteratura calabrese, Guida, Napoli 1977
  3. Grisolia, Raoul Maria De Angelis, Diamante (CS) 1969
  4. Repaci-A. Altomonte, Narratori di Calabria, Milano 1969
  5. Bosco, Pagine calabresi, Reggio Calabria 1975
  6. Falco, Intervista a R. Maria De Angelis, Cosenza 1986
  7. Merola, Prefazione a “La peste a Urana”, Ilisso Edizioni-Rubbettino Editore, 2006
  8. Liguori, Lo scrittore calabrese Raoul Maria De Angelis, a 110 anni dalla nascita, in “Il nuovo Corriere della Sibaritide”, anno III, n.1, genn./febb.2018
  9. Liguori, Lo scrittore calabrese R. Maria De Angelis, in “Pomezia-Notizie”, anno 26, n. 3 (marzo 2018)

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