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Risate e riflessioni con la comicità partenopea di “Io, Alfredo e Valentina”

Il palcoscenico del Teatro Grandinetti di Lamezia Terme ha ospitato un nuovo appuntamento del Vacafest26, inserito nel cartellone dei Teatri della Magna Grecia. Sotto la sapiente direzione artistica di Nico Morelli ed Ercole Palmieri, la serata ha visto protagonista “Io, Alfredo e Valentina” una straordinaria commedia che ha saputo fondere perfettamente il ritmo della risata con la profondità della riflessione.

Per un’ora e quarantacinque minuti, il pubblico è stato travolto da un turbine di equivoci e situazioni paradossali. La trama ruota attorno ad Alfredo, il migliore amico di Federico, follemente innamorato della misteriosa Valentina. Il pianto ininterrotto di Alfredo sulle spalle dell’amico, dopo essere stato lasciato dalla sua amante, scatena una serie di malintesi esilaranti tanto che nel condominio, e persino agli occhi della sorella Maria, si inizia a mormorare che tra i due uomini ci sia qualcosa di più di una semplice amicizia. La scenografia, che riproduce uno sprazzo di vita quotidiana in un appartamento abitato da un incessante viavai di personaggi, diventa il quadro ideale per questa commedia degli equivoci dove le risate non lasciano tregua. Il motore dell’opera è Sasà Palumbo, impegnato nel duplice ruolo di regista e attore. La sua prova è magistrale, riesce a mantenere i tempi comici serratissimi senza mai perdere il filo del racconto. Accanto a lui, un cast affiatato e convincente composto da: Antonella Romano, Stefania Quintavalle, Alberto Pagliarulo, Ciro de Luise, Franco Tortora, Rosa Cece, Luca Palumbo, Enrico Ricci, Nicola Somma ed Elisabetta Fulgione. Tutti gli attori hanno dimostrato una verve stupefacente, contribuendo a creare quell’atmosfera corale che è sicuramente il segreto del successo di questa commedia.

Al termine della messinscena, spogliandosi dei panni dell’attore per vestire quelli del regista, Sasà Palumbo ha voluto lanciare un messaggio profondo. La commedia, attraverso l’escamotage narrativo del finto equivoco, invita a riflettere sulla diversità. Perché la società è ancora così pronta a giudicare? Perché l’amore dovrebbe essere incasellato solo in schemi predefiniti? Lo spettacolo vuole sottolineare che la condanna della diversità è spesso figlia dell’ignoranza e che l’amore, in ogni sua forma, merita rispetto. Una serata di grande teatro che ha lasciato il pubblico del Grandinetti con il cuore leggero.

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