IdeocoopSpazio Open
Reverendo Frank Reverendo Frank Corvo rosso Corvo rosso Occhio al Degrado Occhio al degrado
Giovani in biblioteca
Mediterranea

SAN LISANDER DEL CARSO

Oscillazioni della storia in Luciano Canfora

In Italia «si intrecciano (…), per il momento, le più contraddittorie retoriche». Tanto che «esprimersi contro le diseguaglianze sociali significa ormai “strizzare l’occhio” alla destra», e, naturalmente: «un baratro si è venuto aprendo tra “sinistra” e “popolo”». In maniera affettuosa e popolare, i milanesi chiamavano Alessandro Manzoni, specie durante le sue passeggiate per le vie della città, Lisander. Ma se a questo colloquiale e, tutto sommato, simpatico appellativo ci aggiungi il moto carsico – sinuoso, spiraliforme, tortuoso, zigzagante e serpeggiante – hai tutto questo splendido volume di Luciano Canfora che porta come titolo La scopa di Don Abbondio. Il moto violento della storia (Laterza, Bari-Roma, 2018). Di che scopa si tratta, dunque? Lisander scrive (nel capitolo XXXVIII dei Promessi sposi): «E’ stata un gran flagello questa peste, ma è stata anche una scopa; ha spazzato via certi soggetti che, figlioli miei, non ce ne liberavamo più». Flagello e scopa sono – rispettivamente – l’aspetto negativo e l’aspetto positivo della Rivoluzione. Partendo dal presupposto che un ineguaglianza vi sia, si tratta di spazzarla. E’ chiaro che la scopa cerca di spazzare, ma non spazza (mai) via del tutto. Il moto sinuoso della storia, invece, ripropone (magari a distanza di secoli) una nuova «crisi», che non sarà (mai) come quella precedente, ma nemmeno del tutto nuova. Carsico. Il moto violento della storia, come un fiume carsico, fa sì che Lega, Front National e Alba Dorata facciano leva sui «disagi» (e, dunque, sulle cause di quella crisi) ritagliandosi il ruolo di «paladino del popolo», mentre la sinistra (o quello che ne resta) «si è assunta il ruolo di puntello» delle élite, del capitalismo, del liberismo, del pensiero liberale e chi più ne ha. Ma bisogna fare attenzione. Il «moto» della storia, come dice giustamente Canfora riferendosi a Marx, è «non lineare», imprevedibile, dilacerato e divaricato. «E quando diviene chiaro di quanto ci si è allontanati dalle premesse e dalle promesse, della rivoluzione precedente, ecco che sono maturate le condizioni perché venga ad esistere una nuova scossa». Il ciclo è dunque il seguente: «avanzamento/arretramento/avanzamento», oppure «avanzamento e arretramento concomitanti»; in definitiva, «tornare indietro e ricominciare “a grado a grado”». Accade, anche: che alcune curve «non seguono lo stesso andamento,  non sono “parallele” ma, al contrario, procedono in modo tale che i ripiegamenti di alcune coincidono – e vengono a scontrarsi – con punti alti e “aggressivi” di altre». Insomma, Don Abbondio scopa gli «effetti» della peste, ma le sue «cause» un giorno produrranno una nuova conservazione, e poi una nuova peste, e poi, ancora, un’altra conservazione. In fondo, «per paradosso (…), si potrebbe dire che “le rivoluzioni” incarnano in realtà sempre la stessa rivoluzione». Spazzate vie le cause ne rimangono gli effetti; una volta considerati gli effetti, ecco, subito, che insorgono nuove cause. La posizione di una particella in relazione alla variabile del tempo è il suo movimento. Ma bisogna, almeno da Albert Einstein in poi, considerare sempre il sistema di riferimento dal quale si sta osservando tutto il fenomeno. E se cambiando gli assi, questo «moto» si rivelasse «lineare»? «Nel cuore/nessuna croce manca» poetava il poeta. Che poi concludeva, «è il mio cuore/il paese più straziato». Il cuore di Giuseppe Ungaretti è l’unico asse. La velocità di una particella in movimento (comunque sia) non può andare oltre i 300000 km/sec. Fra tutte le interpretazioni che noi possiamo dare del corso delle cose che caratterizza la storia una sola non la possiamo mai mettere in discussione. Quella che si riferisce alla Realtà.

Ricerca Avanzata

Cerca negli archivi per data, categoria e testo.

Torna in alto