San Luca, oltre Duisburg: Anna Sergi indica la via della memoria e dell’identità
Anna Sergi ha offerto una prospettiva di uscita ai tanti silenzi “senza memoria” di San...

Anna Sergi ha offerto una prospettiva di uscita ai tanti silenzi “senza memoria” di San...

Anna Sergi ha offerto una prospettiva di uscita ai tanti silenzi “senza memoria” di San Luca: un processo di conoscenza dove siano gli stessi cittadini a dirsi, a raccontarsi (https://www.corriere.it/cronache/26_settembre_17/san-luca-stigma-ndrangheta-7125dbb7-1875-4bb9-86e7-39b2b77a9xlk_amp.shtml).
Evidentemente, anche se per molti solo a livello inconscio, se ne sente la necessita’.
Perche’ ogni discorso porta a Duinsburg?
(https://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Duisburg).
Perche’ a San Luca si chiede dell’effetto che Duisburg fa fuori del borgo?
Perche’ quel rimosso collettivo pesa come un macigno?
Duisburg e’ l’accaduto, e’ un evento ma non conosce narrazione corale, civica.
Ed ecco perche’ la ricerca della prof.ssa Sergi e’ utile, come la sua presenza in Piazza alle prese con le domande dei cittadini che chiedono davvero (per me non c’e’ ironia) dove e’ la Ndrangheta, se da fuori la si vede, se qualcuno la puo’ indicare con precisione (fuori dall’atmosfera che si respira) anche solo per ritrovarsela di la’, un po’ piu’ lontana, davvero estranea.
Nel vivere insieme, nel condividere lo stesso pane, lo stigma e’ messo da parte, come il professionismo dei “giusti” e la criminalizzazione intera di un popolo, mentre – discorrendo – si afferma come necessita’ esistenziale il dovere di fare i conti con se stessi per diventare cio’ che ancora non si e’ pronti ad essere: il proprio destino.
Ecco, San Luca e’ in travaglio per giungere alla sua identita’ e finche’ non verra’ il tempo suo non ci sara’ Consiglio Comunale duraturo e Sindaco rappresentativo.
Hannah Arendt ci ha insegnato che il male alberga dove non c’e’ memoria, non c’e’ ricordo e, quindi, responsabilita’.
Il male e’ immemore – cancella ogni rimorso – e per questo e’ capace di tutto, anche e soprattutto di reiterare se stesso, come nelle faide.
In tal senso, il male non e’ radicale perche’, propriamente, e’ senza radici … senza le radici del ricordo del malfatto e della sua coscienza impegnata nel “giudizio” costante, intimo … altro che tribunali, carceri e decreti prefettizi!
Solo il bene, quindi, e’ radicale perche’ affonda nel pensiero senza annegare … perche’ esercita la promessa (vincolo) e il perdono (liberta’).
E i calabresi, a San Luca come a Reggio, sono esperti di vincoli e di liberta’, ne sono da sempre gli orgogliosi custodi … basta ricordaglielo, ascoltare, sentirselo dire, provarlo sulla propria pelle, per affrontare l’evento – Duisburg ad esempio – non come un pozzo vertiginoso che tutto risucchia (per prima le parole e le domande) ma come l’occasione di rinascita collettiva, pubblica, democratica, di un Paese complesso e vivo che non puo’ riassumersi in un buco, punto.
