Menomale che Giuseppe c’è
È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...

È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...
Santa Caterina dello Ionio, 25 aprile 2025 – Si è conclusa con grande entusiasmo la prima edizione del Rigugghju Fest, il festival ideato per celebrare la cultura, la natura e la comunità dei nostri paesi, organizzato dall’associazione We’re South APS con la collaborazione della Pro Loco Santa Caterina dello Ionio APS, il patrocinio e il contributo dell’Amministrazione Comunale di Santa Caterina dello Ionio e il patrocinio del Parco Naturale Regionale delle Serre.
Una giornata intensa e partecipata che il 25 aprile ha animato il suggestivo centro storico di Santa Caterina dello Ionio, raccogliendo oltre duemila persone in un’atmosfera di festa, riflessione e condivisione. Il Rigugghju Fest nasce proprio per questo: valorizzare la bellezza della vita autentica e lenta dei nostri paesi e sostenere chi ogni giorno lavora per mantenere vivi questi luoghi, resistendo allo spopolamento e all’oblio.
Oltre alla partecipazione libera, il programma del festival ha proposto attività su prenotazione pensate per ogni fascia d’età:
Cuore della giornata sono stati i due tavoli di confronto, svoltisi nella piazza antistante la Chiesa Matrice.
Il primo, dedicato a progetti e proposte di sviluppo locale, è stato introdotto dal sindaco di Santa Caterina dello Ionio, Francesco Severino, che ha elencato i numerosi interventi realizzati nelle zone rurali, come il ripristino di oltre 30 chilometri di strade interpoderali, e in centro storico, con il restauro di chiese e palazzi gentilizi. Soffermandosi sull’importanza dell’iniziativa, che si pone in linea con gli obiettivi dell’amministrazione comunale, il primo cittadino ha voluto ringraziare tutti per la straordinaria partecipazione e soprattutto per il grande contributo che i giovani stanno dando in termini di idee ribadendo che “la strada intrapresa è quella giusta e non si può tornare indietro perché questi nostri piccoli paesi, in passato, hanno già perso molto tempo!“
Sono successivamente intervenuti:
Il secondo panel ha visto protagoniste le realtà associative del territorio regionale e non solo, impegnate in un confronto aperto per costruire nuove sinergie a partire dal Manifesto del Rigugghju stilato dai dieci fondatori di We’re South e che riportiamo in calce all’articolo.
Hanno preso parte i rappresentanti di: Nido di Seta, ASD Mondo Parallelo, Join, Chef Federica Di Lieto, Calabriansoul, Agartha, Galleria Duçi Contemporanea, Fuorilogos, Mezzogiorno e dieci, Ntramenti, Sonati Vicinu, Kalabria Coast to Coast, Serra Comics & Co., Edrevia, Un posto di Calabria, Ambasciatori di Calabria, Boschi puliti, Terranima, Antonio Tropiano Scultore, Giulio Santopolo Sindaco di Petrizzi.
Durante tutto il giorno, il paese si è trasformato anche in un percorso di sapori e tradizioni, grazie ai punti ristoro dislocati tra le vie e nei caratteristici catoji. A chiudere la giornata in musica, l’energia travolgente della Capofortuna band con il suo tributo a Rino Gaetano.
Il successo di questa prima edizione conferma l’importanza di creare spazi di incontro e progettazione per il futuro dei nostri paesi, all’insegna della partecipazione, della cultura e della cura del territorio.
Rigugghju Fest dà appuntamento alla prossima edizione, per continuare a vivere e immaginare insieme i nostri luoghi!
MANIFESTO DEL “RIGUGGHJU”: ABITARE UN TERRITORIO
“Rigugghju” è letteralmente il bollore, inteso in senso figurato come il fuoco che arde nell’animo di chi desidera fortemente qualcosa. Il concetto esprime, attraverso l’incisività del dialetto, il fermento che caratterizza le azioni di We’re South. Rete nata attorno a pratiche quotidiane situate che recupera e sperimenta modi di relazionarsi a un territorio.
Disposti in fila, i sei paesi di Stilo, Bivongi, Monasterace, Guardavalle, Santa Caterina dello Ionio e Badolato, segnano la direttrice di una cartografia comune che, come l’ago con la stoffa, ripara e ricuce lembi di terra apparentemente separati.
Ci muoviamo su sentieri già tracciati, attraverso le fiumare, conquistando le timpe. Guardiamo alla terra come fonte di vita e alla piazza come luogo della comunità.
Consapevoli di come ogni anno a livello globale si consumino più risorse di quante la Terra possa rigenerare, viviamo i nostri paesi come laboratori di pratiche relazionali che intrecciano esseri umani, animali e piante, oggetti e tecnologie.
A chi ci fa visita esibiamo un paesaggio ricco di sfumature, suoni, odori, sapori, abilità e conoscenze.
Attenzione: u rigugghju è contagioso e perdura nel tempo!
