MIMMO MINUTO L’UOMO CHE NON VOLEVA DISTURBARE
Altri scrivano di lui con sapienza e dotta conoscenza, di come la Calabria abbia avuto...

Altri scrivano di lui con sapienza e dotta conoscenza, di come la Calabria abbia avuto...

Dallo Steinhof, gli uomini postumi di Massimo Cacciari
«Per queste figure, per questi strani fantasmi», la Vienna di inizio Novecento è terra di elezione. Massimo Cacciari racconta quello scarto che si è verificato quando Ludwig Wittegenstein e Friedrich Nietzsche hanno scardinato tutta quell’atmosfera culturale che, Dallo Steinhof (Prospettive viennesi del primo Novecento, Nuova Edizione Riveduta, Adelphi, Milano, 2002), ha fatto uscire «il disperso, il superfluo, colui che è sopravvissuto alla morte dell’esperienza«. «Questi strani fantasmi», questi «uomini postumi», nel «complesso edilizio dell’ospedale per i malati di mente della città di Vienna», erano, prima, stati tenuti sottochiave dal Sistema, dal Giudizio, dal Vetro – «nell’universale trasparenza ogni cosa viene assunta come qui-valente»-, dall’Ordine, dal Dicibile, dall’Io, dal Soggetto, dalla Sostanza, dall’Esprimibile; ovvero: dal matrimonio tra la Parola e la Cosa. Tutto questo rumore di chiavistelli si realizzava, dunque, all’ombra di Karl Kraus. «Quanto questo atteggiamento etico-estetico sia il passato (il necessario passato) della Vienna» di questi uomini postumi e «inattuali», è attestato, proprio, da quello scarto che ha spalancato le porte dello Steinhof. La parola divorzia dalla Cosa, non ci sono più sintesi armoniche e totalizzanti, il giudizio è impossibile; Wittgenstein aggiunge che «ciò che risulta esprimibile è (…) soltanto l’assolutamente contingente-casuale». In filosofia, si registra, così, il passaggio dal «mondo» come totalità delle «cose» al «mondo» come «totalità dei fatti». Insomma: si apre, adesso, una dimensione nuova: nella quale transitano «figure» e «fantasmi». Il Folle, lo sradicato, il Mistico, chi riesce a fare il «vuoto» in sé, l’Allegoria dell’Equivocità, la Voce (e non il Testo), la Composizione, il disperso, il superfluo, il sopravvissuto, l’insignificante, chi vive ai margini, il Particolare, il Dettaglio, l’Angelo e l’Amore, in definitiva. Qualcuno ha sfondato il fondamento; niente sarà più come prima. Al massimo, come diceva Jean-Luc Nancy, ci si può mettere «all’ascolto» … Vienna diventa, nelle parole di Roberto Bazlen (dette per Trieste, ma valide per l’intera atmosfera culturale di quel periodo): «non crogiolo, né sintesi armoniosa, ma crocevia drammatico, incrocio di eventi e di direzioni diverse». All’interno di questo magma, Massimo Cacciari – in un volume denso ma altamente significativo – traccia un percorso parallelo a quello della Passeggiata di Robert Walser. «La necessaria accettazione delle proposizioni del nihilismo apre (…), in lui, all’incanto e allo splendore del caso, a una misteriosa fede nell’apparentemente provvisorio e caduco». Anche oggi è così! E se «il Folle conduce al tramonto», non c’è alcun dubbio che, come cantava Ivano Fossati qualche anno fa, «è tutta musica leggera/ma la dobbiamo imparare».
