Menomale che Giuseppe c’è
È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...

È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...
Sembra d’essere in piazza, gremita all’inverosimile.
Sembra di stare in sezione, brulicante d’umanità, progetti, ostacoli e soluzioni.
Sembra d’entrare in una delle case del popolo, dove lo stare insieme era gioioso.
E invece, a far da ostrica alla piccola perla narrativa è Spazio Open, la bottega di parole, colori, emozioni che Franco Arcidiaco e Antonella Cuzzocrea, giorno dopo giorno, mettono a disposizione di quanti desiderano, nella propria vita, vincere…!
Fra questi v’è Carlo Scalfaro, che a Catanzaro nacque e a Bologna abita.
Per un quarantennio Scalfaro ha dedicato ogni giornata al Partito, prima, e al Sindacato dopo.
“Mi considero un marxiano. E gramscianamente ritengo che è necessario sperare in un mondo nuovo, migliore”, annuncia l’autore.
E si, Carlo Scalfaro è, oggi, scrittore. Nel maggio 2024, con Città del Sole Edizioni, pubblica “Le guance rosse”, un romanzo che Aldo Libri descrive “ricco di passi formidabili!”
Ma, andiamo con ordine!
A sera del 24 d’ottobre, mentre le tenebre prendono il sopravvento nella Reggio bella e gentile, le luci di Spazio Open illuminano pure via Filippini. All’interno, però, ad accendere il fuoco della curiosità è Antonella Cuzzocrea, l’editrice, che, introducendo l’evento, sottolinea la “particolarità della copertina: riproduce il dipinto «Con la rosa tra le labbra» che il campano Ettore Tito dipinse nel 1895. È un quadro ch’è esempio di pura essenzialità: pochi elementi colpiscono l’osservatore. È esempio della ricerca iconografica che caratterizza ogni nostra copertina; inoltre, Bompiani, soltanto tre mesi dopo noi, sceglie per un suo libro, titolato «Come l’arancio amaro», la stessa immagine nostra. E a noi – chiosa la Cuzzocrea – non può che far piacere: una grande e una piccola casa editrice pensano e scelgono la stessa cosa”.
E se l’immagine di copertina è essenziale, anche il romanzo, aggiunge Antonella Cuzzocrea, “è breve. Non è lungo, è in una settantina di pagine che l’autore tira fuori una storia dimenticata”.
Eleonora Scrivo, che insieme ad Aldo Libri affianca l’autore attorno al tavolo di Open, mette subito in evidenza una delle caratteristiche del romanzo: “è una storia sulla donna di Calabria, raccontata, però, in maniera diversa rispetto al solito vittimismo che modella le nostre donne. Carlo Scalfaro mette al centro «guance rosse», l’unico personaggio, femminile, del quale non ci è dato conoscere il nome. Attorno a lei altre donne ruotano: che stanno a servizio, in povertà, sfruttate, picchiate, che sopravvivono agli uomini, prive d’accesso allo studio e ad una indipendenza economica. Donne – sottolinea Eleonora Scrivo – che accettano la realtà cercando di modificarla, non per migliorare il loro stil di vita, per offrire nuove opportunità ai figli”.
Come “Carmela”, aggiunge Aldo Libri, “la mamma di guance rosse. Carmela prende in mano la gestione della casa, senza alcun aiuto da parte degli uomini, vivi o morti. Carmela lotta affinché la figlia possa, almeno lei, studiare. Carmela mette la figlia, con atto rivoluzionario, nelle condizioni di vivere una vita migliore della sua. Ecco perché questo libro accende una speranza: con un mix di volontà personale e di disponibilità degli altri si può arrivare a raccogliere risultati più o meno parziali oppure a centrare importanti risultati. Si può, insomma, fare storia!”
Carlo Scalfaro, dall’eloquio pacato, chiaro, tipico dell’uomo desideroso d’ascoltare e voglioso di lasciarsi capire, chiarisce subito che “guance rosse ha un nome e un cognome. Io, però, non li rivelerò mai. È esistita, esiste, forse esistono pure gli altri personaggi, frutto delle tante storie che ascoltavo in quello stare insieme, coi compagni, dopo riunioni comizi o convegni, qui e là nella nostra Calabria. Ad esempio, a Sellia Marina, ed ero giovanissimo funzionario del Partito, mi trovai innanzi una sterminata filerata di donne, e pure uomini. Venivano al tavolo dove stavo io, indicandomi le ore di lavoro: compilavo un documento e lo porgevo a ciascuno per la firma. Molte, moltissime donne firmavano con la croce. Lì compresi l’essenzialità di un impegno, politico partitico umano, a favore della crescita culturale delle genti tutte, in special modo delle donne, all’epoca mai considerate”.
E se Eleonora Scrivo esalta “il valore dell’accoglienza, centrale e determinante nel riscatto d’ogni creatura, che salva e rilancia i sogni di Carmela – basti pensare alla famiglia che accoglie Carmela: lei accudisce i due anziani, loro le consentono di lottare, oppure alla figura di quel prete, autenticamente cristiano, anche lui accogliente e determinante nel cammino di Carmela”, Carlo Scalfaro offre un ricordo personale e partitico: “nel 1963, a Catanzaro, tenne un comizio Palmiro Togliatti. Poi fu invitato a cena: anch’io mangiai con lui… E poi, allorquando capii che il Partito stava, diciamo, cambiando, ed io restavo desideroso d’avere rapporti diretti, immediati, con tutti e con ciascuno, scelsi il sindacato, che mi consentiva d’essere utile e vicino al popolo”.
L’incontro volge al termine, Scalfaro sussurra parole politiche e pesanti: “la speranza è nello studio. La libertà nasce dalla e nella cultura”.
Spazio Open, pian pianino, si svuota.
In testa tornano parole che nel 1955 Alberto Moravia scolpì ne “Le ambizioni sbagliate”: “gli altri si arrabattano con la furbizia, coi calcoli e con gli inganni, e alla fine, machiavellici come sono, si ritrovano tuttavia con un pugno di mosche. A me invece, che agisco sempre con sincerità e seguendo i miei migliori istinti, che odio l’inganno e il calcolo, a me, l’ingenuo, l’uomo che non sa vivere, tutto va di bene in meglio. Loro cercano di farsi largo a furia di imbrogli, e di malafede e non riescono ad uscire dal loro stato mediocre. Io invece, neppure mi curo di farmi avanti, bado soltanto a procurarmi degli amici, a creare dei legami di affetto, ad essere in buoni e veri rapporti con ogni persona che conosco, e mi ritrovo poi alla fine avvantaggiato, e quegli amici, quei legami d’affetto, quei rapporti, si rivelano come i migliori strumenti della mia fortuna. Tanto è vero che la migliore furbizia è non essere furbi”.
Ecco Carlo Scalfaro, il comunista gentiluomo che nella Donna, vide e vede sempre e soltanto l’altra metà del sorriso di Dio sul mondo.
