Menomale che Giuseppe c’è
È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...

È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...

«È un posto carico di suggestioni per chi fa questo mestiere. Un luogo mitico per ogni attore e regista. Quando sei lì immagini quando sul palcoscenico c’era Strehler, e tutto assume un valore diverso, un significato profondo».
Così Peppino Mazzotta dopo le repliche di “Radio Argo Suite” al Piccolo Teatro di Milano, dove è andato in scena dall’8 al 12 aprile. Cinque repliche in un luogo iconico, in un’istituzione artistico-culturale nata con una visione precisa: fare del teatro un servizio pubblico di cui tutti possano beneficiare.
È stato il Teatro Studio Melato ad ospitare le rappresentazioni di “Radio Argo Suite”: «Uno spazio particolare dal punto di vista della prossemica – aggiunge Mazzotta, che della pièce è interprete e regista – dove c’è un rapporto pubblico-scena singolare, abbastanza giusto per Radio Argo, tanto da convincermi a modificare qualcosa per avvicinarmi di più alle persone».
Un allestimento che raccoglie sempre grandi consensi di pubblico e critica ovunque venga rappresentato. Una rivisitazione virtuosa di uno spettacolo già vincitore del Premio della Critica nel 2011 e del premio Annibale Ruccello nel 2012, arricchita dalle musiche originali di Massimo Cordovani, eseguite dal vivo con Mario Di Bonito, e dalla post produzione live dei suoni curata da Rosario Acunto, che ha valso a Peppino Mazzotta il premio Le Maschere del Teatro Italiano 2024 per la categoria Miglior interprete di monologo.
Un valore aggiunto la presenza in scena dei musicisti: «Questa nuova versione di Radio Argo – continua il popolare attore cosentino – è fondata sull’idea che la musica sia parte integrale del racconto. È stata scritta da Massimo in un dialogo continuo con il testo, in scena, come si fa tra attori quando si prova. Non è una musica di commento ma porta avanti il racconto tanto quanto la parte drammaturgica. Cordovani e Di Bonito non sono solo due musicisti, ma due presenze che si aggiungono alla mia e contribuiscono fisicamente alla narrazione».
Il testo, scritto da Igor Esposito, è una coraggiosa riscrittura dell’Orestea nella quale Mazzotta dà corpo e voce ai personaggi della celebre tragedia ripercorrendo le vicende precedenti e successive alla guerra più conosciuta e celebrata della storia dell’umanità: la guerra mossa dagli Achei contro la città di Troia.
La prima testimonianza è quella di Ifigenia, l’ultima quella di Oreste. In mezzo si rincorrono quelle di Egisto, Clitennestra, Agamennone e Cassandra. Sei fantasmi che tornano in vita, che tornano in voce, per spiegarci l’arcano passato da cui veniamo e il tragico presente in cui navighiamo.
«Sono stati giorni molto intensi – spiega Mazzotta – perché il pubblico, come succede sempre con Radio Argo, ha reazioni molto forti. In molti hanno notato come le parole della pièce risultino forti, nonostante lo spettacolo sia stato scritto 15 anni fa. È una cosa che sento anch’io quando le dico, quasi mi imbarazzano, proprio perché hanno un riscontro immediato con la realtà. Ci sono alcune frasi del testo che inaspettatamente sono del tutto identiche a quelle che usano i potenti di oggi. C’è una coincidenza a livello verbale, oltre che di contenuto, che fa riflettere».
E aggiunge: «Quello che sta accadendo oggi nel mondo mi avvilisce, influenza il mio umore. Mi porta ad interrogarmi sulla validità del fare teatro quando siamo in balia della follia umana. Dico sempre che 3.000 anni di storia, di letteratura, di filosofia, di arte, di progressi scientifici, non ci sono serviti per imparare a risolvere le cose in modo diverso dall’uso della violenza. Poi però, in altri momenti in cui sono più ottimista, mi dico che l’arte aiuta a prendere coscienza, a riflettere sulle condizioni dell’essere umano, e forse può dare un po’ di conforto attraverso una piccola catarsi».
“Radio Argo Suite” è uno dei cavalli di battaglia della compagnia Teatro Rossosimona guidata da Lindo Nudo.
«Ci conosciamo da sempre, dice Mazzotta. Questo lavoro è iniziato in maniera anarchica, non canonica. La presenza di Lindo era costante e fondamentale. Il nostro è un legame più profondo e articolato che sfugge ai parametri con cui si valuta il rapporto tra artista e produzione. È qualcosa di più complesso, ed anche più ricco dal punto di vista emotivo e umano».
La presenza di Radio Argo Suite nella stagione del Piccolo Teatro di Milano rappresenta un traguardo importante anche per il fondatore e direttore artistico di Rossosimona, che proprio a Milano mosse i primi passi nel mondo del teatro. «Milano per me – dice Lindo Nudo – è stata fatica e scoperta. Solitudine e amicizia. È stata la città in cui ho cominciato a capire che il teatro non era soltanto una passione confusa, un’intuizione, un richiamo indefinibile: era una scelta di vita. Inconsapevole, folle, irrevocabile». In quelle cinque serate c’era tanto altro: «Una piccola compagnia calabrese, da me costituita e diretta, in cartellone in uno dei teatri più prestigiosi d’Italia. C’è malinconia per il tempo passato, si, ma anche energia ritrovata. E soprattutto orgoglio».
