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TERREMOTO DEL 1908: “MAMMA HO VISTO COSE ORRIBILI”, LA LETTERA DI UN UFFICIALE RUSSO ALLA MADRE

Il Consolato della Bielorussia di Calabria e Sicilia, in questi giorni ha pubblicato un commovente post sul social network Facebook, che riporta la drammatica lettera che, un ufficiale russo inviò alla madre in patria, per raccontarle quello che aveva visto e vissuto subito dopo il terremoto del 1908 che rase al suolo le città di Messina e Reggio Calabria. A corredo una serie di immagini che descrivono, più delle parole, il dramma di quei giorni.

Roma seppe solo giorni dopo della tragedia, l’assenza di notizie mise in allerta il Ministro della marina che nel primo pomeriggio, del giorno dopo, diede ordine ad alcune navi, di base a Napoli di recarsi a Messina. Alle 17:45 a circa 12 ore dal sisma a Roma giunse un telegramma spedito dal comandante del torpediniera Spica da Marina di Nicotera, prima città costiera calabrese a non essere stata colpita dal sisma, il telegramma recitava: “Buona parte della città di Messina è distrutta. Vi sono molti morti e parecchie centinaia di case crollate. È spaventevole dover provvedere allo sgombero delle macerie poiché i mezzi locali sono insufficienti. Urgono soccorsi vettovaglie assistenza ai feriti ogni aiuto è inadeguato alla gravità del disastro”. Da Catania arrivarono piroscafi che prelevano feriti, altri venivano smistati nel porto di Milazzo. Il 28 dicembre si riunì il Consiglio dei Ministri guidato da Giovanni Giolitti. Il governo impartisce le prime direttive. Il ministro della regia marina di cambiare rotta e dirigersi verso la zona disastrata. Anche il re Vittorio Emanuele III e la regina Elena partirono da Roma il 29 dicembre e raggiunsero la Sicilia nelle giornate successive per rendersi conto di ciò che era successo.

I primi ad intervenire furono i russi che si trovano più vicini. Giunti al porto si trovarono una folla di superstiti, i russi dovettero intervenire nell’entroterra messinese, non solo, fecero fronte anche al vile fenomeno dello sciacallaggio, trasformandosi in vigilanti. Quello che videro, viene raccontato da uno di questi ufficiali nella lettera inviata alla madre, la lettera inizia così:  “Cara mamma siamo stati testimoni di cose orribili, mio dio che feriti ci portavano, senza braccia senza gambe, con teste insanguinate ossa rotte, sotto mucchi di rovine c’erano cadaveri, bisognava cercare quelli che avevano avuto la fortuna di non essere uccisi e tirarli fuori. Il terrore è dipinto sui loro visi, occhi stralunati, capelli in disordine invece di vestiti: cenci, coperte, lenzuola. Era una sfilata interminabile di persone, ora silenziose, ora che si gettavano su di noi gridando e con le lacrime agli occhi”.

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