Fatica senza fatica: il 14 e il 15 marzo tutti al Vittoriale degli Italiani!
Sabato 14 dalle ore 16.00 e domenica 15 marzo dalle ore 11.00, il Vittoriale degli...

Sabato 14 dalle ore 16.00 e domenica 15 marzo dalle ore 11.00, il Vittoriale degli...
Il cosiddetto centro-destra ha presentato, a Palazzo San Giorgio, una mozione di sfiducia. E la fiducia? La fiducia sembra, in questo momento, soffrire di disturbo bipolare: da una parte Giuseppe Falcomatà ha fiducia (fede, confidenza, speranza, aspettativa, affidamento, assegnamento, sicurezza, certezza, garanzia) nei sei nuovi assessori da lui nominati (eh, e che siamo al «Grande Fratello»?) mentre dall’altra il Pd (partito che, fino a prova contraria, resta al momento attuale quello dello stesso Falcomatà) «si riserva» se offrire o no la sua fiducia/sfiducia al nuovo organo amministrativo.
In sostanza: 6+3=9; rimangono «liberi» 3 posti in giunta, a fronte del tecnicismo (dei 6 tecnici senza «panchina»; o meglio usciti – o forse fuoriusciti – dalla «panchina») che ha prodotto l’azzeramento della giunta precedente (peraltro: «monco», visti i tre posti ancora disponibili; e che cos’è un azzeramento monco? E’ una «presa di posizione», una manifestazione di interesse; un dire «ci sono anch’io» e «sono tornato dopo i due anni della Lege Severino»; una «richiesta di responsabilità»). Ma un «azzeramento monco» non è un «rimpasto» (e nemmeno un «ma facisti ‘a pignolata»: un «rimpastino»…); è un «venire incontro» ma anche un «rimanere dentro»: affermare la propria personalità e, nello stesso tempo, ricordarsi che si è, comunque, espressione di un partito (di una politica, se mai questa «cosa» esiste ancora; di una biopolitica, di una «governance» dicono quelli che parlano bene ma non hanno letto Micheal Foucault che parlava invece di «governamentalità»).
Filosoficamente il «piano» su cui ci muoviamo è davvero semplice: ci sono io e ci sono anche gli altri, affermo me stesso ma non dimentico che io stesso sono dentro qualcosa di «collettivo». E la fiducia? Gli altri partiti che, oltre al Pd, compongono la maggioranza sono: Italia Viva, Dp, Partito Socialista e la «lista» chiamata «A testa alta». Un bel «rebus». Gli altri 3 posti «vacanti» possono fare «restituire» la «fiducia» e alle altre formazioni che compongono la maggioranza che guida il Comune di Reggio Calabria? In più. Un uomo solo non «al comando» ma che interloquisce col suo stesso partito (come detto: nei termini di «ci sono io» ma «ci siete anche voi») attraverso la fiducia/sfiducia come si pone, in definitiva, e contestualmente dal punto di vista politico più generale? Molti articoli usciti in questi giorni parlano di una «simpatia» (testimoniata anche dal posto di vice-sindaco «lasciato» a Paolo Brunetti di «Italia Viva») nei riguardi del partito (ma è, «davvero», un partito? Ragionevolmente: lo si può definire tale?) di Matteo Renzi. Fantapolitica? Fantascienza? Un sindaco renziano del Pd dentro il Pd di Elly Schlein? Il punto non è questo! Tutte queste analisi sono capziose e, certamente, fuori «quadra» – come dicono i politici di oggi quando stanno cercando un «assetto definitivo» a quella che, alla fine, è solo una loro, a voler essere buoni, «idea» – o meglio: a una loro «presumibile» mania di grandezza …).
No. Il «rebus», adesso: è chiaro! Il nostro sindaco ha o non ha la «fiducia» del suo partito? Le forze di maggioranza hanno o non hanno la «fiducia» in questa giunta? Saverio Pazzano, chiamato in causa con la sua «Strada» più volte all’interno di questo «queer» (come le nuove coppie «strane») scenario – ha fiducia o non ha fiducia vero la maggioranza, il nostro sindaco, i partiti del centro-sinistra? Ricapitoliamo per concludere. Un uomo «nomina» parte di una giunta. I partiti politici, che compongono la maggioranza che «sostiene» questo uomo si sentono ora estromessi ora risentiti. Alcuni posti (3) rimangono appannaggio di questi partiti politici. Sembra la riedizione della vecchia politica democristiana che, per fortuna, ci siamo lasciati alle spalle. Ma sembra anche un’altra cosa. Come avrebbe detto Lenin: capovolgiamo la frittata. Il Pd ha il «diritto» di ingerire nelle «scelte» di un suo sindaco? E se «sì» fino a che punto? Quanto può essere «libero» un uomo?
