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UNA RIVOLUZIONE SOCIALE: INTERVISTA ESCLUSIVA A ROSARIO PREVITERA

Non si perde in chiacchere, né ricorre a diplomatici giri di parole: Rosario Previtera, la cui vita diviene, giorno dopo giorno, buona e necessaria battaglia per la difesa e il rilancio del Bergamotto, è chiaro, documentato, diretto, a volte deluso, sempre speranzoso.

CalabriaPost gli ha chiesto la disponibilità a rispondere a cinque domande: non s’è sottratto, anzi, fra i mille suoi impegni, ha trovato tempo ed entusiasmo per… mettersi coraggiosamente a nudo.

Giulio Andreotti, citando Papa Pio XI, riteneva che a pensar male del prossimo si fa peccato ma si indovina: quali pensieri albergano nell’intimo di un Uomo, Rosario Previtera, che ogni più fresca quotidiana energia sta dedicando al Bergamotto reggino, dal giorno in cui s’è ritrovato tra le mani quelle… opposizioni di natura, come dire, nostrana?

Le opposizioni alla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale del Disciplinare dell’IGP Bergamotto di Reggio Calabria, che avrebbe sancito la chiusura dell’iter prima dell’approvazione a Bruxelles, sono consentite per legge; ce le aspettavamo e, sinceramente, avevamo già pronte le risposte. Dopo più di quattro anni immaginavamo già quali potessero essere le tematiche, sempre uguali e senza fondamento, proposte al Ministero solo per bloccare nuovamente il percorso dell’IGP. L’obiettivo della “controparte della DOP” è quello di rinviare più possibile il successo del progetto IGP. Un progetto che è diventato nel tempo qualcosa di più: un’idea di sviluppo, un percorso collettivo, una rivoluzione sociale. Non importa che poi da costoro vengano diffuse menzogne come quella trita e ritrita che con l’IGP può entrare prodotto da altre zone (cosa che avviene invece regolarmente per i bergamotti destinati all’essenza destinata ai profumi e alla cosmesi) e false interpretazioni della documentazione e del Disciplinare: non è questa la sede ed è tutto riportato sulla nostra pagina Facebook “Bergamotto di Reggio Calabria IGP” in decine di articoli, post ed interviste; non solo, ma davanti all’invito ad un confronto pubblico e televisivo essi diventano irreperibili. È invece fondamentale concludere l’iter dell’IGP iniziato nel 2021 da centinaia di agricoltori a fronte di 21 soggetti iscritti al Consorzio di tutela della DOP olio essenziale del Bergamotto di Reggio Calabria (illegittimamente denominato “Consorzio di tutela del Bergamotto di Reggio Calabria”), ovvero la controparte che continua a bloccare l’iter insieme a Coldiretti e a Confagricoltura reggine. Allo stesso modo sapevamo che la controparte avrebbe presentato vari ricorsi al TAR Lazio, l’ultimo è del 15 dicembre scorso e, probabilmente, lo farà ancora nel tentativo di procrastinare inutilmente quanto ormai è concluso e quasi approvato. L’obiettivo è duplice: far perdere tempo e rinviare l’IGP, così da mantenere sempre basso il prezzo del prodotto e contemporaneamente provare a salvare la faccia fino all’ultimo. È quella che viene definita “la sindrome del pennacchio”, difficile da guarire… Soprattutto dopo decenni di “poltronismo” stratificato e affarismo consolidato. Il “caso bergamotto” è un esempio che è diventato emblematico, ma ne esistono altri e ne esisteranno sempre. In più l’atteggiamento “nostrano” del non fare nulla e svegliarsi solo quando qualcun altro agisce, per provare a bloccarlo, è tipico calabrese ma soprattutto reggino. E immaginiamo cosa accade quando in ballo ci sono interessi intrecciati non a tutti noti.

È una battaglia, di certo, economica, sociale, ambientale: è, però, pure culturale, politica, identitaria. Quanto inciderà, sulla piccola imprenditoria e su tutto il territorio reggino quel riconoscimento? L’IGP, intendo…

È vero. Mi sono reso conto, nel tempo, che è diventata una battaglia sociale e culturale: riuscire a liberare gli agricoltori e in questo caso i bergamotticoltori dal giogo pluridecennale dell’industria dell’essenza e dai ricatti periodici dei soliti noti che insieme stabiliscono “il prezzo” come se ci fosse una borsa merci, avrà un valore inestimabile. L’IGP attribuito al frutto fresco consentirà di aprirsi al mercato italiano ed europeo, come tanti altri agrumi e ortofrutta, con il marchio di qualità. Abbiamo perso anni e grandi opportunità ma sono certo che il comparto recupererà presto, quando i suoi veri protagonisti realmente saranno liberi di scegliere se cedere il frutto all’industria dell’olio essenziale o al vasto mercato del prodotto fresco (che già oggi ha un valore al Kg del doppio in Italia e del triplo all’estero) e dei trasformati in ambito food. Assaporare e prevedere la “libertà” di vendita con l’IGP, visto che la DOP di fatto non è mai esistita, in questi anni di “querelle” e con la nostra animazione territoriale, ha stimolato decine di imprenditori a realizzare numerosi prodotti “al bergamotto di Reggio Calabria” come mai non si era visto prima, tenendo conto che anche le richieste dei consumatori sono aumentate. Questo significa che occorre, e sarebbe servita da molto tempo, una grande attività di marketing da parte di chi aveva il dovere di realizzarla da un ventennio ma non ha mai concretizzato, se non in termini di sagre, convegni ed eventi locali o in occasioni di fiere. L’obiettivo invece dovrà essere, grazie all’IGP, quello di vendere prodotto e territorio insieme e fuori dai confini regionali e nazionali. Parlarsi delle stesse cose e autocelebrarsi localmente serve sempre, ma è insufficiente rispetto al vero obiettivo commerciale e di valorizzazione globale. E il nuovo regolamento comunitario prevede proprio questo come mission dei nuovi Consorzi di tutela dei prodotti IG (IGP, DOP, STG) e nell’ambito della IG Economy come abbiamo dimostrato durante l’importante convegno del 30 ottobre scorso all’Università di Reggio Calabria. Un convegno che voleva anche essere uno strumento di pacificazione, di accoglienza, di inclusività nei confronti di coloro che non avremmo mai più voluto definire “i nemici del territorio”. Ma così purtroppo non è stato.

Se potesse tornare indietro, rifarebbe tutto? Ri-abbraccerebbe la battaglia?

A volte me lo chiedo. Quasi cinque anni di attività continua sono un periodo lungo oltre che faticoso. E mi tornano in mente le parole di coloro che all’inizio di questa avventura mi preannunciavano grossi problemi; ci accingevamo a percorrere un campo minato, un settore diciamo “delicato”, con tanti interessi sovrapposti da non “sconzàre”, dei quali ingenuamente non avevo idea; molti di questi interessi si sono rivelati gradualmente e sono stati resi pubblici ma altri ancora non li conosciamo in pieno, tant’è che appaiono e li percepiamo come nebbia all’orizzonte che poi sparisce. Credo però che sia stato fatto tanto rumore e si sia scritto e detto tantissimo: chi di competenza prima o poi dovrà attivarsi seriamente nelle sedi opportune e non si potrà girare sempre dall’altro lato. Si tratta pur sempre di una questione e di una battaglia di libertà e di un potenziale sviluppo che qualcuno non vuole: e non è il classico luogo comune purtroppo. Se non sei indipendente dovrai sempre rivolgerti a qualcun altro e quindi non sarai mai libero di scegliere. Non mi piace, anche se è efficace, il termine giornalistico “guerra del bergamotto” tra i sostenitori della DOP olio essenziale da estendere al frutto (cosa ad oggi impossibile evidentemente) e i sostenitori dell’IGP per il frutto Bergamotto di Reggio Calabria. E non concordo con chi dice ancora che si tratta di una “guerra tra poveri”. Assolutamente no. Se si tratta di guerra, lo è tra i ricchi di sempre e i poveri da generazioni, ovvero i bergamotticoltori! Quando chi si è opposto e continua ad opporsi all’IGP ci porta ai limiti della cosiddetta “stanchezza burocratica”, che sottrae tempo, risorse, energie, inconsciamente subentra a volte il desiderio recondito di mollare, ma per fortuna capita sempre che qualcuno ti regali la forza per continuare. È sufficiente l’inattesa telefonata di un collega, di un giornalista, di un agricoltore, per lo più sconosciuto e magari anziano che ha vissuto il monopolio decennale, che ti ringrazia per ciò che stai facendo o addirittura ti “benedice” come si faceva un tempo e ti augura “tanta salute” invitandoti a non arrenderti. Davanti a questi piccoli, simbolici ma potentissimi segni, capisci che stai percorrendo la via giusta. La responsabilità aumenta grandemente insieme alla forza per continuare, insieme a tutti coloro che sin dall’inizio supportano il percorso dell’IGP e portano avanti il progetto: produttori, tecnici, presidenti di associazioni, intellettuali e studiosi, sindaci, cittadini.

A quanti scelgono d’andar via, da questa Terra, poiché, a sentir loro, non ha presente e ancor meno futuro, cosa vorrebbe dire? In fondo, sta affrontando una lotta a… titolo gratuito: non otterrà alcun ritorno, soltanto la gioia di veder crescere la sua Terra…

Non è la prima volta che mi dedico a “missioni impossibili” per lo sviluppo del territorio, della cooperazione, delle aree rurali, delle aree interne e montane. Non posso dimenticare il successo impensato della prima cooperativa, ancora esistente, dei 100 piccoli viticoltori “eroici” della Costa Viola reggina di venti anni orsono, le altre cooperative sui territori, i primi PIF (Piani Integrati di Filiera) olivicoli e agrumicoli con Agenda 2000, i primi PIAR con le Comunità Montane dell’epoca, la scrittura e la riscrittura di interi bandi per ottenere maggiori risorse dall’UE, le sperimentazioni in agricoltura, le prime De.c.o. reali e concrete dei primi anni 2000, i brand della provincia reggina e la partecipazione coordinata delle aziende alle prime fiere e così via. Oggi spesso chiamiamo i risultati concreti di queste attività, relativamente ad imprese specifiche o nuove, con termini altisonanti come start-up, spin-off aziendali e simili. Un tempo, quando il web era agli esordi e i social iniziavano lentamente a svilupparsi, si trattava di vera animazione territoriale in campo, connessa alla voglia e alla tenacia di quei pochi sindaci, presidenti, assessori provinciali e regionali all’avanguardia. Oggi invece ci piace maggiormente giocare e dissertare con i termini sempre più diffusi di “tornanza” o di “restanza”. La Calabria, invece, soffre di altre patologie: i risultati negativi, come il PNRR in forte ritardo, dovuti al concetto di “appartenenza”, la mancanza quasi assoluta di “meritocrazia”, la “mancanza di coraggio” nel rompere gli indugi, gli schemi e le appartenenze e scegliere di andare avanti e cambiare rotta con lealtà e onestà intellettuale. Forse ciò è dovuto a quella stratificazione sub-culturale vissuta in secoli di colonizzazioni. Ma oggi è un pretesto antropologico che non tiene più. Ed è facilissimo constatarlo a tutti i livelli, dal più basso al più alto. Il “caso bergamotto” è uno degli esempi plastici: è il risultato del mix di questi limiti che danneggiano il territorio e le future generazioni. Credo siano limiti irrisolvibili perché permeano l’intera società e soprattutto influenzano le intenzioni di coloro che hanno il potere decisionale, tranne casi rari e pertanto ben visibili. Ecco un motivo in più per continuare nella nostra proverbiale testardaggine e proseguire a operare per il bene della propria terra nonostante le difficoltà. Alle nostre solitarie latitudini immagino ogni attività come una corsa a ostacoli e in salita. Ecco perché i migliori giovani calabresi si realizzano altrove: già allenati alle difficoltà “nostrane”, quando emigrano si trovano davanti praterie libere e pianeggianti e in poco tempo diventano leader in tutti i settori. Chi ritorna è perché crede con fiducia ed entusiasmo di poter contribuire a far crescere la propria terra. Rimarrà a lungo in Calabria? La risposta è scontata.

Un’ultima curiosità: s’è mai sentito solo in questi anni a capo del Comitato? Non mi riferisco ai suoi più stretti collaboratori o alle tante realtà che vivono per il Bergamotto. Parlo di Istituzioni, Associazioni, cittadini che promuovono magari convegni e incontri ma che, poi, all’atto pratico, non intervengono per non dar fastidio a qualcun altro…

Non mi sono mai sentito solo: con il coordinamento del “Comitato promotore per l’IGP Bergamotto di Reggio Calabria”, cresciuto negli anni dal punto di vista delle imprese e delle cooperative, con aggregazione di associazioni datoriali, associazioni culturali, cittadini, intellettuali e studiosi, tecnici, qualche Comune. Certo molte realtà si sono “astenute”, o non hanno dichiarato la propria adesione al percorso dell’IGP: non tanto per non dare fastidio ma per evitare il rischio di esporsi e magari apparire disallineati nei confronti di coloro che “sono contro” ovvero per motivi di “appartenenza” a partiti, a gruppi di interesse, a correnti politiche che hanno scelto la controparte o semplicemente hanno deciso, senza studiare o per “andare contro”, che “la DOP è migliore”. Oggi i laureati in Google e gli specializzati in Facebook sono davvero la maggioranza. Mi dispiace invece per quei soggetti che periodicamente spuntano dal nulla, si trincerano dietro associazioni o dietro la loro passata (o passatissima) nomea pubblica di vario genere,  per appoggiare sulla stampa la “controparte della DOP” in merito ad argomentazioni di cui non hanno idea e per le quali vengono indottrinati ed utilizzati come semplici megafoni, senza spirito critico, atti a diffondere  menzogne tecniche in merito al Disciplinare IGP, alle opposizioni, alla documentazione, ecc.  Non li giudico per la loro ignoranza da “copia e incolla” che si dichiara palesemente, ma capisco che nella nostra terra funziona così. Ma verranno anch’essi accolti con gioia, insieme agli attuali “oppositori”, anche quando chiederanno di salire sul cosiddetto “carro del vincitore”, come già sta avvenendo gradualmente. È giusto che sia così se vogliamo mettere in pratica ciò che si predica e contribuire anche minimamente a spezzare le catene dell’ignavia, dell’indifferenza, dell’interesse personale. Perché? Perché il raggiungimento dell’obiettivo “IGP Bergamotto di Reggio Calabria”, anche se arriverà in ritardo, dovrà essere patrimonio condiviso e disponibile di tutta la collettività, volàno di sviluppo, esempio positivo da imitare e migliorare.

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