di Nadir Masuero
Nella collezione della Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea (GnamC) viene acquisito Waterbones (the social diagram) di Loris Cecchini (Milano, 1969), un’installazione modulare costruita da una serie di cluster di acciaio inossidabile specchiato. La realizzazione nasce dalla collaborazione fra la direttrice Renata Cristina Mazzantini, l’artista Loris Cecchini, e l’Ente del terzo settore Amici di Edoardo, i quali hanno coinvolto il consorzio civile al Centro Sociale Barrio’s di Milano, per partecipare allo sviluppo creativo del progetto. Con il sostegno de “Il Museo Rigenera” e la promozione della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministro della Cultura, l’opera compiuta, ad oggi, viene musealizzata e collocata permanentemente alla GnamC.
Il processo creativo dell’opera, esposta prima al Barrio’s dal 30 ottobre al primo dicembre di quest’anno, ha coinvolto gli abitanti del quartiere in attività partecipative rivolte alla valorizzazione del patrimonio dei beni culturali e alla sensibilizzazione in merito alla produzione dell’arte contemporanea. Scuole elementari e secondarie, centri anziani e gruppi di volontari in questo arco temporale hanno quindi potuto partecipare alla realizzazione del progetto, alla fusione progressiva dei pezzi per formare l’installazione, e ad attività educative simili a laboratori in cui l’artista accoglie le impressioni sull’arte delle nuove generazioni. Immancabile la documentazione fotografica di tutto il processo di creazione, ad accompagnare l’opera nelle sue collocazioni espositive.
La realizzazione, come il risultato scenico di Waterbones (ossa d’acqua), spinge l’osservatore e il partecipante a riflettere sul ruolo dell’individuo all’interno di una società coesa. I cluster, installati per riflettere sugli spazi e sulle forme infinite che l’arte possa occupare nello scenario pubblico, divengono rapidamente metafora del cittadino che mantiene la propria unicità insieme alla connessione con il consorzio sociale a cui appartiene. Secondo GnamC, «L’opera diventa così metafora di una comunità che riconosce e valorizza l’individuo nella sua unicità, ma lo mantiene connesso alla rete sociale di cui fa parte». Il risultato complessivo, che ricorda le forme geometriche di una struttura molecolare, permette quindi di riflettere insieme sul valore del singolo pezzo e sulla funzione che questo adempie per il complesso compiuto, quindi, sulle infinite combinazioni spaziali che l’installazione rappresenta a seconda della posizione dello spettatore.
L’acquisizione del pezzo da parte della Galleria Nazionale consolida la tendenza dell’Ente ad apprezzare un’arte contemporanea che possa mantenere un linguaggio visuale trasparente, immediato e dall’impegno civile dinamico. Oltre a lanciare un messaggio chiaro, la serie di Waterbones (come il pezzo ufficialmente musealizzato) coinvolge direttamente chi la osserva, trascinando il visitatore verso interrogativi motivazionali e quasi didattici.
Lo spazio pubblico come officina della memoria culturale, insieme alla solida restituzione di un’immagine di convergenza istituzionale fra cittadino e comunità, forma quindi il fortunato binomio che ha portato Loris Cecchini verso un traguardo ambito dallo scenario di produzione dell’arte nazionale e internazionale. Nel frattempo, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma comprova la propria intenzione: aggiungere alla collezione i migliori rappresentativi contemporanei dell’Arte.