IL CONTEST LETTERARIO “Il MaR fra mezzo” PROCLAMA I VINCITORI
Agata De Luca e Daniela Scuncia Sono pubblici gli esiti del Contest per racconti brevi...

Agata De Luca e Daniela Scuncia Sono pubblici gli esiti del Contest per racconti brevi...

di Nadir Masuero
Il prestigio internazionale del fotogiornalismo torna a manifestarsi attraverso i vincitori del World Press Photo 2026, con un’esposizione che presenta la 69ª edizione del concorso più rilevante del settore. Gli scatti, già visibili online, saranno esposti negli spazi del Palazzo delle esposizioni di Roma fino al 29 giugno. Questa rassegna non è soltanto una galleria d’arte, ma un crudo specchio del nostro tempo, dove oltre 57.000 immagini provenienti da 141 Paesi sono state vagliate per restituire una sintesi visiva delle emergenze globali. Al centro della mostra emergono temi universali come la resilienza umana di fronte alle crisi umanitarie, il grido silenzioso del pianeta colpito dal cambiamento climatico e le lotte civili per i diritti fondamentali, offrendo al pubblico una bussola visiva per orientarsi nella complessità di un presente spesso frammentato.
La Foto dell’Anno, qui riportata in copertina, è realizzata dalla fotografa statunitense Carol Guzy e intitolata “Separati dall’ICE”, e incarna perfettamente il tema della separazione e del conflitto sistemico che caratterizza l’attuale gestione dei flussi migratori. Lo scatto documenta il momento drammatico in cui un uomo viene diviso dalla sua famiglia durante un’udienza federale a New York, trasformando un atto burocratico in una tragedia intima e universale. Questa immagine, insieme ai reportage di Saber Nuraldin sulla carestia nella Striscia di Gaza, evidenzia la funzione cruciale del fotogiornalismo come testimone oculare di eventi che troppo spesso vengono ridotti a fredde statistiche, restituendo invece un volto e un’anima alle vittime dei grandi stravolgimenti geopolitici.
Un ruolo di primo piano nell’edizione di quest’anno è occupato dall’eccellenza italiana di Chantal Pinzi, premiata per il suo progetto “Farīsāt: Gunpowder’s Daughters”. Attraverso un’estetica potente e simbolica, la fotografa esplora la partecipazione femminile nella Tbourida marocchina, un’arte equestre tradizionalmente riservata agli uomini che rievoca storiche cariche militari. Il lavoro della Pinzi rappresenta un tassello fondamentale del percorso espositivo, poiché illustra come la fotografia possa documentare non solo il trauma, ma anche i processi lenti e costanti di emancipazione culturale. Il suo racconto visivo sfida i pregiudizi di genere e celebra la forza delle donne che, in diversi contesti geografici, stanno riscrivendo le tradizioni e conquistando nuovi spazi di rappresentanza.
Visitare l’esposizione del World Press Photo 2026, o solamente assaporarne le immagini significa esporsi a una narrazione filtrata dalla sola realtà della macchina fotografica. Uno spettatore critico qui può rivolgere lo sguardo attivamente, verso il valore della libertà di stampa in un’epoca in cui appare sempre più veicolata dalle tendenze e strumentalizzata dalle richieste di mercato.
Kira Pollack, presidente della giuria internazionale del concorso, sottolinea in esplicito:
“Questo è un momento cruciale: per la democrazia, per la verità, per la questione di cosa noi, come società, siamo disposti a vedere e denunciare e cosa siamo disposti a ignorare. I fotografi qui premiati hanno fatto la loro parte. Hanno documentato la realtà. Ora tocca a noi guardare.”
