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Dal riciclo dei materiali all’ospitalità per le api

L’originale intuizione del Gruppo Seipa mira alla sostenibilità concreta attraverso un progetto che unisce produzione, ricerca e tutela ambientale.

In questi giorni, il 17 di settembre a voler essere pignoli, ricorre il novantacinquesimo anniversario della morte di Vincenzo Asprea.

Nato a Gallina, collinare e panoramico paesino a un tiro di schioppo dal centro storico di Reggio Calabria, il 5 febbraio 1874, Asprea, dopo essersi laureato in giurisprudenza decise d’appendere letteralmente al chiodo la pergamena, dedicandosi interamente all’agricoltura e in particolare all’apicultura, sulla quale scrisse diversi libri, attestandosi come il più insigne membro a livello nazionale in questa branca.

E proprio in questi giorni il Gruppo Seipa, azienda con 57 anni di esperienza nell’ambito della gestione dei rifiuti inerti, lancia un progetto che va oltre la consueta responsabilità aziendale: ospitare famiglie di api nei propri impianti produttivi, dotati di aree verdi, come segnale concreto a favore della biodiversità.

Seipa – una realtà fortemente radicata sul territorio dove è cresciuta e si è sviluppata e, per questo, sempre attenta a rispettarne l’integrità ambientale, con la ferma volontà di mantenere trasparente il proprio operato e contribuire alla crescita economica e sociale della collettività – punta sulla sostenibilità concreta, attraverso un progetto che, unendo produzione e ricerca e tutela ambientale, contempla 31 arnie, posizionate in due siti produttivi dell’azienda, in aree verdi protette, tranquille e curate da apicoltori specializzati. Le arnie sono distribuite in tre gruppi: due gruppi in un sito, uno nell’altro, entrambi collegati ad attività di discarica di rifiuti inerti.

E, aspetto da non sottovalutare, il Gruppo Seipa adotta questo gesto in continuità con altri suoi impegni: recupero materiali inerti, depurazione acque, uso di calcestruzzi innovativi, tutela del territorio.

E per ben comprendere l’essenzialità del progetto lanciato da Seipa è sufficiente scorrere i… numeri: oltre 40% delle specie di invertebrati pronubi (tra cui api e farfalle) rischiano l’estinzione (dati ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale); una specie di ape su 10 in Europa è attualmente minacciata, mentre il settore dell’impollinazione contribuisce in misura decisiva al mantenimento non solo della flora spontanea, ma anche della produzione agricola (dati UE e Bee Life ong); il declino delle api colpisce inevitabilmente anche tutta l’agricoltura: api selvatiche, api mellifere e bombi sono responsabili dell’impollinazione di oltre l’80% di piante e colture selvatiche in tutta Europa, un contributo all’industria agricola quantificabile in circa 22 miliardi di euro (Rapporto FAO – Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura); in Italia ci sono oltre 1,6 milioni di alveari e più di 22 mila aziende agricole produttrici di miele, numeri che testimoniano la rilevanza del settore apistico per l’economia rurale nel nostro Paese (Rapporto CREA – Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità).

E se questi sono i numeri di una crisi che non va assolutamente sottovalutata, il Gruppo Seipa sottolinea che “le api sono sentinelle ambientali, accoglierle nei nostri siti significa promuovere un modello d’industria consapevole e armonico”.

Ecco perché, chiosano gli specialisti del Gruppo Seipa, “vogliamo che le nostre api diventino ambasciatrici del cambiamento, capaci di ispirare nuovi modi di fare impresa in equilibrio con l’ambiente. Questo è solo uno dei tanti passi che continueremo a compiere verso un futuro più verde”.

E mentre qui, in riva allo Stretto, nella Reggio bella e gentile, auspichiamo che almeno un imprenditore colga al volo l’opportunità offerta da tal crisi, magari investendo, con o come il Gruppo Seipa, trasformando l’industria in un laboratorio di biodiversità, a noi non resta che tenere a mente quanto soleva ripetere Albert Einstein: “se le api scomparissero dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”.

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