Fondazione Corrado Alvaro, il TAR annulla il commissariamento: bocciata la decisione della Prefettura
SAN LUCA – Il Tribunale Amministrativo Regionale della Calabria ha annullato il provvedimento con cui...

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«Restituire all’umanità ciò che essa stessa ha prodotto è comunismo» ma è anche una «mitologia». Maurizio Ferraris, in questo suo Comunismo digitale. Una proposta politica (Einaudi, Torino, 2025), propone l’utilizzo di tale mitologia all’interno del «cambiamento dei tempi» attuale. Che cosa si è, dunque, verificato oggi? Un «oggettivo cambiamento dell’assetto tecnologico reale» che ha causato una «trasvalutazione dei valori» la cui «anima» dovrebbe essere il mito fondante di questo nuovo comunismo: «la riappropriazione di ciò che ci appartiene». Però, il comunismo afferente a questa «proposta politica» è di un tipo particolare: è «digitale». Per ottenerlo e realizzarlo non dobbiamo scendere in piazza e alzare il pugno ma, sostanzialmente, fare «click» su qualche «app». A parte che Antonello Venditti, qualche anno fa, nella canzone Penna a sfera, ha detto: «La pistola fece click come tutta la sua vita», c’è da considerare che Maurizio Ferraris stesso afferma: «per tacere del fatto che in un’epoca non molto distante di questa che stiamo vivendo, a norma statistica, io avrei dovuto già essere morto da un pezzo». Esattamente come il comunismo dopo la Caduta del Muro di Berlino … A Cortina d’Ampezzo, morto da un pezzo, il vecchio comunismo, essenzialmente sovietico, si era trovato a fare i conti con quelle che Hegel chiamava «le dure repliche della storia». Che, poi, non era affatto «finita» (insieme alla «cortina» di ferro) ma anzi aveva prodotto: globalizzazione, neoliberismo, diseguaglianze, cattività, risentimento, smarrimento e confusione. E siamo a oggi. Maurizio Ferraris parte da un presupposto: l’essere umano è un organismo. Un organismo immerso dentro un mondo culturale, cioè tecnico, cioè simbolico, cioè spirituale. Da questa «ibridazione» nasce la realtà. Nascono le idee. Nascono tavoli e sedie. Nasce Donald Trump. Oggi – ecco che cosa è successo – noi viviamo dentro un altra ibridazione; nella vita «onlife» della quale parla Luciano Floridi. In tale «mondo», questa successiva «ibridazione» fa si che noi «agiamo» sul web regalando alla macchina tutta la nostra grandezza e tutta la nostra piccolezza; la nostra «forma di vita»; i nostri momenti più eroici e i nostri motivi più «infimi». A questo punto, tale «mobilitazione» rappresenta il «motore» di questo nuovo comunismo; in sostanza: è la nuova lotta di classe. «E se (…) parlo di “comunismo”, è perché è l’organizzazione sociale più conforme alle caratteristiche del capitale documediale, ossia del capitale generato dal web – e che si compone di documenti (dati) generati dai media». Ogni nostro «click», sul web, genera dei dati. Questi dati sono di proprietà delle «piattaforme liberali» ma grazie alla «normativa europea sulla portabilità dei dati» noi possiamo chiederne la condivisione. Subentrano, a questo punto, le «piattaforme comuniste» che gestiscono e capitalizzano questi «dati» in funzione di una redistribuzione orientata al «bene comune». In sostanza, queste «piattaforme comuniste» sono il «Partito» (di antica memoria). Trasformando i dati in valore, il Partito realizza una vera e propria economia pianificata. «La trasvalutazione e il primato del consumo sulla produzione che comporta il capitale documediale pongono le basi per il principio “a ognuno secondo i suoi bisogni”, cioè permettono l’effettiva realizzazione del fine ultimo del comunismo». L’ibrido organico iniziale – meticciato con il «digitale» – è tale perché costituito da una mancanza; un bisogno, appunto. Esso genera dati, e dunque valore, ma «lo sfruttamento è dovuto in primo luogo all’ignoranza degli sfruttati». Noi produciamo dati ma non sappiamo di stare producendo valore. Centrato sui «bisogni» e non sulle «capacità», questo Comunismo digitale è, davvero, equanime e universale (potremmo dire «democratico», se avesse un qualche senso associare questo sostantivo al «comunismo») ma rischia di tagliare fuori il «merito»; quelle che Karl Marx chiamava le «capacità». «Da ognuno secondo le sue capacità» è, infatti, il secondo «fine» del comunismo, per Marx. In questa ipotesi di Comunismo digitale, invece, le «capacità» sono del tutto livellate e appiattite. Alla lunga – e questo è il punto critico rilevante, secondo me – un essere umano premiato solo per i suoi bisogni e per nulla rispetto alle proprie capacità, finirebbe per disertare il web, facendo saltare tutta l’architettura teorica di Maurizio Ferraris. Che, comunque, ha diversi meriti. Morto da un pezzo, ci fa riflettere, ancora una volta e ancora oggi, sul comunismo. E, inoltre, si rende conto che, per una simile ipotesi, ci sarebbe comunque bisogno di una nuova «mitologia progressiva». La «Rivoluzione», di una volta, diventa, adesso, la «restituzione all’umanità del valore che essa stessa ha generato». In maniera indolore e incruenta, con un «click»… Cambia la tua vita con un click è un film del 2006 diretto da Frank Coraci. In quel film, grazie a un telecomando, Adam Sandler, come il demone di Laplace, poteva vedere la propria vita per intero: passato, presente e futuro. Bastava un «click». Ferraris è bravo; molto bravo! Acconcia il comunismo ai tempi che stiamo vivendo e dichiara che, in questo frangente, esso sarebbe un vero e proprio «portato della storia»; il socialismo sarebbe, in definitiva, «scientifico», come quello di Karl Marx. E sarebbe, per questo, «digitale». Proletari di tutto il mondo unitevi in rete, insomma. Niente da dire. Ha ragione. Questa è una «terza via» al capitalismo liberale americano e al capitalismo bolscevico cinese. Oppure, forse, una «seconda via» rispetto al «capitalismo» di entrambi?
