LA RIVOLUZIONE CULTURALE DI ALEC ROSS: METTERE INSIEME INTELLIGENZA E SAGGEZZA
Son 192 pagine, che l’editore Feltrinelli ha spedito in libreria lo scorso ventisei di maggio....

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Possono, una rappresentazione teatrale, prima, e un libro, dopo, divenir strumenti che scuotono e orientano le coscienze di un popolo? In Calabria, a quanto pare, tutto ciò è possibile: anzi, è accaduto!
Il Teatro di Calabria “Aroldo Tieri” ha dato, anzi, ridato vita a “I Persiani”, un’opera che consentì al drammaturgo greco Eschilo di “proporre una raffigurazione trasparente e oggettiva del popolo persiano: calandosi nella prospettiva degli sconfitti, l’autore scandaglia il dolore e la delusione della disfatta, indagando con occhio critico, ma mai sprezzante, le ragioni di tale fallimento. La nobiltà di Eschilo risiede, infatti, nell’aver riconosciuto la grandezza e la dignità del suo avversario sconfitto”. Son parole, queste, tratte dal “riassunto”, il capitoletto, redatto da Gino Mariano Mazzotta, che apre una particolarissima, originale soprattutto, pubblicazione, fortemente voluta dal direttore artistico del Teatro di Calabria, Francesco Mazza. Tant’è che Mazza, nel capitoletto titolato “direzione artistica”, narra le fasi che han preceduto la messa in scena della tragedia e la pubblicazione, poi, del copione dell’opera drammaturgica più antica giunta integralmente fino ai giorni nostri, nonché delle foto di scena, realizzate da Tommaso Le Pera, il fotografo per antonomasia dell’italico teatro, dei bozzetti, creati da Bunty Andrea Giudice, e di alcune note che consentono al lettore d’entrar dentro la vicenda, rivivendola, appropriandosi degli spunti, utili alla vita d’oggi, che il fatto inscenato cela fra le righe.

Insomma, al teatro “Zaro Galli”, all’interno del catanzarese Parco della Biodiversità “Michele Traversa”, in un pomeriggio d’ottobre ha preso vita la tragedia d’Eschilo. Ogni dì, invece, è possibile comperare, in libreria o online, il volumetto, “I Persiani di Eschilo. Appunti di viaggio e Copione”, pubblicato da Città del Sole Edizioni con l’intento, sottolinea l’editore Franco Arcidiaco, di “far del Teatro una scuola di vita e della lettura lo strumento per legger bene il mondo”.
Ora, però, spontaneo spunta il quesito: quali messaggi scolpisce nell’animo nostro questo progetto?
Anche perché, Aldo Conforto, il regista, rammenta che “la recitazione, volutamente declamata, è pensata per mettere in chiara luce le riflessioni universali e morali del poeta. Ogni parola, ogni verso, è pronunciato con precisione e autorevolezza, affinché il pubblico possa cogliere la profondità dei concetti e la perenne attualità del messaggio”.

E se Aldo Fiale, che ha curato l’adattamento dei testi, rivela che “la disumanità della guerra è il messaggio fondamentale che intendiamo affidare a questa nostra rielaborazione scenica di un’antica tragedia eschilea. L’uomo non degrada solo nei comportamenti violenti verso gli altri ma precipita la sua anima in una dimensione animalesca dove a dominare è l’istinto di assoggettamento”, e Francesco Cuteri, nelle “annotazioni” parla della “porta nel tempo che si apre alla luce ed ai valori dell’oggi: che non mancano, ma che necessitano della giusta cura e delle giuste attenzioni per essere svelati. Come il teatro sa fare”, è Francesco Mazza a sconquassar la quiete che alberga nell’intimo dello spettatore/lettore: “può uno spettacolo teatrale influire sulle coscienze di chi assiste? Può un tema così attuale dopo 2500 anni far prendere coscienza che non esistono guerre sante, guerre giuste, guerre umanitarie? Io credo di sì!”

Senza scordar che allo “Zaro Galli” v’erano, entusiasti, il sindaco Nicola Fiorita e il presidente della Provincia Amedeo Mormile, Comune e Provincia catanzaresi hanno patrocinato lo spettacolo, mentre ad impreziosir un evento già di per sé eccezionale è l’apporto musicale, dal vivo, curato dal Conservatorio Tchaikovsky, con Amedeo Lo Bello alla tastiera, Francesca Procopio al flauto traverso e la voce di Miriana Screnci.

