Fatica senza fatica: il 14 e il 15 marzo tutti al Vittoriale degli Italiani!
Sabato 14 dalle ore 16.00 e domenica 15 marzo dalle ore 11.00, il Vittoriale degli...

Sabato 14 dalle ore 16.00 e domenica 15 marzo dalle ore 11.00, il Vittoriale degli...
Il tanguero e quel vinile che non va più…
L’inclusione è un’utopia, mera retorica soprattutto in una città come la nostra, Reggio, nei confronti di persone diversamente abili o con difficoltà motorie, come il sottoscritto.
Il sottoscritto scrive oggi mosso da un impeto di sdegno, di riprovazione e stanchezza per una situazione che patisce ogni qualvolta voglia passeggiare per la città perché, sebbene sia pigro per indole, non intende sottrarsi alle richieste del proprio corpo.
La situazione a cui allude è l’atavica presenza di barriere architettoniche e di ostacoli di qualsiasi natura in ogni angolo della città, anche nel salotto elegante che tanto dovremmo valorizzare.
Le barriere architettoniche rendono il suo incedere molto spesso precario e titubante di fronte a gradini troppo alti che egli sa di non poter affrontare autonomamente, a marciapiedi dissestati su cui si vede costretto a danzare come un tanguero, in una melodia che di Astor Piazzolla ha ben poco.
Il ballerino in questione si compiace di mantenere l’equilibrio laddove questo sarebbe compromesso e ride di gusto al pensiero che abbia acquisito le movenze proprie del ballo senza aver frequentato un corso serale o esser stato a Buenos Aires.
Eppure nella capitale argentina sogna di andarci un giorno, a mangiare asado e bere rosso del vitigno Malbec.
La sua dote è innata, come innata è l’ignoranza del tracotante di turno che parcheggia il suo SUV ultimo modello direttamente sul marciapiede o, ancora peggio, nel posto riservato senza tagliando, per affermare al mondo, nella sua pochezza, una presunta superiorità commisurata alla cilindrata del mezzo.
Il ballerino ha contezza del proprio talento, l’ha forgiato in tutti questi anni di innumerevoli cadute sul palcoscenico, mentre la gente sgomenta applaudiva a scena aperta, battendo ritmicamente le mani per farlo rialzare.
Egli esterna l’emozione della musica, la fragilità e insieme la forza dirompente di quelle note che squarciano le convenzioni, il conformismo, la normalità che in realtà è profondamente anormale.
Il tango si adatta alle sue esigenze perché dev’essere ballato in coppia; il ballerino non può prescindere dal sostegno di una partner che accompagni i suoi passi, altrimenti non sarebbe tale, non sarebbe tango.
Il sottoscritto, come si può facilmente dedurre, ha bisogno dell’aiuto altrui, specialmente quando si ritrova ad attraversare una strada nevralgica come la Via Marina dal momento che, in corrispondenza delle strisce pedonali, se da un lato c’è la rampa dall’altro versante della carreggiata manca.
Si vede che coloro che hanno concepito l’attraversamento pedonale non siano tangueri perché disconoscono colpevolmente quanto fondamentale sia l’armonia nel rapporto tra le parti.
E si vede, parimenti, che tutti quelli che giudicano con aria di pietismo non abbiano vissuto l’umiliazione di cadere, lo sconforto che si avverte quando si matura, nella propria coscienza, la consapevolezza che il ballerino non possa in alcun modo esprimersi da solista.
Io, ballerino per necessità che ha fatto della propria peculiarità fisica una virtù, ho deciso di non vivere più la musica passivamente.
Il mio disco in vinile, usurato dall’ascolto spasmodico, non va più, ma non è un problema da imputare ai solchi del giradischi.
È una questione di rispetto, integrità, civiltà.
Solo quando avremo imparato ad ascoltare e accettare l’unicità e la bellezza della fragilità, del diverso, potremo concederci un ballo corale.
Ma per questo, mio malgrado, ritengo si debba ancora attendere.
Si spera non invano.
