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UN PASSATO IRRISOLTO. UN PRESENTE INTRISO DI RISENTIMENTO E RIVALSA

La storia raccontata da Giorgio Caravale

«Alla ricercata obiettività della scienza e al rigore dell’argomentazione si sostituisce, sempre più spesso, il primato delle sensazioni individuali e delle esperienze vissute in prima persona: non si avverte più il bisogno di verifiche esterne né di quelle contestualizzazioni che permettono di distinguere tra fatti, interpretazioni ed emozioni». Giorgio Caravale, in questo suo Chi controlla il passato. La storia nelle mani del potere (Laterza, Bari-Roma, 2026) ci fa entrare nel presente della storia e, immediatamente dopo, nella storia del presente. Una storia, oggi, tra l’altro, essa stessa, «presentista». «Viviamo immersi in un eterno presente: incapaci di immaginare il futuro, finiamo per dimenticare il passato». Che ne è del passato, oggi? Volta per volta, dalle vibranti pagine di Caravale, esso emerge come manipolato, censurato, represso, pieno di omissioni, di reticenze, di strumentalizzazioni, saccheggiato, messo da parte, utilizzato, ribaltato; in definitiva, fabbricato. Il lavoro dello storico si interseca col volere politico. Il potere produce una sorta di storia usa e getta. La storia non è più «una catena coerente di eventi orientata verso il passato»; nel presentismno, essa diventa contingente. Ed essendo incoerente successione di fatti, ognuno – dentro – ci può trovare, scorgere e (tra)scegliere quello che vuole. Quello che più desidera. Questa storia pret-a-porter conduce, quindi, al consolidamento, al disciplinamento, alla sorveglianza e al mantenimento del potere «perché il potere politico, da quando esiste, cerca sempre di impadronirsi del passato per dominare il presente e indirizzare il futuro, come ammoniva Orwell». «Meloni ha tentato di riscrivere alcuni nodi delicati della storia repubblicana, ribaltando quella che considerava una narrazione ostile imposta alla destra per decenni». «Giorgia Meloni ha un bel daffare nel tuonare verso chi usa la storia in modo strumentale per “fare politica” e prendersela contro chi riempie i manuali scolastici di “frasi surreali e faziose”. Ma la sua è una maestosa operazione di dissimulazione, sempre giocata sul filo dell’ambiguità e delle silenziose connivenze, un esercizio di equilibrismo che, appena sfiorato, lascia emergere squarci inquieti sul passato e sul presente: un passato irrisolto, un presente intriso di risentimento e rivalsa». La storia non la si fa sabotandola, ma sempre tenendo presente che essa è «un’interpretazione, inevitabilmente soggettiva, ma fondata su prove, metodi, verifiche».

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