GIORNATA MONDIALE DEL LIBRO E DEL DIRITTO D’AUTORE
Il 23 APRILE – Una Giornata per la Lettura, la Conoscenza e il Rispetto della...

Il 23 APRILE – Una Giornata per la Lettura, la Conoscenza e il Rispetto della...

Franco Arcidiaco, l’editore nonché giornalista, in una delle sue “peregrinazioni di stampo enogastronomico” finisce sull’isola siciliana: a Modica Alta, in un negozio di souvenir, becca “la ristampa anastatica della Leggenda Aurea in dialetto ragusano, verseggiata in rima irregolare da un poeta dialettale a nome Nino Vasili nel 1892”.
Insomma, a maggio 2016, Città del Sole Edizioni manda in stampa un libretto di estrema utilità: Franco Arcidiaco traduce, un po’ stravolge – come egli stesso confessa! – in dialetto reggino la “Storia di San Giorgi Cavalieri”, che il Tipografo Editore Vincenzo Criscione stampò, a Ragusa Inferiore, nel 1892.
Prima, però, d’offrire al lettore la traduzione nel nostro dialetto e le pagine del libretto originale in dialetto ragusano, Arcidiaco narra la vita del Santo. Veste, Franco, i panni dell’agiografo: immaginiamolo, in tal compito preso e compreso, col sornione sorriso suo, con la stilografica tra pollice indice e medio della destra mano, con il foglio che va via via riempiendosi e con gli occhi che brillano, tra il serio e il faceto…
Tant’è che a un certo punto, l’autore, ricorre al… conflitto d’interesse, alla Rivoluzione d’Ottobre e al Capitale di Marx per spiegare, chiaro e tondo, che quel Re, che si trovava ad avere a che fare con quel drago, per salvare la figliuola sua “stava in sostanza mettendo in palio beni che aveva depredato allo stesso popolo tramite tasse e gabelle inique”.
Quel drago, terrore delle genti, si cibava dapprima di bestie, poi, venute meno le pietanze a quattro zampe, finì con l’accettare l’idea popolare: “giovani fanciulle scelte a caso”. E nel gioco del caso finì la figlia del Re. Ma, scrive Arcidiaco, “come nei migliori western di John Ford, ecco il colpo di scena: chi ti passa di lì? Nientepopodimeno che Giorgio il Cavaliere…”
E, chiosa Arcidiaco, “poiché il Concilio Vaticano II era ancora molto aldilà da venire, Giorgio, sempre in nome di Dio, non si fece scrupolo di chiedere una congrua contropartita: avrebbe ucciso il drago solo se tutti i cittadini, re e principessa compresi, si fossero convertiti e avessero accettato il battesimo. Fu la più grossa operazione di marketing religioso mai messa in campo…”
Insomma, s’è scritta, l’agiografia, con stilografica graffiante ironica e, oseremmo aggiungere, spirituale, la traduzione, nel dialetto nostro, della Leggenda del Santo è d’oggettiva piacevole lettura: e poi, diciamocelo, quanti reggini conoscono la storia del Santo Patrono?
E nella “preghiera chi si faci comu offerta ropu ra Nuvena” leggiamo: “liberati sti devoti/ i tempesti e terremoti/ I supra annui rimuviti/ verra, pesti, fami e siti”. Appropinquandosi la tornata elettorale comunale, non sarebbe male se il popolo reggino, ad ogni alba, a cominciar da domani, si rivolgesse con simil parole al Santo Patrono: un po’ di sana, costruttiva, seria, affidabile stabilità amministrativa è quel che ogni reggino sogna…
E poiché oggi è il dì di festa, lasciamo la conclusione all’ultimo verso della già citata preghiera: “Viva San Giorgiu a munti e marina!”
