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Nel Cortile degli Ottimati la presentazione dell’enciclica Magnifica Humanitas di papa Leone XIV

Mercoledi 25 giugno presso il Cortile degli Ottimati alle 20,30 sarà presentata l’enciclica Magnifica Humanitas di papa Leone XIV . Cureranno la presentazione i Padri gesuiti Sergio Sala e Piero Lamazza, il prof. Tonino Perna, sociologo ed economista, la giornalista e ricercatrice Josephine Condemi. Ciascuno dei presenti porrà l’accento su un aspetto importante del documento, illuminando punti chiave, per una lettura più consapevole e partecipata a cui seguirà un dibattito.

Questa prima Lettera di papa Prevost tocca un tema di grande attualità già palesato nel sottotitolo della stessa: sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale. La data della firma dell’enciclica, il 15 maggio 2026 ha un’alta valenza simbolica. Come, non a caso, il pontefice ha scelto il nome di Leone, così la nuova enciclica nasce il 135 anniversario della Rerum Novarum. Lì si parlava della dignità del lavoro, qui della dignità della persona di fronte agli algoritmi. Così la Magnifica humanitas può dirsi la Rerum N. dell’epoca algoritmica.

 “L’enciclica non è solo un documento sull’ IA, chiarisce nell’introduzione padre Antonio Spadaro sj, ma sull’essere umano all’interno di una rivoluzione che sta riscrivendo il nostro modo di lavorare, comunicare, di informarci, di credere, persino pregare”. Al papa è chiaro che si è dentro una rivoluzione, che non bussa alla porta, ma si trova già in casa nostra. Non la demonizza, né esalta la tecnologia. La logica seguita nelle pagine dell’enciclica è quella dell’Incarnazione  applicata alla Storia. Prosegue il discorso di Francesco, restando dentro le ferite del mondo. Non si ferma ad un’analisi tecnica, ma tocca le ricadute economiche, psicologiche, antropologiche. Importante il riconoscimento del drammatico ritardo della Chiesa nel condannare la schiavitù. Questa cecità è da monito, dice il papa, per vigilare sulle ingiustizie strutturali odierne. Anche il tema dei migranti e quello dell’ambiente affrontato nella Lettera enciclica è in profonda continuità con il predecessore, che andò a Lampedusa in luglio e Leone ci andrà il prossimo 4 luglio. La Chiesa non torna indietro nel denunciare quando i potenti esprimono quella libido dominandi di agostiniana memoria. In tal senso brillano due le icone bibliche poste dal papa al cuore della Magnifica Humanitas: la torre di Babele e la ricostruzione delle mura di Gerusalemme nel libro di Neemia. Polarità da cui nasce un’espressione emblematica: la sindrome di Babele, metafora del modello odierno tecnocratico, di un’umanità omologata da un’unica lingua algoritma. Una pretesa autosufficienza a cui il papa oppone la via del discernimento, quella di Neemia che torna dall’esilio in una Gerusalemme distrutta e osserva dall’alto le rovine, prega, convoca le famiglie affidando alla responsabilità condivisa la difficile ricostruzione. Così Leone XIV parla al nostro tempo.

Ida Nucera

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