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BCsicilia: No alla trasformazione della Sicilia in una colonia energetica

L’Appello dell’Associazione: “La transizione ecologica è necessaria, ma non può distruggere il paesaggio, l’agricoltura e l’identità culturale dell’Isola”

«La Sicilia non può essere sacrificata sull’altare della transizione energetica nazionale». È questo il messaggio contenuto nel documento “Giù le mani dal nostro paesaggio! La Sicilia non è una colonia energetica”, approvato dalla Presidenza regionale di BCsicilia, che lancia un appello alla Regione Siciliana affinché fermi quella che definisce una crescente speculazione sul territorio e avvii una pianificazione realmente sostenibile delle energie rinnovabili.

Secondo BCsicilia, negli ultimi anni l’Isola è stata interessata da un’autentica corsa alla realizzazione di grandi impianti fotovoltaici ed eolici, promossi da multinazionali dell’energia che stanno progressivamente occupando aree agricole, colline e tratti di mare di straordinario valore paesaggistico e ambientale.

Emblematici sono il progetto “Fenix”, in fase di realizzazione tra Paternò, Belpasso e Centuripe, destinato a diventare il più grande impianto fotovoltaico d’Italia con circa 424 mila moduli installati su 400 ettari, e il progetto “Med Wind”, che prevede al largo della Sicilia occidentale un vasto parco eolico offshore composto da circa 190 turbine galleggianti alte fino a 300 metri.

«Non siamo di fronte a una transizione energetica equilibrata – sottolinea BCsicilia – ma a una trasformazione del territorio che rischia di compromettere in modo irreversibile il paesaggio siciliano, una delle principali risorse economiche, culturali e identitarie dell’Isola».

L’Associazione ricorda inoltre che la Sicilia produce già oggi più energia elettrica di quanta ne consumi, senza che ciò comporti vantaggi per cittadini e imprese in termini di riduzione dei costi energetici. Al contrario, il territorio sopporta il consumo di suolo agricolo, la perdita di valore paesaggistico e le conseguenze di una pianificazione che privilegia gli interessi dei grandi operatori energetici.

BCsicilia richiama gli studi del Consiglio Nazionale delle Ricerche che dimostrano come gli obiettivi di produzione da fonti rinnovabili possano essere raggiunti recuperando cave dismesse, miniere abbandonate e aree industriali inutilizzate, evitando così di sottrarre terreno all’agricoltura. Allo stesso modo, numerose ricerche internazionali indicano che impianti eolici di dimensioni più contenute e correttamente localizzati consentono di conciliare produzione energetica, tutela del paesaggio e consenso delle comunità locali.

Nel documento vengono evidenziate anche le responsabilità della Regione Siciliana, accusata di avere favorito l’espansione incontrollata degli impianti attraverso procedure autorizzative semplificate, senza definire tempestivamente e in modo vincolante le aree idonee e quelle non idonee all’installazione.

Per BCsicilia la transizione ecologica deve fondarsi su un modello completamente diverso, che privilegi l’installazione di impianti fotovoltaici sui tetti degli edifici pubblici e privati, il recupero delle aree industriali dismesse, delle cave e delle miniere abbandonate, la tutela integrale dei paesaggi agricoli storici e delle aree protette, il coinvolgimento delle comunità locali nei processi decisionali e il sostegno alle comunità energetiche rinnovabili.

«Chiediamo alla Regione Siciliana – conclude la Presidenza regionale di BCsicilia – di sospendere le autorizzazioni rilasciate in assenza di una pianificazione organica e di approvare rapidamente un piano che salvaguardi il paesaggio, il suolo agricolo e il patrimonio culturale dell’Isola. La transizione ecologica non può diventare il pretesto per consegnare la Sicilia alla speculazione. La nostra terra non è la centrale elettrica d’Europa: è un patrimonio unico che abbiamo il dovere di difendere e trasmettere integro alle future generazioni».

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