Fondazione Corrado Alvaro, il TAR annulla il commissariamento: bocciata la decisione della Prefettura
SAN LUCA – Il Tribunale Amministrativo Regionale della Calabria ha annullato il provvedimento con cui...

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«La descrizione di un attimo, le convinzioni che cambiano» cantavano i Tiromancino nel 2000. Una vera e propria illuminazione della contingenza, insomma! Isaac Bashevis Singer aveva raccolto alcuni saggi, appositamente scelti per la pubblicazione, e li aveva tradotti dallo yiddish all’inglese. Essi non furono mai pubblicati, durante la vita dello scrittore, ma vedono, invece, adesso, la luce, in Italia, all’interno di un denso volume intitolato A che cosa serve la letteratura? (A cura di David Stromberg, Traduzione di Marina Marpurgo, Adelphi, Milano, 2026). Tzimtzum: ecco a cosa serve la letteratura! «Ricorrevo alla dottrina dello tzimtzum, quella nozione meravigliosa e così importante nella Qabbalah di rabbi Isaac Luria. Dio, dice Luria, è onnipotente, ma per poter creare dovette contrarre sé stesso e la sua luce». Allo stesso modo, «i veri artisti hanno recriminazioni nei confronti di Dio e dei poteri superiori». Infatti, «questa contrazione è la fonte della creazione non solo negli umani ma anche nella divinità. Le schiere del male rendono possibile la creazione. Senza il demonio, Dio non potrebbe creare le sue infinte opere. La creatività nasce dalla sofferenza» per cui «i veri artisti non possono mai fare pace con la morte e l’oblio». Sia, essa, creazione divina o creazione letteraria, di fondo, il talento che vi si impiega si misura sullo tzimtzum. Quel ritrarsi spegne la luce (dio Dio e dell’artista) e crea un vuoto nel quale Dio o l’artista «spedisce» un raggio di luce e/o un tratto di penna; «lo scopo della creazione è dare a Dio la possibilità di concedere la misericordia a chi ne ha bisogno». La letteratura è «utile» perché allarga il nostro sguardo sulla particolarità, la singolarità, e su quel fatto unico e irripetibile che è questo specifico essere umano. Su quella «descrizione di un attimo» che costituisce il tratto indistinguibile dello stare al mondo di una persona. Della sua differenza con ogni altra persona. Della sua contingenza e delle «convinzioni che cambiano». E illuminando, così, la contingenza, la letteratura ci restituisce l’immagine di un essere umano molto più complesso e completo. E di un mondo più vasto e straordinario. «Prima di dire “Sia fatta luce”, Dio dovette fare posto all’oscurità, al “Toho va-Vohu”, nel quale spedì un raggio della sua luce. Per poter creare il mondo, Dio aveva bisogno di formare un opposizione a sé, un negativo che fungesse da base per il positivo. Senza l’esistenza del Male, Dio non avrebbe potuto far risaltare il vertice della sua creatività – il genere umano – e il dono del libero arbitrio che gli era stato conferito». Così è l’artista. «L’aria che respirano le persone di talento è l’individualismo. Qualunque cosa vogliano creare deve essere una loro creazione personale. Possono essere amati da molti, ma non sono leader di massa. Per quanto possono essere radicati nel loro ambiente non ne faranno mai veramente parte. Saranno sempre l’eccezione. Appartengono e non appartengono alla società nella quale vivono. Il vero talento non lotta tanto con l’ordine sociale quanto con Dio».
