È MORTO MELO FRENI, VIVONO LE OPERE SUE
A casa Freni, a pochi passi dal lungomare di Terme Vigliatore, sulle pareti giaccio istantanee,...

A casa Freni, a pochi passi dal lungomare di Terme Vigliatore, sulle pareti giaccio istantanee,...

La politica dei politicanti sembra non accorgersi della crepa in rapida espansione che sta togliendo un po’ di muffa al clima sociale imperante, retto finora da una propensione alla conformità, all’adeguamento a quanto va per la maggiore, all’accettazione passiva di tutto. I mestieranti della politica, ridotti al vile ruolo di cinghia di trasmissione dei voleri delle più predatorie bande finanziarie e dei desideri di altrettanto implacabili e potenti multinazionali, stanno protervi nelle personali torri d’avorio, convinti della ormai definitiva eliminazione della democrazia, ridotta a un macabro guscio vuoto, e di potersi rapportare senza pagare dazio soltanto alle loro ristrette clientele e ai loro padroni e mai al corpo sociale complessivamente considerato.
Per questo, da decenni si impegnano a sfornare un decreto sicurezza dietro l’altro: per garantire la loro sicurezza e quella dei predoni di risorse collettive, per mettere l’ingiustizia più sfacciata al riparo dall’ordine pubblico costituzionale, fondato sul dissenso, sulla discussione, sul dibattito tra cittadini e istituzioni a ogni livello nella libertà di pensiero sancita dall’ articolo 21 della Carta fondativa della Repubblica, sempre tradita dagli spergiuri pur vincolati ad onorarla.
I cattivi politici non si aspettavano qualche mese fa un milione di persone in piazza per la Palestina e trascurano l’opposizione diffusa alla transizione energetica falsa e capace di aggravare la crisi ecologica con la sottrazione di vagonate quotidiane di denaro pubblico a un possibile passaggio alle rinnovabili reale, democratico, policentrico, a consumo di suolo zero, rispettoso dei territori e della vita dei loro abitanti.
L’esempio alla ribalta della cronaca viene da San Vito sullo Jonio: la politica regionale calabrese non può servire due altari, quello degli operatori turistici, dei produttori di cibo di una filiera virtuosa connessa al trekking Coast to coast e al Biodistretto del Parco Regionale delle Serre e dei territori limitrofi, e contemporaneamente, quello del fondo infrastrutturale statunitense JP Morgan, che agisce nelle Serre calabresi grazie alla società prestanome Parco Eolico San Vito s.r.l, il cui capitale sociale basta sì e no ad acquistare una scorta annuale di stuzzicadenti. Questa compagnia di vassalli vuole realizzare a scapito di alberi e suolo un infame impianto eolico industriale, in conflitto con l’economia locale e con la qualità ambientale dell’intero vasto comprensorio interprovinciale.
La Regione ha scelto di servire l’altare americano, rinunciando a percorrere fino in fondo la vicenda giudiziaria condotta in primo grado attestandosi su una coerente posizione antagonista, in difesa del decreto che aveva caducato la procedura relativa al progetto. Ora, la Regione mostra di non voler ricorrere al Consiglio di Stato in secondo grado e ha scatenato lo sdegno dei cittadini che sarebbero travolti dal mega impianto, affiancati dai loro amministratori. Occhiuto ha ricevuto (dai sindaci e dagli operatori economici che giorno per giorno inverano la retorica sul turismo lento, esperienziale, sul ripopolamento delle aree interne, sugli itinerari del gusto e dell’anima ) due lettere molto incisive e belle, ma fa orecchie da mercante mentre ieri una popolazione di 400 persone si è riversata sulla montagna provenendo da due suoi versanti, raggiungendo Passo Napoli e poi il Lago Acero con una doppia marcia a piedi.
Questi benemeriti manifestanti, consapevoli dei loro diritti e disposti a difenderli anche con l’opposizione fisica all’eventuale apertura dei cantieri, erano una pacifica ma inflessibile avanguardia di comunità molto più ampie: rappresentavano le loro famiglie, le loro aziende e pezzi consistenti dei loro paesi. E anche il sindaco di Polia, Luca Alessandro, e quello di Serra San Bruno, Alfredo Barillari, esprimevano la posizione comune sancita da una delibera della Comunità del Parco e dalla avversione al progetto di tutte le amministrazioni delle località attraversate dal percorso del trekking, Soverato e Pizzo comprese.
Francesco Bevilacqua e Alberto Ziparo hanno dato voce agli intellettuali non allineati, corroborando le ragioni della battaglia con profonde e sfaccettate riflessioni, e la migliore Calabria ha camminato, discusso, suonato, cantato e abbracciato la sua montagna ancestrale. Vadano incontro a gente così bella i politicanti calabresi, per ritornare politici degni di questo nome recuperando dignità e credibilità, invece di prostrarsi alla barbarie tecnologica della presunta economia verde.
In ogni caso non finisce qui per il popolo dei boschi (a proposito del quale ieri è stato citato Gioacchino Criaco, un altro artista ed intellettuale vicino ai manifestanti) : non vulimu chisti pali / e no’ ndi movimu i cca, cantavano appunto i festosi, creativi e colorati cortei partiti dal Lago Acero e dalla faggeta Gigliara di Polia per congiungersi a Passo Napoli, dove sono programmate le Pale al posto di centinaia di alberi secolari.
