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Mediterranea

CORRADO ALVARO, IL CANTOR DE’ PAESI MEDITERRANEI. UN CENTRO STUDI LO RENDERÀ DEFINITIVAMENTE INTERNAZIONALE

Fa caldo, nonostante densi e grigiastri nuvoloni stazionino da un paio di giorni su Reggio. Il desiderio, forse insito nell’animo della stragrande maggioranza del popolo, consiste nello stare all’ombra, al fresco e all’ombra sarebbe l’ideale. Tuttavia, la… chiamata alle armi lanciata dal trio Morace – Arcidiaco – Perna è talmente suggestiva e coinvolgente che… gl’iniziali progetti, nati per contrastare afa caldo umidità, naufragano immediatamente. Necessariamente.

È a Spazio Open, quell’ostrica che custodisce preziose storie e curiosi volti, luogo dove i libri sono sia la meta che il motivo che muove l’Uomo a fuggire dalla stagnante quotidianità per darsi una letteraria ed essenziale botta di vita, è lì, in via Filippini che sboccia un variopinto e odoroso fiorellino: è ufficialmente nato il Centro Internazionale di Studi Corrado Alvaro.

A tenerlo a battesimo ci sono Aldo Maria Morace, presidente del Centro, Franco Arcidiaco, vicepresidente, Tonino Perna, direttore.

Tocca a loro illustrare il perché di “un’idea antica, che non spunta all’improvviso. È da un pezzo – sottolinea Morace – che vogliamo far di Corrado Alvaro l’icona della Calabria nel Mondo”. E il Centro, continua, “nasce per proiettare Alvaro nel Mondo. L’opera di Alvaro ha respiro internazionale: c’impegniamo a contrastare la mortificazione da lui subita, a sradicarlo da quel ruolo meramente regionalistico che gli è stato affibbiato, che non gli compete, che lo offende”. E introducendo, rapidamente e concretamente, la “lungimiranza letteraria alvariana, che s’evince, per esempio, sfogliando capolavori quali <<Vent’anni>> o <<L’uomo forte>>, testi che analizzano, mettendo in guardia, il dramma e la cattiveria dei totalitarismi, in netto anticipo rispetto al loro catapultarsi definitivo nella vita dell’Italia e dell’Europa”, Morace confida che “obiettivo del Centro Internazionale di Studi Corrado Alvaro è quello di coinvolgere, ottenendone convinta adesione, docenti, scrittori, umanisti, donne e uomini che, dalla Lettonia all’Inghilterra, dall’America alla Spagna, dalla Francia ai Paesi Bassi, si facciano carico dell’opera alvariana, diffondendola, lì dove abitano, impegnandosi a far comprendere che Corrado Alvaro è patrimonio vero dell’intera umanità. Ciò che lui scrive, sia un articolo o un racconto o un testo drammaturgico, è attuale e diretto a chiunque respira e cammina sulla faccia della Terra”.

Franco Arcidiaco offre, invece, lo… stato d’animo: “era ed è forte la delusione scaturita dalla decisione prefettizia di commissariare la Fondazione Alvaro. Quel lavoro, che veniva da lontano, compiuto in quasi totale solitudine, giacché non sempre finanziato dagli Enti chiamati a farlo, veniva interrotto, bruscamente. Non lo si poteva lasciar morire. Ecco, quindi, tornare prepotentemente a galla l’idea del Centro. Per continuare il lavoro cominciato. Per sognare nuovi progetti, sempre stimolati dalla vastità dell’opera alvariana, fresca, originale, pungente”. E se, svela Arcidiaco, “il ricorso al Tar, fatto per far crollare la decisione prefettizia e il commissariamento, è stato portato avanti con denaro privato, di Aldo Maria Morace e di Tonino Perna”, fra i sogni del Centro “v’è quello di portare a compimento quel protocollo firmato dall’allora vicepresidente della giunta regionale Giusi Princi e dall’Ufficio Scolastico Regionale volto a promuovere e diffondere lo studio e l’approfondimento degli autori calabresi all’interno delle scuole della Regione Calabria. Corrado Alvaro, così, entrerebbe nelle aule scolastiche, consentendo ai nostri ragazzi d’apprendere un metodo di scrittura e un nuovo modo di guardare gli altri, nonché l’ambiente che li circonda”. Al momento, però, chiosa Arcidiaco, “quel protocollo è un ammasso di buoni propositi rimasti scritti su un pezzo di carta. E a noi fa male: perché non consentire ai nostri studenti di scoprire, ad esempio, che nel 1955, sul neonato L’Espresso, settimanale che subito riscosse grande successo, Corrado Alvaro scrisse un articolo, di ben due pagine, dove per primo propose allo Stato un patto di lealtà verso i calabresi, da pochi giorni scossi dalla famosa Operazione Aspromonte…”

Tonino Perna, infine, traccia suggestioni letterarie e turistiche: “da tre anni ragioniamo sulla possibilità di creare il Parco Letterario Corrado Alvaro. Utopia? Assolutamente no! È la vera e propria opportunità per un rilancio, in chiave turistica, di cittadine e popolazione un po’ abbandonate a se stesse, turisti compresi! Il Parco Letterario, che insieme ad Alvaro andrebbe a far conoscere e valorizzare Uomini del calibro di Mario La Cava, Saverio Strati, tanto per fare qualche esempio, darebbe lavoro, consentirebbe un turismo che, realmente, lascerebbe nell’animo di forestieri il profumo buono di una Terra capace di cose buone, favorirebbe lo sviluppo di zone isolate e slegate dai centri d’interesse commerciale. Un pulmino porterebbe in giro i vacanzieri: piazze, ora, invase solo dal sole, diventerebbero piccole culle d’umanità curiosa”.

I tuoni, quasi fossero il cannone del Gianicolo in quel di Roma, inconsapevolmente annunciano lo scoccare del mezzogiorno del venti di giugno, venerdì dell’Anno del Signore 2025.

In prima fila siede Maria Josè Logiudice, tesoriere del Centro. Scorrendo l’elenco, ancor provvisorio, ovviamente, delle adesioni, compaiono pure Francesco Mazza, editore nonché direttore artistico dello stand Calabria al Salone del Libro ‘25 di Torino, la scrittrice Giusi Staropoli Calafati, autrice del delizioso “Alvaro. Più di una vita” e l’editrice Antonella Cuzzocrea, pure segretaria del Centro.

Una domanda, però, fa capolino: e se il ricorso al Tar avrà successo? E la Fondazione tornerà a godere di un regime democratico, libero e nuovamente propositivo?

“Beh – fa il presidente – sarebbe mitico! La Fondazione continuerebbe a perseguire gli obiettivi statutari. Il Centro Internazionale di Studi Corrado Alvaro la affiancherebbe, lavorando affinché la letteratura alvariana assuma definitivamente carattere internazionale. Le due entità non si sovrapporrebbero: anzi, sarebbe, per il nostro Alvaro, un toccasana inimmaginabile, solo qualche tempo fa!”

E con un leggero sorriso che illumina il volto suo, Morace annuncia: “nel 2026 saranno settant’anni dalla morte di Alvaro. La prestigiosa rivista <<Critica Letteraria>> dedicherà un intero numero al nostro Alvaro, a dimostrazione che la sua produzione è talmente ampia da indurci a porre Alvaro come emblema dei Paesi del Mediterraneo. Basta rileggere <<Il mare>>, testo d’Alvaro che indaga stupendamente la malattia della civiltà mediterranea”.

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