Menomale che Giuseppe c’è
È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...

È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...

Per trentadue giorni, dal 5 di luglio al 5 d’agosto, sarà possibile, per tutti noi nati alla Vita, o convocati a Vivere, in quella porzione di Terra e di Storia chiamata Reggio Calabria, sarà possibile, dicevo, calpestare l’istessa terra che sotto i piedi c’hanno i palestinesi.
Lì, a Gaza, dove scoppiano bombe e pentole, forse, stanno a bollire. Muoiono piccoli innocenti e vecchi sopravvivono. Dove tante tavole restano prive di gastronomici contenuti e tante altre fanno da altare a strategie militare.
Insomma, per intenderci subito: sabato cinque di luglio, alle ore 18,30, in quel di Ecolandia, avverrà l’inaugurazione di “Gaza. Là dove resiste la vita”, mostra fotografica di Fadi A. Thabet, ch’è fotografo e attivista per i diritti umani, nato nella Striscia di Gaza nel 1978. E lì vive, tutt’oggi.
Trenta son gli scatti che Fadi mette a disposizione del visitatore, anzi, del pellegrino: non ci saranno spettacolari istantanee di distruzioni belliche o esplosioni politicizzate. Fadi testimonia la quotidianità al tempo del conflitto: squarcia, insomma, quel velo, pesante e nero, che cela la giornata della gente comune, dei bambini anzitutto, cercando di trasmettere, con la forza del cuore e la speranza della ragione, la vera realtà che abita in quella Terra.
Ecco perché chi desidererà visitar la mostra compirà un autentico pellegrinaggio, guarda caso proprio nell’anno del grande Giubileo, voluto da Papa Francesco e portato oggi avanti da Papa Leone XIV: scrutando le fotografie di Fadi A. Thabet la donna o l’uomo, che in punta all’Italico Stivale risiedono, toccherà con mano la voglia di vivere, il desiderio di non soccombere sotto i colpi della follia e dell’ingiustizia di un popolo che, praticamente da sempre, sa che un pezzetto di pane, seppur piccino e raffermo, potrebbe esser pure l’ultima àncora di salvataggio. E va gustato, sempre, subito.
Pertanto, accogliendo l’invito dei promotori dell’evento – anzitutto Ismed Mediazione, realtà che non perde occasione per approfondire le cause del conflitto, unitamente a Spazio Open, luogo fisico e umano che sfrutta ogni quotidiana energia per diffondere Cultura, sotto qualsivoglia forma espressiva, e al Parco Ecolandia, location dal pensiero libero che subito ha sposato l’iniziativa, rendendosi disponibile ad ospitarla, e patrocinata da “Libera: Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” e dalla Rete “La Libertà non ha pizzo” – quanti si recheranno ad Ecolandia vivranno una originale esperienza. Più unica che rara. Anche perché l’allestimento della mostra, relativamente pure alla scelta degli spazi, del tragitto da percorrere, è assai suggestivo.
A sera della inaugurazione, sabato cinque di luglio, alle ore 18,30 via all’evento: in collegamento ci sarà proprio Fadi A. Thabet, che introdurrà la mostra. Spazio poi al Teatro, con il monologo “Le parole che non so dire” di Tiziana Bianca Calabrò, attrice e drammaturga reggina che, svela, “ho studiato drammaturgia perché con il Teatro contemporaneo desideravo esplorare gli abissi, a partire dai miei”. E infine, seppur gratuito è l’ingresso (ed è possibile pure prenotare una visita guidata scrivendo a info@parcoecolandia.it), si può contribuire alla campagna “Un pasto per Gaza” comperando, con libera donazione, una copia delle opere in mostra, mediante, appunto, una donazione al “Laboratorio Palestina – Arti e Cultura” che ha in esclusiva la concessione degli scatti di Thabet per l’Europa.
Pertanto, buon pellegrinaggio, a Te che leggi. Consapevoli, sia Tu che leggi che io che scrivo, che la fotografa statunitense Diane Arbus c’aveva proprio ragione: “credo davvero che ci siano cose che nessuno riesce a vedere prima che vengano fotografate”.
