Menomale che Giuseppe c’è
È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...

È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...

Nel luglio del 1970 io non c’ero, non ero ancora nato; addirittura i miei genitori erano ancor freschi fidanzatini, dichiaratisi solo qualche mese prima. Così, ogni anno, appropinquandosi il fatidico 14 di luglio, vado a scovar, fra i faldoni della memoria mia, quella scena del “Don Camillo”, allorquando viene proclamato lo sciopero generale e lo Smilzo, uno dei compagni del rosso Peppone, va attaccando cartelli, con su scritto, appunto, “chiuso per sciopero generale”, sulle saracinesche abbassate dei negozi e pure sul portone della chiesa di don Camillo.
Non mi si chieda il perché di codesta associazione d’immagini, di fatti. Presentatasi, ovviamente, pure quest’anno!
Anche se, proprio oggi, dieci di luglio, ho preso una decisione: voglio capir meglio, voglio annusar davvero la frenesia che si respirava a quel tempo, voglio sentir pure io le urla dei manifestanti e delle forze dell’ordine e dei politici. Insomma, mi voglio documentare, bene!
In soccorso mio giunge Città del Sole Edizioni – casa editrice che nel 1997 fondarono, in quel di Reggio Calabria, Franco Arcidiaco e Antonella Cuzzocrea. Come prima mission decisero di rendere onore alla nostra città e alla sua sacrosanta rivolta; con il professor Pasquale Amato abbiamo pubblicato il volume “Reggio capoluogo morale” che, a tutti gli effetti, ha segnato il riconoscimento del valore della lotta del popolo reggino da parte della sinistra – che, su Facebook, pubblica un coloratissimo mosaico: sei copertine, sei libri che offrono l’opportunità d’entrar dentro, concretamente eh!, quei Moti, sfogliando, così, motivazioni, aspirazioni, delusioni, proposte, sotterfugi, cattiverie, ingenuità, lacrime, sangue, morti e speranze.
Il primo titolo che decidiamo di prendere in mano è La rivolta dei gelsomini, libro che Filippo Rosace, giornalista reggino, manda in stampa nel 2016. È il racconto della quotidianità reggina al tempo della rivolta, con le sue componenti umane e naturali, facenti parte entrambe di un unico affresco, in cui il desiderio di crescita e sviluppo – leggiamo nella sinossi – si confronta a viso aperto con le tradizioni, gli usi e costumi di un popolo che anela la sua libertà. Desiderio che pulsa forte nel cuore di Salvatore, il cui amore per la propria città lo porterà a superare la pregiudiziale ideologica per dedicarsi al confronto, costante e progressivo, con Oriana, i cui occhi hanno tentato, al pari di tanti altri, di svuotare di contenuti un momento storico importante.
Fuori dalle barricate. Fotoracconto della rivolta di Reggio è una preziosa pubblicazione di ben centoventi pagine: Fabio Cuzzola, con Valentina Confida, intrecciano parole e immagini, talvolta inedite, per raccontare i mesi della guerriglia urbana reggina, lo scontro fra il popolo reggino e lo Stato, accusato, quest’ultimo, d’aver penalizzato e mortificato una Città e, soprattutto, quanti lì, in quel pezzetto di storia, erano e sono nati alla Vita. Inutile sottolineare la forza delle istantanee che sprigionano, in maniera dirompente, odori ed emozioni di quelle lunghe giornate in riva allo Stretto.
Fortunato, anzi, Natino Aloi – docente reggino di Storia e Filosofia nei Licei e giornalista, consigliere comunale, provinciale, regionale e deputato per quattro legislature, sottosegretario alla Pubblica Istruzione – con I fatti del ’70. Reggio: rivolta di popolo. Aspetti e risvolti con nuove inedite testimonianze crea un libro che, leggiamo nella introduzione dello scrittore, poeta, filosofo, critico e saggista Pietrofranco Bruni, tenta di capire ciò che siamo stati, ciò che abbiamo costruito e ciò che questi anni che stiamo vivendo ci possono preservare. Il futuro è tutto davanti a noi. ed è tutto aperto.
Reggio con la sua Rivolta è sì storia, ma è soprattutto la consapevolezza di una volontà e la certezza di un popolo che ha capito che l’autorevolezza dei diritti è più dei falsi dogmi, i quali sanno sprigionare soltanto false convinzioni e negazioni di diritti. Bisogna andare oltre la Rivolta con le certezze di sempre, con i valori di sempre, con la fede di sempre, con un ulteriore convinzione, ed è giusto che sia così, che i tempi mutano, gli uomini invecchiano, le società si trasformano, ma il confronto con le civiltà e la storia ci caratterizzano per un futuro che abbia rispetto di ciò che la memoria è stata nella coscienza degli uomini.
Moti di Reggio del ’70. Le due facce della medaglia è, invece, opera di Michelangelo Di Stefano, funzionario della Polizia di Stato, abilitato alla professione di avvocato. Basta legger poche righe, tratte dalla prefazione del magistrato, oggi in congedo, della Direzione Nazionale Antimafia Roberto Pennisi, per capir subito l’utilità del testo: importante è questo testo che Tu, lettore, reggi con mani che forse tremeranno, ma le cui pagine scorrerai con la mente ferma nella intenzione e convinzione di conoscere il vero. Esse ti spiegheranno, o forse meglio ti metteranno a disposizione gli strumenti per comprendere il come e il perché di una rivolta. Non importa il quando, poiché sino a che saranno presenti quelle forze che umiliano la Calabria, il “quando” di una rivolta potrà essere in ogni momento. Mentre il professor Francesco D’Episcopo, sfogliando il libro che Di Stefano ha pubblicato nel 2017, chiosa: notevole è l’impegno documentario e storico, che l’autore ha messo nella ricostruzione di una vicenda esemplare della nostra storia contemporanea. A leggere queste pagine, cariche di passione civile, si riporta la terribile impressione che l’Unità d’Italia si sia compiuta nel segno dell’ingiustizia e della violenza, talvolta, più efferata.
È del 2024, invece, La rivolta di Reggio Calabria nei media (luglio 1970 – febbraio 1971). Stereotipi, provocazioni e ambiguità. L’autrice è la ventiquattrenne Micol Eleonora Santoro, reggina, laureata in Storia all’Università Statale di Milano nonché appassionata di ricerca storica, in particolare di meridionalismo: crede che sia necessaria una nuova narrazione imparziale e libera da pregiudizi e vittimismi della cosiddetta questione meridionale, allargando anche l’analisi agli equilibri del bacino Mediterraneo. Nel libro l’autrice ripercorre l’accaduto, rivive e fa rivivere quella che fu una rivolta interclassista, in cui il fatto di appartenere tutti ad una stessa comunità spinse all’unità di intenti e azione in ogni segmento della società; le differenti organizzazioni, nate spontaneamente, come il Comitato di Azione per Reggio Capoluogo e il Comitato d’Intesa, furono punto di incontro, anche tra esperienze personali e politiche completamente diverse le une dalle altre. Inoltre, venne caratterizzata dalla presenza di un importante numero donne.
Dulcis in fundo, ecco apparir fra le mani nostre Boia chi molla. 14 luglio 1970, libro che ha visto la luce esattamente nel cinquantesimo anniversario della rivolta. Nel 2020 insomma. Ne sono autori Franco Arcidiaco e Daniela Pellicanò. Daniela Pellicanò, giornalista free-lance e scrittrice, volata in Cielo il primo di maggio del 2017, aveva collaborato proprio con Arcidiaco al “Domani della Calabria”, ecco perché, seppur tra Cielo e Terra, il libro nasce a… quattro mani. Tant’è che nella prefazione Arcidiaco scrive che questo volume è composto essenzialmente di documenti e testimonianze dirette, inframmezzate dalle note degli autori che fungono da tabellino cronologico; raccoglie gli inserti quotidiani che avevamo prodotto con Daniela per Il Domani della Calabria in occasione del 30° anniversario del “Boia chi molla”, più un numero speciale dello stesso quotidiano pubblicato l’anno prima e si pone come indispensabile strumento di approfondimento e studio. Insomma, “Boia chi molla” è, chiosa Franco Arcidiaco, uno strumento di conoscenza e approfondimento ed è scevro della sia pur minima tentazione di strumentalizzazione politica di parte; chi diffida delle varie iniziative volte a commemorare la rivolta, perde l’occasione unica di partecipare alla ricostruzione condivisa di una delle pagine più rilevanti della Storia della nostra città. Anche perché, citando ancora Arcidiaco, rammentar quei giorni può e deve essere occasione di risarcimento storico alla nostra comunità, poiché a tutti gli effetti quella della Rivolta è stata fino a oggi una “storia negata”. Non si tratta di una faccenda di semplice orgoglio né, tantomeno, di sterile e anacronistico campanilismo, ma di salvaguardia della nostra memoria identitaria. È incredibile costatare come l’attuale generazione e la precedente, siano completamente all’oscuro di ciò che di straordinario è avvenuto nella loro città cinquant’anni fa.
Orbene, il weekend che sta per aprirsi innanzi a me, porta con sé tante buone pagine da leggere, meditare, approfondire. Anche perché, come sosteneva l’urbinate Paolo Volponi, scrittore e poeta e politico, chi legge si ribella, più ancora di chi scrive!
