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Addio all’inventore di Telebiella che sfidò il monopolio e aprì la strada alla liberalizzazione

Da giornalistitalia.it di  Daniele Baglione

Addio a Giuseppe Sacchi – per tutti Peppo – nel Duomo di Biella. Familiari, amici, colleghi, giornalisti hanno salutato l’inventore di Telebiella che (anni Settanta) sfidò il monopolio televisivo della Rai e liberalizzò il mondo alla concorrenza via etere.
A suo modo, fu un pioniere, un visionario e, per certi versi, un avventuroso. È morto a 93 anni. Il 12 dicembre prossimo ne avrebbe compiuti 94.
Lui, piemontese, diventò “per adozione”. Era nato a Como dove suo padre era insegnante di tessitura: materia che sembrava l’ideale per una terra come quella biellese che, sugli orditi, i filati, le lane e i drappeggi, aveva costruito la sua identità economica. Per questo la famiglia si trasferì anche se Giuseppe-Peppo, del lavoro sui telai, non ne volle sapere e scelse le pellicole. A Roma, frequentò i corsi di cinematografia al “Centro Sperimentale” che gli aprì le porte della Rai dove lavorò come regista. Interessanti le sue produzioni a cominciare da “I misteri d’Italia” realizzati con Enzo Biagi.

In Piemonte tornò nel 1972 per fondare “Telebiella”. L’iniziativa sembrò una provocazione. Allora, le disposizioni di legge garantivano alla tv pubblica un monopolio assoluto. Contrastare quel colosso della Rai, protetto dalle normative giudiziarie, poteva sembrare velleitario. E, dal punto di vista tecnico, si trattava di “inventare” un sistema di trasmissione che consentisse al segnale di partire da una regia per arrivare agli spettatori.
Peppo risolse la questione “via cavo” con un reticolo di fili sui quali si muovevano i messaggi d’immagine e sonori. Poca troba, almeno all’inizio. Si trattò di alimentare quindicina di apparecchi sistemati nei locali pubblici della città.

Il progetto presentato per “dare voce a chi non ce l’aveva” portò a Biella Enzo Tortora, Bruno Lauzi (che poteva cantare ciò che la Rai di allora censurava) ed Ezio Greggio che era biellese e che da quel palcoscenico iniziò la sua carriera. Non ci volle molto perchè la giustizia, impugnando le leggi in vigore, bloccasse le trasmissioni avviando un iter processuale per le infrazioni commesse.
Inizialmente la questione fu risolta aggrappandosi a un cavillo. Il pretore di Biella, Giuliani Grizi, diede via libera alle trasmissioni perché “il codice postale del 1936 non faceva esplicito riferimento alla trasmissione via cavo”. Ma il giudizio definitivo venne dalla Corte Costituzionale (luglio 1974) che determinò “la legittimità dell’esercizio privato dei servizi televisivi via cavo”.
Con la nascita di Telebiella niente fu più come prima. Silvano Esposito (giornalista di Biella, premio Saint Vincent di giornalismo, direttore del Biellese e firma della Stampa) utilizzò proprio questa espressione (“niente fu più come prima”) per raccontare l’avventura della prima televisione libera l’Italia.
Le emittenti si moltiplicarono, ruppero il conformismo, portarono sullo schermo idee nuove e diffusero una vivacità fino a poco prima inimmaginabile.
Il risultato più appariscente fu raccolto da Silvio Berlusconi che, sulla base di questi principi di liberalizzazione, cominciò a trasmettere programmi destinati alla creazione del colosso di Mediaset. E, conunque, se oggi, l’informazione è più ampia e più libera lo si deve alla “guerra” scatenata da Peppo Sacchi

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