Menomale che Giuseppe c’è
È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...

È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...

In agosto, si sa, la mente decide, deliberatamente, di concentrarsi su dilemmi alquanto astrusi, complicati: peperoni ripieni o parmigiana di melanzane? Un tuffo sulla jonica o un bagno sulla tirrenica? E a ferragosto, che facciamo?
L’agosto di questo nostro 2025, però, è sbocciato contemporaneamente al deflagrar di una bombetta: Roberto Occhiuto, il governatore della Calabria, si dimette. Anzi, ora possiamo scriverlo con certezza: s’è dimesso.
È… caduto il consiglio regionale.
Dobbiamo tornare a far visita alla cabina elettorale.
Ma, ne vale la pena? È opportuno? Ci conviene? Cosa ci guadagniamo?
Evitando di ricorrere ai manuali presenti in biblioteca, ci siam permessi di rintracciare due pellicole cinematografiche!
“L’ora legale”, un film di Salvatore Ficarra e Valentino Picone del 2017, e “Fantozzi subisce ancora”, un film con Paolo Villaggio del 1983.
Dal primo ci siamo permessi d’estrapolare due battute. “Vai a votare quest’anno?”, domanda Ficarra.
“No, ringraziando Dio non mi serve niente!”, risponde Picone.
Dal secondo, invece, rubiamo una sola battuta del ragionier Ugo, rivolta alla moglie: “Pina, stammi a sentire: se io sbaglio il voto questa volta va a finire che non mangiamo e non mangiate per una decina d’anni!”
Su tali frasi, approfittando pure del gradevole clima collinare di quest’alba agostana, ci siamo permessi di creare un piccolo, semplice, privo di pretesa alcuna, ragionamento. Elettorale, ovviamente!
A quanto pare, in ottobre, più o meno a metà mese, saremo chiamati ad esprimere il voto nostro.
Il quarantottesimo articolo della Costituzione nostra dice così: sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. (…) Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.
La legge elettorale, invece, che disciplina l’elezione del Presidente della Giunta regionale e del Consiglio regionale, a un certo punto afferma che l’elettore esprime il suo voto per una delle liste provinciali tracciando un segno nel relativo rettangolo, e può esprimere un voto di preferenza scrivendo il cognome, ovvero il nome e cognome di uno dei candidati compresi nella lista stessa. L’elettore esprime il suo voto per il candidato alla carica di Presidente della Giunta regionale collegato alla lista provinciale prescelta tracciando un segno sul nome del candidato.
Insomma, il tattico voto disgiunto – consigliere di uno schieramento politico e candidato presidente di tutt’altro credo politico – non è ammesso, pena l’annullamento della scheda.
Ora, tanto i film, quanto le indicazioni forniteci dalla giurisprudenza, ci inducono a compiere, in autunno, una scelta consapevole.
Fra qualche settimana comincerà la solita litania: messaggi whatsapp, tag sui social, telefonate, inviti a condividere caffè o granite o aperitivi, incontri in piccoli medi grandi gruppi, sollecitazioni a passar da segreterie politiche o da questo o quell’altro posto ospitante la testa pensante locale o, di tanto in tanto, nazionale.
Tutto intrigante: ma, sogni, progetti, prospettive, contenuti?
Attenzione: non PER ME, bensì PER NOI.
Quale Calabria desidera, sogna, progetta ciascun candidato?
Certo, su internet sarà poi facile reperire il programma elettorale di ciascun candidato alla carica di Presidente della Giunta regionale.
Lo abbiamo mai letto? Lo leggeremo stavolta? Gli dedicheremo del tempo, consapevoli che quel che lì viene scolpito, mi e ci riguarda?
È facile blaterare che non esistono più le ideologie, che destra e sinistra si equivalgono.
È facile o… ci fa comodo?
Fermiamoci un momento. Facciamo, come si suol dire, mente locale: quante volte abbiam votato il tizio o il caio ammaliati da promesse, opportunità o future assunzioni? E quante volte ciò che in campagna elettorale veniva proposto poi, a urne chiuse e a Consiglio insediato, s’è realmente avverato?
Vogliamo, almeno stavolta, renderci conto che chi andremo a votare, poi, se eletto, determinerà la nostra vita, le nostre scelte, magari influendo pure sui sogni nostri.
La politica non è un’entità astratta priva di ripercussioni sull’esistenza nostra: è la politica a far le leggi, è la politica a decidere cosa si può e cosa non si può fare o ottenere. Certo, sempre fermo restando quanto scritto dai Padri Costituenti nella Costituzione nostra.
Cominciamo, specialmente a Reggio Calabria, ad allenarci, approfittando delle regionali, a votar secondo scienza e coscienza: documentiamoci, leggiamo, guardiamo ogni candidato negli occhi, cerchiamo di scoprire cosa pretende di proporre e creare una volta eletto.
Soprattutto, smettiamola col classico mantra… “tanto mai nulla cambierà”.
Bugia! Bugia! Bugia!
Cominciamo a scegliere un progetto, piuttosto che un nome al quale aggrapparci in maniera clientelare.
Cominciamo, poi, a “sporcarci” le mani, noi pure, senza demandar sempre agli altri.
Cominciamo, anche s’è agosto.
Cominciamo, noi, non gli altri.
P.S. – nella prossima puntata di “Al voto! Al voto!” parleremo di militanza politica, di sezioni, circoli…etc…
