È MORTO MELO FRENI, VIVONO LE OPERE SUE
A casa Freni, a pochi passi dal lungomare di Terme Vigliatore, sulle pareti giaccio istantanee,...

A casa Freni, a pochi passi dal lungomare di Terme Vigliatore, sulle pareti giaccio istantanee,...

di Guido Leone, già Dirigente Tecnico U.S.R. Calabria
Quando suona la campanella non rientrano solo libri e quaderni. Rientrano anche ansia, solitudine e in troppi casi violenze. In Calabria il disagio minorile si fa strada fra banchi, rioni,lidi e chat di gruppo. E i numeri pur parziali raccontano una realtà che preoccupa. Le ultime rilevazioni evidenziano che oltre il 68% dei giovani sperimenta comportamenti offensivi o violenti, con circa un ragazzo su cinque vittima continuativa di bullismo. Il progetto regionale Discutiamone a Scuola ha registrato oltre 10.000 accessi agli sportelli psicologici, facendo emergere in modo allarmante fragilità come autolesionismo, ideazione suicidaria e dipendenze digitali.
La Calabria, una regione fragile, parte già svantaggiata. E’ tra le regioni con il più alto tasso di dispersione scolastica e con una forte incidenza di povertà educativa. Crotone e Vibo Valentia sono le province con la percentuale più alta di persone che si fermano alla licenza media:58,1% e 54,4%. A questo si aggiunge il calo demografico che svuota le aule, soprattutto nelle aree interne. Meno alunni significa meno risorse,meno offerta formativa e per molti ragazzi meno alternative.
Secondo i dati Istat sul livello di istruzione nelle 5 province calabresi i divari restano forti. Catanzaro,Cosenza,e Reggio Calabria hanno circa il 14% di laureati, mentre nelle altre due province la quota di chi ha al massimo la licenza media è molto più alta. Dove l’istruzione è più bassa il rischio di devianza e disagio cresce.
Oggi il bullismo non finisce a suon di campanella e non è più solo nel”cortile”, si sposta su WhatsApp,Tik Tok, Instagram. Messaggi, video,esclusioni di gruppo che arrivano a casa e non finiscono mai..
Gli psicologi scolastici segnalano tre fattori che in Calabria pesano di più. La solitudine territoriale nei piccoli comuni dove mancano centri di aggregazione e la scuola diventa l’unico luogo sociale. I modelli violenti, per cui in contesti dove la criminalità organizzata è presente, i rasgazzi scambiano prevaricazione e omertà per forza e rispetto.
E poi le famiglie in difficoltà con la crisi economica che spinge molti genitori a lavorare fuori e con orari lunghi. Manca tempo per l’ascolto.
Negli ultimi anni anche in Calabria sono emersi episodi delittuosi, risse fra minori, aggressioni dentro e davanti le scuole e gruppi che si organizzano sui social per sfidarsi. Non è una emergenza solo delle grandi città. Succede nei paesi anche più piccoli.
A pesare è anche la scarsa presenza di sport e cultura. I dati dell’Osservatorio Openpolis
evidenziano che la Calabria risulta complessivamente la regione ultima in Italia per carenza di impianti sportivi scolastici in cui solo circa una scuola su cinque (il 21,8%) possiede una palestra o una piscina.
Senza spazi per sfogare energie e fare gruppo, la strada diventa spesso il luogo dello scontro.
Non tutto è emergenza però. Molte scuole calabresi hanno attivato sportelli d’ascolto, progetti di peer education,stanno sperimentando la presenza degli psicologi , purtroppo non in tutte le istituzioni scolastiche, e percorsi di legalità con magistrati e forze dell’ordine.
Fondamentale però è la “rete”:scuole, comuni, parrocchie, associazioni, agenzie sociosanitarie .Dove la rete funziona,i ragazzi hanno alternative.
Così come è importante che presso la Prefettura, con compiti di coordinamento, sia possibile creare un organismo di studio e analisi, come potrebbe essere un Osservatorio provinciale sul disagio minorile e giovanile, in grado di monitorare il fenomeno e tracciare delle linee guida di intervento. Infine, è il caso di ripensare il percorso formativo degli attuali e dei futuri docenti questo sì. Nella formazione necessita più preparazione pedagogica e psicologica. Il mestiere dell’insegnante non può essere omologato agli altri, ha una sua specificità che consiste nel non gestire pratiche di ufficio ma relazioni umane intanto e su queste innescare i meccanismi dell’apprendimento. Sono spie di un malessere ,di situazioni di inadeguatezza che forse ci fanno capire che è giunto il momento di iniziare a rivedere i meccanismi di selezione degli educatori; ma che è anche necessario un forte sostegno alla professione docente, riconoscere alla scuola dentro la società l’importanza che merita, richiamare al senso di responsabilità tutti coloro che hanno un ruolo fuori e dentro la scuola nel percorso di formazione dei nostri ragazzi.
