LA RIVOLUZIONE CULTURALE DI ALEC ROSS: METTERE INSIEME INTELLIGENZA E SAGGEZZA
Son 192 pagine, che l’editore Feltrinelli ha spedito in libreria lo scorso ventisei di maggio....

Son 192 pagine, che l’editore Feltrinelli ha spedito in libreria lo scorso ventisei di maggio....

Dapprima arriva Tiberio, lo zio, il fratello di Italo.
Poi, percorrendo un buon tratto a piedi, come se stesse scendendo da largo Cordova, giunge Giuseppe, il figlio di Italo.
È al tramonto dell’undici di settembre che il sindaco della Reggio Calabria nata alla fede con la predicazione dell’Apostolo Paolo sceglie di spalancare il sipario sulla segreteria politica sua: è in corsa per uno dei trenta seggi che andranno a comporre il mosaico del nuovo calabro Consiglio Regionale.
Tutto accade in via Magna Grecia, al civico sedici.
C’è entusiasmo, ci son sorrisi, c’è fiducia, di certo c’è l’orgoglio d’esser parte di una storia.
Giuseppe Falcomatà, magro, ma assai, guance scavate ed occhi luccicosi, abbraccia, scambia battute, ricorda e rammenta: sprigiona l’idea laica di quel che, cristianamente parlando, scriveva Papa Benedetto XVI – “la fede è una storia che si racconta”. Giuseppe Falcomatà incarna, invece, l’assioma secondo cui… la politica è storia che si racconta. E ci si appassiona, ad abbracciar la croce politica, allorquando si ha a che fare con racconti ed esempi che affascinano, che suscitano il sogno d’emularli, di viverli sulla pelle propria, di affidargli le proprie energie quotidiane più fresche.
Giuseppe cresce all’ombra di Italo. Italo si forgia in un consiglio comunale che vede protagonista, tanto per fare un semplicissimo esempio, Gaetano Cingari.
Giuseppe, giunto all’ingresso della segreteria politica sua, attorniato da amici d’ogni età, in special modo giovani – e si notano, ricordiamo a memoria, l’assessore comunale Mimmo Battaglia, i consiglieri comunali delegati Giovanni Latella e Franco Barreca, il presidente del Consiglio Comunale di Melito Porto Salvo Serena Minicuci – guadagna l’interno, gremito, accaldato, tant’è che due grandicelli ventilatori rilanciano aria comunque tiepida. Giuseppe, afferrata una sedia, ci sale su: diviene palcoscenico dell’intervento suo.
Pochi minuti, una decina, sono sufficienti per scolpire nell’animo di sostenitori, avventori e curiosi l’idea, il sogno e, logicamente, il raccolto!
Parla sempre al plurale, mai rinnega volti o storie.
Eppure – e chi scrive s’assume l’intera responsabilità di quel che segue – tanti son coloro che andavano bacchettati, giacché ascesi agli onori dei comunali altari grazie ai trionfi di Falcomatà.
Non compie un mero elenco di cose fatte; indica gli obiettivi centrati, incastonati all’interno di quel gran quadro ch’è l’idea di una Reggio bella e gentile e riformista.
L’unico attimo che lo vede vittima d’un tradimento è quando s’aggrappa al ricordo dolce di Rosetta, mamma sua: la voce lo frega, trema, l’applauso scoppia spontaneo, qualche faccia, dentro alla segreteria o rimasta in strada, volge lo sguardo al Cielo, quasi a voler cercar sorrisi fra il bianco delle nuvole e l’azzurro scuro tramontante.
Altro sguardo, fra i tanti: c’è Demetrio Naccari Carlizzi, ci sono i volti, noti e meno noti, di uno staff che da undici anni suda, tribola e lotta fra i corridoi e le scale di Palazzo San Giorgio. Nessuno s’arrabbi se cito il carissimo amico nostro Peppe Gatto…
E poi, c’è chi c’era ai tempi della primavera di Reggio e chi, invece, c’era già allorquando la falce e il martello erano simboli di una ideologia politica e di una visione dell’italico Paese e non soltanto, come oggi, arnesi del contadino e dell’operaio…
Perché la storia dei Falcomatà è, dice Giuseppe, “sempre stata e sempre sarà dalla stessa parte”.
Il tempo scorre, gli intervenuti cominciano ad andar via; in borsa, in tasca, ripongono i materiali elettorali. La campagna ha inizio. È già iniziata, anzi.
Riguadagnando le strade della quotidianità incrociamo Franco Arcidiaco, che fu, dal 2014 al 2019, delegato alla Cultura del sindaco Giuseppe Falcomatà: lui, Arcidiaco, in tempi assolutamente non sospetti, indicò, dalle colonne del Quotidiano del Sud, proprio Falcomatà quale candidato presidente della giunta regionale dell’intero centrosinistra. Non venne ascoltato.
Ma lui, l’editore Franco Arcidiaco, nonché giornalista e, ovviamente, direttore nostro, non ha battuto ciglio: ha immediatamente fatto propria la suggestione lanciata da Giuseppe. Reggio, che pretende fiducia, deve star dentro al Consiglio Regionale. Concretamente e propositivamente. E il miglior modo per starci, Reggio, potrebbe individuarlo proprio nell’energica figura di un amministratore, Giuseppe, che, nonostante tutto, e tutti, non ha mai abbandonato quel mantra tipico di chi sposa la causa del popolo: “la politica è la forma più alta di carità”.
Non a caso, tal frase, appartiene ad un discorso che Papa Pio XI pronunciò il diciotto di dicembre del 1927… Un’epoca lontana, caratterizzata da un venticello fresco e… monello… Non tanto diverso da quel venticello che ghiaccia le schiene di un popolo, quello calabro, sempre accaldato: vuoi per il clima, vuoi per i problemi, sempre nuovi e sempre uguali…
