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DARIO ANTISERI È MORTO, MA IL SUO METODO FILOSOFICO PUÒ CONTINUARE A VIVERE

Ad avere a che fare con lui si ha l’impressione d’esser dentro ad una bottega, quella d’un tempo, fatta di lignei scaffali e leccornie d’ogni genere, accuratamente riposte sui ripiani, colorate, profumate, accattivanti. Ogni argomento è un genere alimentare, ogni scaffalatura è una delle tante categorie sfruttate per meglio far comprendere ogni quisquilia dell’amata filosofia…

Anche se dobbiamo oramai usar l’imperfetto, o il passato remoto…

Dario Antiseri non appartiene più ai vivi di questo nostro Mondo: col favor delle tenebre, abbandonando l’abitazione sua in quel di Cesi di Terni, s’è trasferito fra le nuvole e il Cielo.

Chi lo ha incontrato, lungo i suoi ottantasei anni, svela che il timor di trattare questioni filosofiche, astruse secondo la vulgata comune, svaniva dopo poche battute: Antiseri esponeva qualsivoglia filosofico dilemma con chiarezza, anzi, affascinando, addirittura coinvolgeva. Chiacchierar con lui era un continuo intrecciare dubbi e scoperte, domande e risposte, certezze e vertigini. Ecco, pertanto, l’accostamento alla bottega dell’epoca che fu: Antiseri introduceva l’argomento, offriva delucidazioni, tracciava collegamenti, quindi ascoltava l’altro, chiunque fosse, qualsiasi considerazione desiderasse condividere. E poi riprendeva il… cammino: narrativo, conoscitivo, filosofico insomma.  

I suoi allievi, poi, tralasciando personali convinzioni politiche e religiose, morali ed esistenziali, acchiappavano, nelle parole sue e, talvolta specialmente nei suoi occhi, sovente capaci d’anticipar il verbo suo, il desiderio di far di loro, di ogni allievo, un Uomo o una Donna culturalmente forte, libero, dedito alla virtù della critica, indisponibile all’adulazione e all’accettazione passiva delle idee e degli interessi altrui.

Stava, Antiseri, accanto al discepolo suo: spronava, correggeva, suggeriva, rispettava vedute diverse, offrendo il suo punto di vista, mai voglioso d’imporlo, però.

Amava la critica, metodo quotidianamente usato: da filosofo integrale, non amava compiacere e detestava esser compiaciuto. Preferiva le domande alle risposte e non sopportava coloro che si vantano della loro verità, spacciandola per la “Verità”.

Innamorato del buon Dio e della Chiesa, fu seguace di Karl Popper: per molti, però, Dario Antiseri era semplicemente il secondo nome sulla copertina di uno dei più diffusi manuali di storia della filosofia, scritto insieme al più conosciuto Giovanni Reale.

Nelle librerie è da poco arrivato I dubbi del viandante (Rubbettino editore), una raccolta di saggi che adesso ha il sapore del testamento spirituale. Vale quindi la pena citare un passaggio da questo libro: la scienza sa, l’etica valuta. L’etica non è scienza. Pluralismo di valori, dunque scelta; scelta, dunque libertà; libertà, dunque responsabilità. Inevitabile la scelta perché inevitabile il relativismo.

Ed ha avuto a che anche con Reggio Calabria: ha collaborato con l’Anassilaos, con il suo centro studi filosofico, fornendo due preziosi contributi al primo Quaderno di Filosofia Anassilaos, Città del Sole Edizioni 2022, curato da Enzo Musolino.

Insomma, non avremo più a che fare coi suoi occhi vispi, con la voce sua chiara e convincente. Potremo però continuare a crescere usufruendo dei suoi libri, cercando d’emulare il modo suo d’intendere la vita. Con atteggiamento filosofico, vero, però, concreto. Proprio come faceva lui, Antiseri Dario.

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