Reverendo Frank Reverendo Frank Corvo rosso Corvo rosso
Mediterranea

Fellini, Flaiano e Coriolano: a Catanzaro Francesco Mazza inaugura una farmacia dell’anima 

Accade, nella vita, purtroppo poche volte, d’incontrare Uomini capaci, con l’esistenza loro, di farti gustare la bontà d’una vita vissuta al servizio degli altri. 

Francesco Mazza – anima di CineSud, direttore artistico del Teatro di Calabria “Aroldo Tieri”, curatore presso Città del Sole Edizioni della collana Teatro, direttore artistico dello stand della regione Calabria al Salone Internazionale del Libro di Torino 2025, autore ed editore di Phocusmagazine.it, e potremmo continuare ancora per un po’ – è Uomo che esiste per esserci nell’altrui esistenza: spende ogni più fresca energia d’ogni sua giornata per idear progetti, realizzandoli, che consentono, agli altri, di maturare, umanamente, culturalmente, spiritualmente, criticamente.  

Sabato prossimo, il sei di dicembre, inaugurerà in quel di Catanzaro, proprio in corso Mazzini 189c, una libreria.  

Lo abbiamo intercettato mentre, in viaggio, s’apprestava a vivere il giorno della laurea della figliuola. C’ha regalato, unitamente ad una porzioncina di tempo suo, piccole riflessioni che, poco per volta, andrebbero meditate. Da chiunque. Dal semplice cittadino all’amministratore pubblico, dal libraio a quanti desiderano esser politici, dal lettore a chi non ha mai carezzato la copertina d’un libro. Insomma, è un primo regalo di Natale che CalabriaPost pone nell’animo dei suoi lettori.  

Fotografo, direttore artistico, produttore, regista, editore, critico fotografico e cinematografico: il sei dicembre, sabato, Francesco Mazza tiene a battesimo “Coriolano”, la libreria. Quando, come, perché sboccia l’idea di creare uno spazio dedicato ai libri? 

L’idea di aprire una libreria mi accompagna da molti anni, quasi un filo sotterraneo che collega tutte le mie diverse attività: la fotografia, il cinema, la critica, l’editoria. In ognuna di esse, il libro è sempre stato un punto d’origine e di ritorno. Finché ho sentito il bisogno di un luogo fisico che potesse accogliere questa mia relazione con la parola scritta. È nata così “Coriolano”: un desiderio di dare alla città uno spazio che non fosse solo commerciale, ma culturale, affettivo, vivo. Per questa avventura ho scelto una spalla di notevole valore, il giornalista Raffaele Nisticò, acuto osservatore delle dinamiche esistenziali del nostro tempo. Senza la sua competente presenza non avrei mai potuto immaginare l’apertura della libreria/laboratorio Coriolano.  

Perché proprio “Coriolano”? 

Coriolano” è un nome che evoca una stratificazione di significati. Intanto è personaggio storico dell’antica Roma repubblicana, fortemente caratterizzato dall’uso combinato della forza e della ragione. Toccato da vicende storiche e dilemmi interiori così netti da interessare successivamente menti eccelse come Shakespeare che ne ha fatto il protagonista di uno dei suoi drammi storici e Beethoven che ne trasse ispirazione per la possente ouverture che ne porta il nome. 
Coriolano è riferimento letterario forte, drammatico, quasi ascetico, ma soprattutto è un simbolo di identità e di carattere. Mi piaceva l’idea di una libreria che avesse un nome evocativo, non immediato, che invitasse alla scoperta. E, come spesso accade, un nome arriva prima ancora della sua destinazione: “Coriolano” è suonato, da subito, come il nome giusto. C’è da dire che lo spunto principale nasce dal luogo fisico che ospita la libreria: fu proprio nel mio locale che nel 1897 lo scrittore viaggiatore inglese George Gissing scrisse le paginette che dedicò alla città di Catanzaro nel suo arcinoto “Sulle rive dello Ionio”. L’attuale spazio era la hall dell’albergo Centrale, oggi chiuso ma perfettamente integro nella struttura. Fu da quel libro che Federico Fellini, attratto dal cognome del proprietario dell’albergo, Coriolano Paparazzo, decise insieme a Ennio Flaiano di assegnarlo al fotografo della “Dolce vita” interpretato da Walter Santesso. Scelta fortunata, perché da allora attribuita a tutta la celebre categoria non solo professionale ma anche umana. “Paparazzo” è forse il neologismo più famoso al mondo, non mai tradotto in altra lingua.  

Con quali sentimenti affronti questa nuova avventura? 

Avverto un misto di entusiasmo, timore e gratitudine. Aprire una libreria oggi è un atto di coraggio ma anche un gesto d’amore verso i libri e verso la comunità che li abiterà. Mi ci avvicino con la cura del farmacista dell’anima, sì, ma anche con l’umiltà dell’artigiano che costruisce un luogo immaginato pagina dopo pagina, incontro dopo incontro. 

“Coriolano” aspira a essere punto d’incontro e di stimolo per le coscienze? 

Assolutamente sì. Corso Mazzini è un’arteria importante della città di Catanzaro, ma da troppo tempo sta lentamente perdendo la sua identità originaria di luogo d’incontro e di confronto. “Coriolano” nasce nel tentativo di riattivare queste dinamiche, questo flusso. Vorrei che fosse un luogo in cui ci si possa fermare a pensare, respirare, confrontarsi. Non solo una libreria, ma una casa del dialogo, della curiosità e della bellezza. Uno spazio che restituisca al libro la sua funzione originaria: mettere in movimento il pensiero, acquisire una coscienza critica per contribuire a una socialità migliore.  

Qual è la selezione di testi in vendita? Su quali criteri si basa? 

La selezione è accurata, è prevalentemente cura di Lello (Raffaele, ndr) e, in un certo senso, ha carattere “militante”: privilegia la qualità, la ricerca, le voci che meritano di essere scoperte o riscoperte. Ci saranno i grandi classici, certamente, ma anche molta editoria indipendente e tanta editoria calabrese, accanto a testi di saggistica contemporanea, fotografia, cinema, arte, filosofia. Non mi interessa inseguire le mode – anche se, per ovvi motivi, non mancheranno certo i libri novità più richiesti del momento – quanto proporre testi che abbiano un valore intrinseco, una profondità, un perché. 

Quanto è affascinante aprire una libreria in un’epoca dominata dall’online? 

È affascinante nel suo essere controcorrente. Viviamo un tempo in cui tutto è rapido, liquido, volatile. Una libreria, invece, è un luogo che chiede lentezza, attenzione, intimità. È un gesto quasi rivoluzionario spalancare una porta e invitare le persone a fermarsi, a sfogliare, a parlare. Credo che oggi ci sia un grande bisogno di esperienze reali, tattili, condivise. Una libreria, come la intendiamo noi, soddisfa questo bisogno. Bisogno che sarà in un certo senso “istituzionalizzato”.  

In quale senso? 

Gli eventi saranno parte integrante della vita della libreria: presentazioni letterarie, incontri con autori, piccole proiezioni, rassegne dedicate, laboratori creativi, momenti di condivisione artistica. Stiamo già lavorando a un programma che intrecci letteratura, teatro, fotografia e cinema — settori in cui mi sono sempre cimentato. Non anticipo troppo, ma ci saranno ospiti di rilievo e format originali. Questo prossimo 2026 sarà dedicato al tema del disagio giovanile, tutte le attività ruoteranno attorno ad esso.  

In tutto questo fervore di iniziative, trovi anche il tempo per riposare? 

Riposare per me è concetto relativo. Più che fermarmi, cerco di alternare movimenti: dal set alla scrivania, dalla macchina fotografica ai libri. Il mio “moto perpetuo” non è frenesia, ma curiosità: è ciò che mi tiene in equilibrio. Ho voglia di crescere, di esplorare nuove situazioni, di frequentare nuove strade. E sì, ogni tanto un istante di quiete lo trovo, spesso proprio tra le pagine di un libro che avverto la necessità di conoscere. Nella mia infanzia, povera di libri, non ho letto nulla. Ma ero come il piccolo Tibi in “Tibi e Tascia” di Saverio Strati: “Vorrei avere tanti libri, per leggerli. Leggerei dalla mattina alla sera, senza mai stancarmi, per imparare e sapere come è fatto il mondo”. Era povero Tibi, era povero Saverio Strati. 

Grazie di cuore, caro Francesco. 

Buon cammino, alla libreria tua! Buona vita a Te e, mi sia concesso, grazie al mio direttore, Franco Arcidiaco, che non perde occasione per far giungere, nella Vita mia, Uomini capaci di rendermela bella davvero. Uomini da… imitare.  

Uomini come Francesco Mazza, o Franco Arcidiaco!   

Torna in alto