Fondazione Corrado Alvaro, il TAR annulla il commissariamento: bocciata la decisione della Prefettura
SAN LUCA – Il Tribunale Amministrativo Regionale della Calabria ha annullato il provvedimento con cui...

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«Il 17 febbraio 1970 la moglie ventiseienne di MacDonald, Colette, allora incinta, e le loro due bambine, Kimberly, di cinque anni, e Kristen, di due e mezzo, vennero bastonate e accoltellate a morte nella casa di famiglia, a Fort Bragg, in North Carolina, dove MacDonald era di servizio come medico in un’unità dei Berretti Verdi». Ci sono almeno tre livelli, all’interno del saggio Il giornalista e l’assassino (Con uno scritto di Emmanuel Carrére, Traduzione di Enzo d’Antonio, Adelphi, Milano, 2026) di Janet Malcom. Il secondo livello è, proprio, quello del triplice delitto avvenuto nel 1970. Il primo livello è dato dalla ricostruzione che l’autrice (a partire dal 1° settembre 1987) fornisce dell’intera vicenda: che comprende il «tradimento calcolato» di Joe McGinniss nei riguardi dell’assassino Jeffrey MacDonald, nel momento in cui quest’ultimo ha deciso di metterlo a parte dell’accaduto, ai fini della pubblicazione di un libro. Il terzo livello è quello più interessante. Il Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, infatti, recita: «Il Congresso non potrà fare alcuna legge che stabilisca una religione di Stato o che proibisca il libero esercizio di una religione; o che limiti la libertà di parola o di stampa; o il diritto del popolo di riunirsi pacificamente, e di rivolgere petizioni al governo per la riparazione di torti». In questo senso, l’incontro tra McGinniss e MacDonald costituisce la posa in esecuzione di una relazione/scambio di reciproche informazioni che, nel corso del processo intentato da MacDonald nell’estate del 1984, furono anche considerate come un «ritratto contraffatto», una serie di «espedienti scorretti», frutto di «piaggeria», delle «non verità», locuzioni intese a «fuorviare»; insomma, un vero e proprio «omicidio spirituale». In che misura la stampa è libera? Di quali mezzi (leciti o illeciti, se non altro eticamente) si può servire il giornalista per carpire informazioni dall’intervistato? Ma, soprattutto: che valore ha un libro come Fatal Vision – scritto, effettivamente, e pubblicato da McGuinniss sulla scorta del materiale (artatamente? capziosamente?) raccolto intorno a MacDonald? Tutta una serie di questione che il libro della Malcom ha il merito di sollevare con una certa verve a tratti, è doveroso dirlo, anche auto-lesionistica nei confronti del mestiere da lei stessa esercitato. I tre livelli, dei quali si è detto, possono essere riassunti così. Primo livello: la ricostruzione. Secondo livello: il delitto. Terzo livello: il tradimento. « “Dottor Elliot”, domandò Bostwick nel suo interrogatorio (…) “secondo lei è lecito per un autore che stia cercando di ottenere informazioni da un soggetto vivente, su cui si accinge a scrivere, dire a siffatto soggetto vivente qualcosa che in realtà l’autore non crede corrisponda a verità, la fine di ottenere maggiori informazioni da quel soggetto?”». «Che differenza c’è tra una bugia e una non-verità? Semplice. Nel caso della bugia, c’è di mezzo l’intenzione delittuosa, il dolo. Non così con la non-verità. Se va a una rimpatriata trentennale, tutti i presenti dicono non-verità. Tutti. “Oh, stai benissimo!”. Quel tipo di commenti». «Io non credo all’etica della situazione e di certo non credo che i giornalisti debbano mentire e distorcere i fatti per indurre gli altri a collaborare con loro». McGinniss «era troppo impegnato nel processo di trasformazione della scrittura in merce». Si è detto, e lo si ripete, che il merito di questo libro è quello di porre i problemi, più che di risolverli. La Malcom sembra incoraggiarci ad andare a fondo nella questione del rapporto giurisprudenza-scrittura ed in quella, molto più generale, della relazione tra la scrittura e la vita. Il valore di un’opera (letteraria o giornalistica che sia) è inficiato dal fatto che le informazioni ottenute per realizzarla siano state estorte con la «frode»?
