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IERI RECLUDEVA, OGGI LIBERA

Un tempo eran celle, oggi sono aule. Gli ambienti comuni accolgono prove, lezioni, laboratori e attività culturali. E ancora: sale dedicate alla recitazione e al movimento, uno studio di doppiaggio, spazi per le attività audiovisive, un teatro da circa cento posti e un cortile in pietra utilizzato per incontri e spettacoli all’aperto. Gli allievi, insomma, passano dallo studio alla pratica senza uscire dalla Scuola: dalla preparazione vocale e fisica alle prove, fino al confronto con il pubblico e con il set.

Un tempo era il Carcere 1904 di Cittanova, nel cuore della Piana di Gioia Tauro. Oggi è la Scuola di Recitazione della Calabria, fondata dall’attore e regista reggino, di Rizziconi, Walter Cordopatri.

Nata per colmare quel vuoto, restituendo al territorio uno spazio che altri avevano dovuto cercare altrove, la Scuola di Recitazione della Calabria, narra Cordopatri, sbocciò domenica 15 maggio 2016: cominciai a scrivere il progetto, dandogli un’identità, dei colori e un nome. Tra mille difficoltà e con grande caparbietà, mi misi alla ricerca di docenti e collaboratori. Un passo alla volta, tutto prese forma. Il 21 gennaio 2017 la SRC fu inaugurata ufficialmente all’interno del Polo Solidale per la Legalità “Francesco Vinci”, messo a disposizione dal Comune di Cittanova. All’inaugurazione parteciparono rappresentanti delle istituzioni locali e regionali, il primo gruppo di lavoro, il corpo docente e i primi allievi. Al mio fianco c’era anche Giorgio Colangeli, che sarebbe presto diventato il coordinatore didattico della Scuola: un attore e una persona straordinaria che stimo profondamente.

Pertanto, chiosa Cordopatri, la SRC è un sogno realizzato e, insieme, un punto di partenza per altri giovani sognatori: una realtà necessaria, una scuola di tutti e per tutti, fondata sulla convinzione che ogni persona, da nord a sud, debba avere la possibilità di scegliere, studiare, crescere e imparare a conoscere sé stessa in mezzo agli altri. E l’ex carcere di Cittanova è stato restituito alla comunità come luogo di formazione, inclusione e libertà. Un carcere è diventato una scuola, una cella è diventata un’aula: l’arte ha dato un nuovo significato a sbarre e grate.

Il 1° luglio 2018, poi, il Cineteatro “Rocco Gentile” di Cittanova ospitò Tre civette sul comò, la prima produzione teatrale della Scuola di Recitazione della Calabria.

Tre Civette sul Comò è un sapiente mix tra comicità e nonsense, per la regia di Dimi de Delphes. Un evento di assoluta qualità, con la prestigiosa collaborazione del Direttore di Scena Paolo Merlini, vero punto di riferimento per il teatro italiano. Sul palco, a dare forma alla narrazione, le attrici e diplomate della Scuola di Recitazione: Annalisa Schiavone, Caterina Filardo e Domiziana Sapone.

Tre civette sul comò, scritto da Romeo De Baggis, non presenta azioni, ma dialoghi stralunati, irreali, al limite del demenziale. Un percorso costruito sulla percezione di sé stessi e dell’altro, che mette lo spettatore di fronte ad una realtà improbabile ma tutto sommato possibile. Protagoniste della pièce sono tre anziane sorelle, economicamente povere: l’eccentrica Agnese (Domiziana Sapone), la cui follia è degna di uno dei migliori personaggi del cabaret; la premurosa e dolcemente svagata Virginia (Caterina Filardo), che, pur essendo cieca, riesce a sbrigare tutte le faccende domestiche; la “futurista” Matilde (Annalisa Schiavone), sempre alla ricerca di una eleganza nell’abbigliamento, che ormai non può più permettersi.

Insomma, chi desidera avvicinarsi alla recitazione e chi vuole trasformarla in una professione, attraverso percorsi pensati per età, obiettivi e livelli di preparazione diversi, non può non… recarsi in… carcere! A Cittanova!

Lì la recitazione si studia attraverso un lavoro concreto e quotidiano. Tecnica, ricerca personale e pratica scenica procedono insieme: il corpo, la voce, l’ascolto, l’immaginazione e la relazione con gli altri diventano gli strumenti con cui ogni allievo impara a costruire un personaggio e a dare verità all’interpretazione.

Anche perché, soleva ripetere Eduardo De Filippo, il teatro non è altro che il disperato sforzo dell’uomo di dare un senso alla vita.

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