IdeocoopSpazio Open
Reverendo Frank Reverendo Frank Corvo rosso Corvo rosso Occhio al Degrado Occhio al degrado
Calabria verde campagna antincendio
Università mediterranea

IL BUCO SENZA LA MENTA

«Le quattro./Pesanti, come un colpo/ “A Cesare quel che è di Cesare, a dio quel che è di Dio!./ Ma a uno/ come me-/ che posto spetta?/ Dove sta il covo approntato per me?». Così il poeta avanguardista Vladimir Majakovskij nella poesia «Al proprio, amato sé, dedica queste righe l’autore». Sia esso «covo» o tana, nascondiglio, riparo, rifugio, «concavità, rientranze e sporgenze», sempre e solo di «buco» si tratta. Buchi. Un viaggio filosofico (Traduzione di Libero Sosio, Fuoriscena, Milano, 2026) di Roberto Casati e Achille C. Varzi intende «rendere ragione del fatto che spesso noi pensiamo in termini di buchi, e che abbiamo buone ragioni di farlo». Come in un incalzante boogie woogie, i due autori, qui in perfetta forma (il volume è stato meritoriamente ristampato da Fuoriscena ma, nella sua prima edizione americana, risale al 1994; prima edizione italiana: 1996), approntano «un atteggiamento realistico verso i buchi» che passa attraverso la topologia, la morfologia e la mereologia. «Se i buchi sono qualcosa devono essere reali; non è possibile reperire dei buchi puramente potenziali in un oggetto». I buchi «non fanno parte degli oggetti materiali che li ospitano (anche se a volte è proprio attraverso la rimozione di una parte di tali oggetti che si crea un buco); sono, piuttosto, corpi immateriali, aggrappati ai loro ospiti e dotati qualche proprietà molto primitiva». Come ci ha insegnato Eduardo De Filippo, «Questi fantasmi»  sono elusivi, parassitano il loro ospite e ne sono dipendenti ontologicamente, hanno una forma, posseggono una qualche capacità/disposizione, sono soggetti a riempimento, sono evidenziati da una discontinuità in una superfice, sono «individui» («particolari superficiali»), sono sempre «in» qualcosa ma sono fatti di spazio e non di materia (o meglio di «materia non qualificata»), sono entità funzionali a qualcosa, possono avere parti e stanno nella relazione parte-tutto con sé stessi, sono plastici. Nel 1980 Ruggero Deodato ha girato un film molto controverso: «Cannibal Holocaust». Alla fine di questo film, il professor Harold Monroe si pone una domanda: «Mi sto chiedendo chi siano i veri cannibali?». Lo sono, forse, i buchi nei confronti di chi li ospita, oppure, lo sono gli ospiti nei confronti dei buchi? Fatto sta che questi «corpi immateriali» sono esattamente come «il buco senza la menta» – parafrasi del famoso slogan pubblicitario delle caramelle Polo negli anni Ottanta. Parafrasi, a propria volta, di una celebre boutade. Questa. C’è Dracula che insegue un uomo lungo una strada. Dracula insegue un uomo e costui gira l’angolo della strada. Dracula arriva lì, e lo sta per addentare. L’uomo, a quel punto, tira fuori una confezione di caramelle Polo e la porge al vampiro per cercare di placarlo. A quel punto, Dracula, però, gli dice: «Buon sangue, non mente!». Ora, a costo di non voler fare «un buco nell’acqua»: rimane una domanda precisa da porsi. Bisogna, cioè, «scoprire che tipo di cose siano i buchi». In un mondo «pesante» (nel quale l’economia è prettamente materiale), i buchi si trovano a essere «corpi immateriali»; postmoderni esemplari di una proto-Web-economy dentro un contesto ancora del tutto moderno. I buchi sono, dunque, avanguardisti, come lo era lo stesso Vladimir Majakovskij… E c’è di più. Essi operano come travet all’interno di un’economia digitale e ormai quasi del tutto smaterializzata portandosi dietro le caratteristiche del lavoro attuale: mobilità, flessibilità, precarietà. «I buchi sono entità sfuggenti» ma hanno costante bisogno di cannibalizzare delle entità prominenti. «I buchi non dipendono necessariamente dai loro ospiti.  Essi però dipendono necessariamente dal fatto di essere ospitati da oggetti reali». «Le entità immateriali non sono percepibili direttamente; però le possiamo percepire mediatamente attraverso la percezione di entità materiali da cui esse dipendono per la loro esistenza (…) o con cui intrattengono determinate relazioni spaziali». Insomma, se vedo il bianco con la doppia scritta Polo separata da due puntini, posso dedurre che nel mezzo della menta ci possa essere qualcosa come un buco. Ammesso che esso ci sia… «Il buco senza la menta» è, però, il «che cos’è?» del buco; la sua definizione. E per quella dovremo attendere di avere un «buco» in agenda durante le nostre attività lavorative. O, «l’ora buca», nel mio caso …

Ricerca Avanzata

Cerca negli archivi per data, categoria e testo.

Torna in alto