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“IL CLIMA D’UNA INTERA STAGIONE”

«Oggi, in una spirale che si autodetermina, la ricerca capitalistica di sempre maggiori profitti si riduce in ulteriore velocità nell’innovazione produttiva, che a sua volta viene a incidere in modo crescente e diretto, senza altre mediazioni, sulle forme primarie dell’umano». Così, Aldo Schiavone (Occidente senza pensiero, Il Mulino, Bologna, 2025) sintetizza la «nuova età del mondo» che caratterizza questo «secolo di passaggio» nel quale tutti noi  stiamo vivendo. Siamo dentro il solstizio d’inverno. La fine di un ciclo e l’inizio della rinascita della luce. Un momento di riflessione e di speranza che simboleggia la vita che ritorna dopo il periodo più oscuro. La luce? Nei dintorni di questo 21 dicembre c’è «un sistema di mercati completamente derergolato, lasciato a sé stesso, e alle pressioni che subisce a opera dei grandi monopoli». «L’intermittenza del pensiero su cui contare sta facendo somigliare così il nostro tempo a una vertiginosa fuga nel buio, che trascina con sé interi popoli intellettualmente disarmati ed emotivamente turbati; privi di strumenti per capire e di visioni aggiornate della realtà di cui disporre, sia pure provvisoriamente; di nuove verità, per quanto relative; di autentico sapere critico; che possa arrivare direttamente al cuore delle cose – semmai anche per iniziare a rivoltarle». Il discorso accorato di Schiavone, del resto all’interno di un libro riuscito e parecchio rilevante, si rivolge principalmente all’Europa. Il Vecchio Continente nel quale, una volta i chierici avevano tradito; e nel quale, oggi, gli intellettuali non ci sono più. Siamo di fronte, al pari di quella sciasciana di Ettore Majorana, a una vera e propria «scomparsa» di coloro che sapevano restituire alla loro epoca un «tono», che erano in grado di «definirla»; «l’insieme di quell’impianto intellettuale contribuiva a mantenere vivo un rapporto tra razionalità e presente, fra giudizi politici e riflessione morale, che determinava il clima di un intera stagione». Il solstizio d’inverno non ha, dunque, più il proprio «clima». La stagione, le stagioni, e la «quattro stagioni» sono attraversate da «una pressione disgregativa in cui si mescolano pulsioni reazionarie e vocazioni all’ipermodernità». Le moderne democrazie-liberali «nella percezione collettiva del nuovo sentire popolare d’improvviso risultano lente, invecchiate e legate su corpi intermedi – partiti, sindacati, assemblee elettive – non ritenuti più all’altezza del proprio compito, ma giudicati solo inutili ricettacoli di corruzione». Il pranzo, anzi la pizza, è servita! Aldo Schiavone traccia, dunque, la ricognizione di un luogo dello spirito. Le grandi masse sociali, che, fino al 1989, hanno rappresentato l’asse portante della storia, si sono trasformate in un «groviglio»; un «pulviscolo sociale» senza più orientamento, direzione, prospettiva e punti di riferimento. Proprio sulla «direzione» (intellettuale e morale), a suo tempo, aveva tanto insistito Antonio Gramsci, quando stava delineando il suo «intellettuale organico». Ma la «direzione» può indicare due cose: la capacità di dirigere e anche una meta, uno scopo, un fine (da raggiungere). In questo senso, questo Occidente senza pensiero non solo è disarmato; è spaesato, disorientato, anomico. Per riaccendere la miccia, dice ancora Aldo Sciavone: «è questa attitudine critica che dobbiamo innanzitutto recuperare, la capacità di rimettere in discussione (…) la realtà di fronte a noi». Il sole sorgerà ancora. Magari non sarà il Sol dell’Avvenire, ma qualcosa deve pure accadere. «Una volta c’erano tra noi i Maestri», adesso la classe è vuota ed è lasciata a sé stessa. Il ruolo dell’intellettuale non è quello di fare il bidello. E nemmeno il dirigente scolastico. E’, invece, quello di prendere in mano la situazione. Senza pensiero non c’è Occidente, ovvero non c’è Occidente che tenga. «La nuova forma del Male nella storia» non è il populismo e neppure il sovranismo o il corporativismo o l’identitarismo; piuttosto «una specie meccanismo unico tecnofinanziario sovranazionale, rimasto privo di alternative su scala mondiale». L’astratto ha preso il posto del concreto. Ma questa astrazione non è un’idea, un concetto, una formula o una tesi. E’ l’evoluzione conseguente del capitalismo. Ma l’economia è struttura; tutto il resto (la sovrastruttura nella quale «galleggiano» gli intellettuali e il pensiero) deve imparare, adesso, a nuotare.

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