Menomale che Giuseppe c’è
È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...

È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...

Volto scavato, fisico asciutto, slanciato, ancorato alla Terra ma proteso verso il Cielo e, al contempo, curvo per abbracciare, ascoltare, chi, il buon Dio, gli poneva accanto, o davanti.
Il professor Domenico Minuto, magari d’accordo con Maria Madre della Consolazione, ha scelto il lunedì santo per prender possesso dei suoi appartamenti nella Gerusalemme Celeste. Ha scelto il giorno in cui la liturgia suggerisce di meditare un passo tratto dal Libro del Profeta Isaia: Così dice il Signore Dio, che crea i cieli e li dispiega, distende la terra con ciò che vi nasce, dà il respiro alla gente che la abita e l’alito a quanti camminano su di essa: «Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano; ti ho formato e ti ho stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre».
In fondo, Minuto, ha vissuto per aprir gli occhi ai ciechi e per far venir fuori quanti restavano reclusi causa lugubri tenebre. Ha insegnato: soprattutto, però, ha fatto di tutto per condividere con gli altri ciò che, giorno dopo giorno, scopriva. Non s’è mai posto al di là della cattedra: s’è sempre seduto accanto ad ogni altro. Non è mai stato geloso delle sue carte, le ha rese fruibili a chiunque.
Con Antonella Cuzzocrea e Franco Arcidiaco, cuori e menti di Città del Sole Edizioni, che nel suo catalogo custodisce tante preziose originali ricercatissime opere del Minuto, Mimmo intratteneva un rapporto, oserei dire, di autentica fraternità culturale.
Antonella mi raccontava che ogni qualvolta ho un dubbio, su un termine o un’epoca particolare, telefono al prof. Minuto. Gli sottopongo il quesito: lui, con calma, quasi prendendomi per mano, mi conduce fra i meandri della Storia, della Letteratura, della Geografia. E la mia mente, spinta da un quantitativo eccezionale d’informazioni, considerazioni, chicche, comincia a crear collegamenti, mappe concettuali. Riposto il telefono, poi, mi sento appagata, arricchita, grata, serena. Franco, invece, ha messo in mezzo pure me!
Mimmo Minuto vive un’amicizia genuina col preside, oggi in pensione, Angelo Vecchio Ruggeri: i due, a un certo punto, decidono di dar vita a delle chiacchierate, impasto vero di Cultura e… àncora di salvataggio reciproco. Tutto accade allorquando il coronavirus decide d’imperversare sulle nostre strade e nelle nostre vite: lo scambio diviene epistolare. Logicamente il mezzo usato è il computer e le lettere son mail!
Ne vien fuori un carteggio strabiliante, che, i due, condividono con Arcidiaco. Che, Arcidiaco, condivide con me, suo editor presso Città del Sole: ne verrà fuori un gran bel libro. Ti ho girato tutto sulla tua mail. C’è pure l’indirizzo di Vecchio Ruggeri, contattalo, fissate un appuntamento a Open, fammi sapere. Mi disse Franco, a dicembre del 2024.
Il 13 febbraio 2025, alle ore 10,30, a Spazio Open, s’alzò il sipario su quel cantiere che avrebbe portato alla nascita de La fonte e il bicchiere. Conversazioni con Domenico Minuto (https://cdse.it/libro/la-fonte-e-il-bicchiere/1543), un libretto che, oggi, possiamo serenamente considerare come il… testamento spirituale di Domenico Minuto.
Quel dì creammo la cornice, collocammo la tela e, Angelo&Mimmo ordinarono tutti quegli “affreschi” contenuti in ciascuna mail.
Poi, una volta giunti alla bozza stampa, chiedemmo ad Antonella d’intervenire per lavorare alla copertina: venne fuori un piccolo capolavoro, dal color tenue a con un quadro di Pedro Cano, uno tra i più grandi pittori spagnoli contemporanei, maestro nella tecnica dell’acquerello.
E se a luglio il libro vide la luce, in settembre e a Spazio Open, vivemmo un’affollatissima presentazione.
Con voce calma, pacata, serena, Mimmo Minuto svelò genesi e motivazioni del libretto, elogiando l’amicizia e l’amico Angelo, grato con la Casa Editrice e gli editori suoi. Fu un incontro non proprio breve ma di certo avvincente, arricchente. Minuto non diede mai, in vita suo, sfoggio culturale: qualsiasi suo intervento è sempre stato strutturato in maniera semplice, seppure ancorato a fonti certe, ricco di dettagli, profondo perché frutto di lunga e meticolosa meditazione.
Ed oggi, che la pesante pietra è stata appena rotolata innanzi l’ingresso di quel sepolcro che custodisce le mortali spoglie del professor Domenico Minuto, a noi cosa resta? I suoi libri, certamente. I suoi tanti interventi in convegni, eventi d’ogni tipo, trasmissioni web, radio e tv.
Ma, in assoluto, rimane il sorriso suo, buono, paterno e materno insieme. E quel gesto, puntuale e spontaneo: la sua mano che cerca la mia, la tua. Per stringerla in una morsa ossuta e ferma, calda e speranzosa.
Speranzosa, si!
Perché chi ha incrociato Mimmo Minuto testimonia d’aver subito svoltato, nella vita sua: perché Mimmo, dell’altro, si prendeva cura. E in quel prendersi cura gli spalancava innanzi variopinte praterie, da scoprire, da percorrere, da far proprie. Le praterie del Sapere, le uniche che rendono veramente libero un Uomo. Affinché diventi Uomo, fino in cima! (come soleva ripetere don Tonino Bello)
