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IL SINDACATO, LA STORIA, LA POLITICA

Il problema non e’ un sindacalista che decide di fare politica.
Ci sono molti casi in tal senso e tanti davvero di valore. Un caso a parte, poi, rappresentano Pastore e Marini che erano padri fondatori e capi corrente: erano politici e sindacalisti tutt’uno, nel contesto speciale della Prima Repubblica, della DC.
Portare in politica i temi del lavoro e della giustizia sociale e’ meritorio e assolutamente necessario.
Magari gli operai, i lavoratori dipendenti, la working class, tornassero in Parlamento!
In questo contesto, per questo fine, soprattutto oggi, in regime di piena alternanza delle maggioranze, un ex dirigente apicale può e deve mettere le giuste distanze tra il precedente ruolo e la nuova scelta, deve decidere in autonomia per l’impegno nell’ agone pubblico (può acquisire così credibilità), deve metterci la faccia candidandosi in Parlamento o in altri consessi democratici, per venire così giudicato dagli elettori.
Nel caso recentissimo della CISL, invece, le cose sono andate diversamente:
nessuno stacco, nessun paletto, nessun distinguo, nessuna candidatura nelle mani dei cittadini, ma tutto in continuità dopo una stagione sindacale piena di distinguo rispetto alle altre sigle confederali e a rischio di appiattimento sulle posizioni dell’esecutivo, come se ci fosse un legame diretto, organico, tra le funzioni di un ex segretario generale e quelle di un sottosegretario di Governo, nominato tale appena concluso il mandato di rappresentanza dei lavoratori.
In questo caso, quindi, la dinamica non e’ democratica ma di potere.
Il sindacato, così, viene piegato ad esigenze di Governo estranee alla propria natura, sterza verso mondi che non gli appartengono e svilisce il ruolo autonomo dei lavoratori riuniti nella confederazione per tutelare i propri interessi, per stipulare contratti, non per appoggiare dall’interno il partito della Presidente del Consiglio.
C’e’, poi, una questione culturale, di fondazione ideale e programmatica della CISL.
Il sindacato dei lavoratori, infatti, nasce da componenti chiaramente anti fasciste, le anime sono tre: democristiana, repubblicana e socialista democratica.
L’attuale movimento della dirigenza – completato da questa ultima nomina governativa – verso posizioni destrorse (si pensi anche all’atteggiamento tiepido a fronte della torsione autoritaria contenuta nel Decreto Sicurezza) tradisce la storia della CISL e rischia di allontanare i lavoratori più consapevoli di cosa significhi davvero appartenere ad un’organizzazione sindacale democratica.
Per fortuna, dentro il sindacato plurale e complesso, ci sono voci in dissenso che credo sia necessario si riconoscano, lavorino insieme, per giungere, presto ad una correzione di rotta.
La destra italiana – quella contraria ad una politica salariale di rilancio del benessere e dei consumi, quella che ha una cultura padronale nemica del confronto diretto ad acquisire nuove tutele e garanzie per chi lavora, quella che disconosce il divario di potere insito nel “patto leonino” tra il capo e il dipendente lasciato da solo a trattare sul proprio lavoro, quella che ha in spregio lo sciopero e gli strumenti nonviolenti di disobbedienza civile, quella che interpreta i diritti come concessioni, quella che attraverso il mito della pace sociale realizza solo la tacitazione autoritaria del dissenso, quella che tollera i contratti collettivi “pirata”, quella che non festeggia il 25 Aprile e che soffre di mutismo selettivo per non allontanarsi le simpatie degli estremisti illiberali e degli eversivi, quella che confonde la partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’impresa con il corporativismo, quella che disconosce gli scritti e le battaglie di Aldo Moro per “l’ideologia necessaria” Antifascista, quella che non sa chi sia Pierre Carniti e ignora il vero significato democratico e riformista dell’autonomia sindacale opposta all’ideologismo esasperato, di qualunque colore sia – non ha bisogno della CISL, ha già le sue sigle “gialle” al seguito, ha le sue appartenenze, il suo percorso.
La storia del Sindacato dei Lavoratori, per fortuna’, e’ totalmente altro.

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