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L’archeologo dell’umano

È don Nino Ventura, protopapa a Reggio Calabria, a raccontar la bellezza dell’essere sacerdote, a farci scoprire quanto sia per noi “utile” sostenere, anche concretamente, i preti nostri.

Fra i tanti interrogativi che assillano l’uomo, ve n’è uno che, troppo spesso, ottiene risposte incomplete, talvolta false, tal altra folli!

La domanda? Eccola: quanto guadagna un prete?

Il prossimo ventuno di settembre, domenica, l’Italia vivrà la XXXVII Giornata di sensibilizzazione per il sostentamento del clero. Una iniziativa voluta per spalancare il sipario sul… retrobottega dei preti: la loro missione, l’agire loro, quei soldini destinati al loro sostentamento…

Ecco perché, annualmente, la Conferenza Episcopale Italiana indica una data e sceglie uno o più parroci chiamati ad essere, come dire, narratori della loro quotidianità. Sta a loro, usando l’espressione tanto cara al reggino San Gaetano Catanoso, raccontare il loro essere gioiosi asinelli del Signore

Nell’anno giubilare 2025 le telecamere del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa Cattolica sono sbarcate in Calabria, a Reggio, andando a bussare al portone della Chiesa di Santa Maria della Cattolica dei Greci.

Lì v’è don Nino Ventura, trentasettenne con dodici anni di sacerdozio sulle spalle: parroco, anzi, protopapa della parrocchia, appunto, della Cattolica, assistente diocesano dell’Azione Cattolica Ragazzi, segretario dell’Arcivescovo reggino Mons. Morrone.

La chiesa di Santa Maria della Cattolica dei Greci in epoca bizantina fu il principale luogo di culto della città, anche se nel medioevo, con la latinizzazione del rito, perse di importanza, pur rimanendo concattedrale di rito greco. Dopo il sisma devastante del 1783 fu ricostruita in stile neoclassico, anche perché dal 1818 il protopapa non era più indipendente dal vescovado e ormai di bizantino la chiesa ha mantenuto solo il nome e il titolo.

È in tal contesto che opera don Nino.

Per scoprir la giornata sua, e di quanti gravitano attorno al Tabernacolo in quel fazzoletto di Terra e d’Umanità, è opportuno guardare un video – https://www.unitineldono.it/le-storie/reggio-calabria-sentirsi-a-casa-per-ritrovare-davvero-se-stessi – realizzato da Giovanni Panozzo e titolato Archeologo dell’umano.

A un certo punto don Nino dice proprio così: talvolta sento d’essere un archeologo dell’umano. Sono chiamato a scendere in profondità, tentando d’arrivare al cuore delle persone, cercando di non arrecare fastidio, evitando d’essere ingombrante. Cerco di toccare alcune cose, che nel cuore dell’altro albergano, cerco di metterle a posto.

Poche parole, capaci di svelare il segreto del sacerdozio: essere, nella vita dell’uomo, carezza amorevole del Padre, abbraccio caldo della Madre, vento che orienta come lo Spirito Santo…

Destinare, domenica prossima, o quando lo si riterrà più opportuno – è sufficiente collegarsi al sito www.unitineldono.it per scoprire le tante modalità utili a destinare un’offerta per il sostentamento del Clero – una piccola somma per la quotidianità del prete è gesto che, come dire, costituisce un… dono per chi lo fa, mica per chi, poi, quei quattrini riceverà… Il prete è regalo che Dio destina all’Uomo: certo, obietterà qualcuno, è opportuno compiere le dovute distinzioni, non può farsi di tutta l’erba un fascio, c’è il prete che predica poco e il prete che sorride sempre, c’è il prete un po’ più burbero e c’è quel prete che tante volte suscita la voglia di chiedere al Padreterno che cosa c’abbia visto in lui per chiamarlo al sacerdozio, ma qualsiasi prete, anche il più birbante, è…  nel tempo e nella storia, l’icona della presenza viva ed operante di Cristo, il segno-persona del Signore risorto Capo della Chiesa, il suo sacramento radicale, la sua trasparenza (cardinal José Saraiva Martins). E San Paolo VI aggiungeva: Cristo ha stampato in ciascuno di loro il suo volto umano e divino, conferendo ad essi una sua ineffabile somiglianza.

Insomma, domenica prossima, a Messa, o in qualsiasi altro momento – oramai si può far tutto ciò che desideriamo in qualsiasi momento, anche stando comodamente appollaiati sul divano di casa nostra – riflettiamo, anzi, rileggiamo il cammino esistenziale fin qui compiuto. Se troviamo una sola occasione che testimoni il nostro essere stati toccati, graziati, sorretti da Dio attraverso un prete… beh, ricordiamoci che… un caffè non lo si nega al peggior nemico… perché negarlo al prete?

P.S. – senza mai scordar che i preti ciò che ricevono lo condividono. Certo, obietterà quel qualcuno di prima, c’è il prete che indossa capi d’abbigliamento firmati e c’è quell’altro prete che gira in città con un’automobile di grossa cilindrata. Nessuno s’accorge, però, di tutti quei sacerdoti che indossano camicie dal collo consumato, scarpe dalla suola simile alla carta velina, che in canonica vivono in maniera essenziale e che se ti incontrano la prima cosa che ti chiedono è: tutt’apposto? Hai bisogno di qualcosa? E se percepiscono disagio, indagano: non per curiosità, ma per intervenire. In ogni modo.

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