Menomale che Giuseppe c’è
È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...

È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...

Un antico adagio ritiene che colui che dal portone esce dal palazzo, dalla finestra rientra nel medesimo palazzo.
Ora, lungi dal voler dare noi, a Roberto Occhiuto, indicazioni sulla più congeniale finestra, in quel della Cittadella Regionale di Germaneto, per rientrare, fra qualche tempo, nelle stanze che sta abitando dall’autunno del 2021: desideriamo, con tanta semplicità, chiacchierare un po’ attorno a quei motivi che avrebbero spinto un politico navigato come Occhiuto a rassegnar le dimissioni, a qualche giorno dalla pausa ferragostana, per poi richiedere, ai Calabresi, il permesso d’occupare la stanza momentaneamente abbandonata, o meglio, mai lasciata, giacché i cosiddetti affari correnti qualcuno dovrà pur guardarli mestamente scorrere.
Allora, andando con ordine: l’undici di giugno, con un video, Occhiuto annuncia al popolo calabrese d’essere indagato per corruzione. Il ventitré di luglio, per ben quattro ore, viene sentito dal procuratore aggiunto di Catanzaro Giancarlo Novelli e dal Pm Domenico Assumma, che coordinano l’inchiesta in cui è indagato per corruzione. Uscendo dal palazzo di giustizia, il governatore, rispondendo a qualche domanda dei giornalisti, dichiara d’esser “molto soddisfatto e mi sento anche sollevato perché penso di aver chiarito ogni cosa, quindi confido in una celere archiviazione”. Il trentuno di luglio, poi, l’annuncio delle dimissioni e della ricandidatura: “non mi dimetto perché sono indagato, ma perché a causa di questa inchiesta non sono in grado di governare. Questa inchiesta, come quasi tutte quelle che riguardano la pubblica amministrazione, ha avuto l’effetto di paralizzare la macchina burocratica della Regione. Da cinquanta giorni è tutto fermo. Dirigenti e funzionari – chiosa Occhiuto – non firmano alcun atto: alcuni perché hanno paura, altri perché pensavano che il film fosse quello degli ultimi trent’anni in Calabria, quando nell’ultimo anno di legislatura inchieste giudiziarie, che dopo qualche tempo finivano nel nulla, decapitavano i presidenti, e facevano concludere la loro esperienza politica”.
A quanto ne sappiamo noi, la famosa legge Bassanini separa nettamente l’indirizzo politico dalla gestione amministrativa: perché nella Regione nostra l’apparato amministrativo ha cessato d’agire all’annuncio dell’indagine? La calabra burocrazia si muove solo sull’onda provocata dalle acque politiche? E poi, dimettendosi, ricandidandosi, Occhiuto non cancella l’indagine: perché quella stessa burocrazia, oggi inerme, domani, sempre con l’istessa indagine in corso, dovrebbe ripigliare a lavorare e progettare con slancio nuovo ed entusiasmo?
Il governatore, poi, si dice innocente, estraneo, auspica, come leggevamo prima, una celere archiviazione. E quindi? Perché dimettersi? Tali dimissioni non le ha chieste, né pretese, nessuno. Manco l’opposizione. E dunque? Occhiuto ha dichiarato che la decisione non ha nulla a che fare con le inchieste, ma il dubbio rimane: e se invece il governatore sapesse qualcosa che i calabresi ancora ignorano? È possibile che ci sia un “secondo tempo” pronto a svelarsi, con ulteriori sviluppi o nuovi nomi? Le dimissioni potrebbero essere lette come una mossa preventiva, un tentativo, addirittura, di anticipare gli eventi.
E ancora: “tramortiti” dall’annuncio, ricevuto mentre gli interessi erano rivolti alla scelta del costume più consono alla pancetta, i calabresi affronteranno, anzi, affrontano una campagna elettorale regionale al grido: con Roberto o contro Roberto? Ma in cavalleria non può passare quel necessario giudizio sugli anni di governo, che volgono al termine. Per esempio: la sanità e, in particolare, gli ospedali, come stanno? Quali parole utilizzare per definire l’operazione “medici cubani”? E i droni, chiamati a vigilare affinché nessun piromane appicchi più fuoco, stanno espletando la funzione in virtù della quale si son librati sui cieli calabri? E Ryanair? Per carità, di turisti, magari pure spendaccioni, ne stanno sbarcando in riva allo Stretto. Ma, a raccontarcela tutta, il gioco vale la candela? Ryanair farà scalo sul territorio calabrese per sempre? E, se la domanda è pertinente, a che prezzo? E chi paga?
Insomma, tali dimissioni, che in quel di Villa San Giovanni vengono, in questo weekend, interpretate come il nobile gesto di un padre calabrese, appaiono, invece, all’occhio del calabrese che ogni mattina s’alza col convincimento che dovrà sudare le solite sette camicie per portare a casa l’agognato tozzo di pane, appaiono, dicevamo, tali dimissioni, come un gesto opaco, edificato con contraddizioni e ambiguità. Sei innocente? Hai bene operato? Resta al posto tuo. Affronta il cammino giudiziario. Quindi, alla naturale scadenza, presentati agli elettori.
Così facendo, invece, caro Roberto (perdonaci per il tu, ma, sai, in simili occasioni è meglio abbattere le barriere che far la fine di Luca Giurato con i congiuntivi!) dai l’impressione di voler creare una campagna elettorale con, al centro, la vittima della giustizia, l’accusato perché buono e sempre sorridente, il capro espiatorio di peccati commessi, dunque, da non si sa chi, il salvatore della patria che si vuole annientare perché capace di restare a governare in saecula saeculorum…
Se tutto ciò corrisponde al vero – se sei vittima e buono e capro espiatorio di colpe altrui – ritirale, ste’ dimissioni. Continua a governarci e, alla scadenza naturale della legislatura, facci capire, con dati di fatto, cosa hai realizzato e cosa, invece, così com’era è rimasta. O magari è peggiorata.
Altrimenti, Roberto caro, tieni sempre bene a mente le parole di Jean-Paul Sartre: “ogni parola ha delle conseguenze. Ogni silenzio anche”.
Buona fortuna Roberto! Buona fortuna Calabria!
E che Dio – dato che uno dei successori dell’Apostolo Pietro, tale Pio XI, sostenne, il 23 dicembre 1927, che “la politica è la forma più alta di carità” – ce la mandi buona, a tutti!
