Menomale che Giuseppe c’è
È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...

È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...

Se volessimo racchiudere in una sola parola la vita, religiosa e sacerdotale e umana, del domenicano Padre Damiano Bova dovremmo, necessariamente, sceglier questa: il sorriso!
Tant’è che, ripensando al sessantesimo anniversario dell’ordinazione sacerdotale sua, celebrato, in quel di Bari, lo scorso diciannove di luglio, in mente nostra fa capolino un passo che San Paolo VI vergò nella primavera del 1975, allorquando pubblicò l’Esortazione Apostolica “Gaudete in Domino”: la gioia nasce sempre da un certo sguardo sull’uomo e su Dio: «se il tuo occhio è sano, anche il tuo corpo è tutto nella luce». Noi tocchiamo qui la dimensione originale e inalienabile della persona umana: la sua vocazione al bene passa per i sentieri della conoscenza e dell’amore, della contemplazione e dell’azione. Possiate voi cogliere – chiosa San Paolo VI – quanto c’è di meglio nell’anima dei fratelli e questa Presenza divina tanto vicina al cuore umano.
Padre Damiano Bova, che a Bivongi il buon Dio decise di farlo nascere alla Vita, è l’Uomo di Dio che, se t’incontra, ti guarda dritto negli occhi. Il suo sguardo, limpido, felice, ti riscalda e rincuora, ti fa sentire pezzo di quel gran puzzle ch’è il cuor suo, cuore di un Uomo che decise, fidandosi e affidandosi a San Domenico di Guzmán, di farsi religioso, insomma, servo per amore, sacerdote per l’umanità.
E divenendo frate dell’Ordine Domenico, fece sue le principali finalità domenicane: propagare e difendere il cattolicesimo mediante la predicazione, l’insegnamento e la stampa.
Non a caso, con la reggina Città del Sole Edizioni, ha pubblicato testi dal pregiato valore culturale, storico e spirituale. A Spazio Open, o in qualsiasi libreria o edicola-libreria della Reggio bella e gentile, è possibile, ad esempio trovare Da Kaulon a Stilo. Compendio storico-culturale della Kauloniatide stilese. Uno studio originalissimo, nonché recente, ha visto la luce nel 2023, un’opera monumentale, documentata come ben poche altre, ricca di spunti e di novità. Un esempio piccolo piccolo? Il capito dedicato all’acqua minerale Mangiatorella, immersa nel Bosco di Stilo, nell’incantevole Parco delle Serre calabresi, alle falde del monte Pecoraro.
Senza, però, scordar l’utilissimo Dizionarietto che conclude il libro. Necessario cireneo per comprendere significato ed etimologia di tanti oscuri termini presenti nel volume.
Insomma, nel rinnovar gli auguri – con l’affettuoso e sincero ad multos annos del direttore/editore Franco Arcidiaco e di Antonella Cuzzocrea, sua moglie nonché l’altra anima di Città del Sole Edizioni – al caro Padre Damiano, ci lasciamo con alcuni documenti – la cui lettura offre a tutti noi il… volto bello di un prete e un religioso che profuma di Risurrezione – giunti a noi direttamente da Bari.
Il saluto, alla solenne Concelebrazione Eucaristica presieduta da S. Ecc. Rev.ma Mons. Giuseppe Satriano, Arcivescovo Metropolita di Bari, di Padre Damiano Bova; una graziosa intervista concessa da Padre Damiano e il conclusivo ringraziamento di Padre Giovanni Distante, priore della Basilica barese di San Nicola, all’Arcivescovo e, naturalmente, al confratello religioso.
PER IL 60° DI SACERDOZIO
di Padre Damiano Bova op
Quando decisi di entrare nell’Ordine lo confidai a un amico sacerdote segretario dell’Arcivescovo di Catanzaro-Squillace. Lui lo disse all’Arcivescovo, il quale mi scrisse invitandomi ad entrare in seminario che mi avrebbe mantenuto lui agli studi, perché aveva 11 parrocchie senza parroco. Gli risposi con una lettera in cui motivai la mia scelta di entrare in un Ordine religioso: lasciare una mia famiglia per trovarne un’altra più grande. Nella Chiesa ci sono molti carismi tutti di uguale valore, tutti necessari nell’economia ecclesiale. Nessun carisma è superiore a un altro, come le professioni nella società. Ogni carisma è per l’utilità comune. Questa è stata la mia prima scelta. Un giorno Pietro chiese a Gesù: noi che abbiamo lasciato tutto che cosa otterremo? E Gesù: Chiunque avrà lasciato casa, beni e figli otterrà cento volte tanto in questa vita e in eredità la vita eterna. Dopo 65 anni di vita religiosa e 60 di sacerdozio posso confermare che per me le promesse di Gesù non sono state vane.
La seconda scelta è stata quella di servire secondo l’eredità carismatica di San Domenico. Ero affascinato dalle prediche dei Domenicani: al mio paese, a Reggio Cal. dove ho fatto i miei studi. Ero come mia madre, seconda elementare, che riteneva a memoria le loro prediche e le trasmetteva alle sue compagne di lavoro il giorno dopo. Perseguivo l’istinto di una vasta conoscenza e di andare sempre oltre.
La terza scelta è stata quella di servire col ministero dell’altare e del confessionale: annunciare la nuova alleanza instaurata da Gesù con l’offerta del suo sangue e fare conoscere la sua parola. Un servizio che richiede competenza e disponibilità. Ora come San Paolo posso dire: ègiunto il momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora sono in attesa della meta non lontana del giudizio del Signore.
Ringrazio di cuore Sua Ecc.za per la sua disponibilità, il Priore e la comunità che mi sono stati sempre di sostegno, i confratelli nel sacerdozio, i membri del coro che ho conosciuto bambini e bambine e ora sono pure nonne e nonni, i miei familiari che nelle due bambine hanno dimostrato il loro affetto e tutti voi per la vostra presenza affettuosa, tanti carissimi amici e tanti presenti e assenti che per me sono stati come figli. Grazie.
INTERVISTA DI GIANNI CAVALLI A PADRE DAMIANO BOVA
CHE COMPIE 60 ANNI DI SACERDOZIO
Io frequento la Messa domenicale alla Basilica di San Nicola alle 7,30 e spesso P. Damiano tiene l’omelia. Un po’ lunghetto, ma dice cose interessanti. Ho ricevuto l’invito per la celebrazione eucaristica per questa sua ricorrenza, il 19 luglio alle ore 18,30, presieduta dall’Arcivescovo Mons. Giuseppe Satriano, e improvvisandomi giornalista, data l’amicizia che ci lega da molti anni, ho pensato di intervistarlo.
P. Damiano, quando e perché hai deciso di scegliere la via del sacerdozio?
Ho scelto di seguire questa vocazione nel 1958 all’età di 27 anni. Ero già avviato all’insegnamento nelle scuole elementari. Da tempo ero attivo nell’Azione Cattolica e nella vita politica locale. Ero anche attivista nazionale dei Comitati Civici fondato da Luigi Gedda nel 1948 su incarico di Pio XII. Da un po’ di tempo mi era balenata l’idea di fare il monaco, come dicevo con un mio fraterno cugino. Ero indeciso. Temevo di non farcela. Ero molto vivace. Mia madre diceva che avevo l’argento vivo addosso. Tentai di fidanzarmi, ma ero sempre attratto dall’impegno sociale ed ecclesiale. Finché una sera in una passeggiata solitaria sulla via del cimitero decisi di fare il salto nel buio ed entrare nell’Ordine domenicano.
Perché hai scelto di diventare domenicano?
Vedi! Io non scelsi di fare il sacerdote, ma anzitutto di fare il frate in un ordine religioso. Ero molto legato alla famiglia. Per quanto molto irrequieto e fantasioso che ne combinavo di tutti i colori, ero molto ubbidiente. Ma sognavo sempre di solcare le vie del mondo. Ero un lettore accanito. A nove anni mia madre mi comprava il Giornale d’Italia che costava sei soldi nel 1940. A 12 anni leggevo i romanzi dei più grandi autori dell’epoca, oltre a quelli di avventure, alimentando i miei sogni di adolescente di andare sempre oltre.
Scusami! Ma non potevi fare il prete? Perché domenicano?
Confidai il mio proposito a un sacerdote del mio paese, molto giovane, con cui ho collaborato strettamente nell’Azione cattolica. Lui era segretario del Vescovo di Squillace, Armando Fares, originario, se non mi sbaglio, di Andria. Il vescovo che mi conosceva bene mi invitò a entrare in seminario. Mi avrebbe mantenuto lui. Mi scrisse che aveva undici parrocchie senza il parroco. Io con istintiva e immatura lucidità gli esposi il perché della scelta di una famiglia religiosa, in spirito di libertà dai legami affettivi che avrebbero mortificato la mia fantasiosa aspirazione ad orizzonti più vasti. Ho Lasciato con grande sofferenza la mia famiglia di sangue per sceglierne un’altra spirituale molto più ampia. Piansi quel mattino che lasciai il mio paese abbandonato sulla spalla di mia madre che mi aveva chiesto di farmi prete, perché di quattro figli maschi potevo restarle vicino. Ma fu contenta così. Nella mia vita di religioso ho potuto personalmente sperimentare che ho lasciato una casa e ne ho trovato cento e al posto di qualche figlio ne ho allevati veramente tanti.
Ma perché domenicano?
Io seguivo con attenzione le prediche dei predicatori invitati per le feste importanti del mio paese. Ma ero affascinato dalle prediche ad ampio respiro dei domenicani, come mia madre che, pur avendo fatta solo la seconda elementare, aveva una mente molto aperta per l’epoca e una memoria di ferro. Il giorno dopo le ripeteva alle compagne di lavoro. Quando studiavo a Reggio Cal. andavo spesso alla chiesa di San Domenico per la messa domenicale. È stata una scelta istintiva, una scelta che dopo 65 anni di vita religiosa, nonostante tutte le difficoltà, sceglierei di nuovo in piena coscienza, E San Nicola presso la cui Basilica ho vissuto complessivamente 44 anni mi ha offerto i suoi ampi spazi ecumenici. Io sono cosciente di aver dato il mio contributo alla vita dell’Ordine domenicano, ma sono altrettanto cosciente di avere avuto molto di più dall’Ordine.
Scusami, Padre Damiano, ma tu adesso festeggi 60 anni di sacerdozio. Allora il sacerdozio che rappresenta per te?
Vedi, Gianni! Fuori di ogni retorica che sprizza fumo ma non offre arrosto, io ho compiuto il 15 febbraio scorso 65 anni di professione religiosa domenicana. Nessuno si è accorto di niente. Ma dentro il mio cuore quella è stata la festa più importante. Vi siete mai domandato perché Gesù non è stato sacerdote, nonostante la Lettera agli Ebrei lo acclami Sommo Sacerdote? Nell’Ultima Cena Gesù ha annunciato la fondazione della nuova alleanza che ha sancito sulla croce. San Francesco non è stato sacerdote. Negli ordini monastici sono pochi i sacerdoti per il servizio ai fratelli non sacerdoti. Quanti sante e santi non sono stati sacerdoti! Il loro compito primario, come lo è stato per gli Apostoli, è stato quello che per due volte ha affermato Luca di aver voluto mettere per iscritto quello che Gesù incepit facere et docere, anzitutto fare e poi insegnare.
Allora, scusa se insisto, perché sacerdote?
Il termine sacerdote deriva dal latino sacerdos, che a sua volta deriva da sacer (sacro) e dalla radice indoeuropea doht (dare): colui che offre le cose sacre. La sua funzione è quella della mediazione tra il divino e gli esseri umani. Questo servizio lo offre dall’altare mediante il memoriale del sacrificio di Cristo (fate questo in memoria di me), autore della nuova alleanza mediante il suo sangue; e nello stesso tempo con l’annuncio autorevole della Parola di Dio. L’altro servizio lo offre nel confessionale, laboratorio di medicina e scuola di Sacra Scrittura, di medico e di maestro. Il confessionale è il purgatorio del cristiano. Il sacerdote è il mediatore tra Dio e le sue umane creature mediante i riti e la parola, dall’altare, dal pulpito, da confessionale e nell’ambito sociale.
L’INTERVENTO DEL PRIORE DELLA BASILICA DI SAN NICOLA
P. Giovanni Distante op
Eccellenza,
grazie per aver accolto l’invito della Famiglia Domenicana a condividere e presiedere questo momento di gioia e di grande gratitudine al Signore per il 60° anniversario dell’ordinazione sacerdotale di p. Damiano Bova.
Grazie anche a voi, confratelli nel sacerdozio, fratelli delle Chiese ortodosse, autorità, parenti, amici, accorsi numerosi per rivivere insieme con p. Damiano i suoi tanti piccoli e grandi passi in questi 60 anni di ministero sacerdotale.
Siete qui, perché nel ministero sacerdotale non si può camminare da soli.
Soprattutto i Santi, caro P. Damiano, la cui protezione fu invocata su di te prima dell’imposizione delle mani, ti hanno sempre sostenuto e non ti hanno mai fatto mancare la loro compagnia: Maria SS. Mamma Nostra, Patrona di Bivongi; i Santi Medici Cosma e Damiano, tuoi santi protettori; il Santo Padre Domenico e San Tommaso d’Aquino, co-fondatori dell’Ordine dei Predicatori; San Nicola, tuo mentore, guida sicura e discreta in tante tue campagne ecumeniche.
Insieme con loro gioiscono oggi in Paradiso: mamma Maria e papà Giuseppe; tua sorella maggiore Rosarina, i tuoi fratelli Ferruccio e Benito.
Da Brindisi, impossibilitato a muoversi, si unisce alla tua e nostra grande gioia e preghiera Tonino, tuo fratello minore.
Sei nato, vissuto e formato in una onesta, laboriosa, religiosa famiglia calabrese, qui presente attraverso i tuoi numerosi nipoti, pronipoti e tris-nipoti. Alcuni sparsi nel mondo.
Quando nel 1958, all’età di 27 anni, già avviato all’insegnamento nelle scuole elementari, molto attivo nella vita politica e vivacemente impegnato in campo socio-religioso, decidesti di fare il frate entrando in un ordine religioso, papà Giuseppe e mamma Maria, anche se non senza una certa esitazione, accolsero questa tua vocazione come un dono di Dio.
Battezzato con i nomi di Cosimo Romano, e divenuto fr. Damiano nell’Ordine dei Predicatori, hai vissuto la tua vocazione sull’esempio di Domenico, “pieno di sollecitudine per la salvezza di tutti gli uomini e di tutti i popoli”.
44 anni dei tuoi 65 anni di vita religiosa, li hai vissuti qui in Bari, sotto il segno luminoso della testimonianza evangelica e della sana dottrina del Santo Vescovo di Mira, Nicola, che ha contrassegnato il tuo ministero sacerdotale in ampi spazi ecumenici, interconfessionali e interreligiosi.
Prima come Segretario dell’Istituto di Teologia Ecumenica negli anni ’70, e poi negli anni’80 come Rettore della Basilica, hai avuto a cuore l’incremento delle attività ecumeniche, attraverso il potenziamento del rapporto Basilica-Istituto di Teologia Ecumenica, e la diffusione del culto nicolaiano con la fondazione del “Centro Studi Nicolaiani”.
Tua è anche l’idea del progetto, a metà degli anni ’80, della “Cittadella Nicolaiana”, che nel 1989 fu ereditato dal compianto Rettore Padre Salvatore Manna, e da me varato nel 1995.
Dopo aver assicurato il tuo ministero in altri conventi domenicani dell’Italia meridionale, dal 2005 al 2011 hai ricoperto nuovamente l’ufficio di Rettore di questa Basilica, in un rinnovato fervore sotto l’aspetto liturgico, pastorale, culturale, ecumenico.
Come hai affermato in una recente intervista, stai continuando a vivere questi anni “maturi” del tuo ministero apostolico, da sacerdos, come colui che offre le cose sacre “mediante i riti e la parola, dall’altare, dal pulito, dal confessionale e nell’ambito sociale”.
P. Damiano non potevi riassumere meglio questi tuoi 60 anni, spesi per il bene della Chiesa, dell’Ordine e la salvezza delle anime.
Anche se l’età avanza, il Signore ti conceda di esercitare il ministero sacerdotale per molti anni ancora.
Amen.
