Menomale che Giuseppe c’è
È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...

È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...

Si è svolto venerdì 27 febbraio 2026 nell’androne di Palazzo Trapani Lombardo Losa, in Corso Garibaldi 283, un incontro pubblico dedicato al futuro della giustizia e al referendum del 22 e 23 marzo. L’iniziativa, promossa dalla UNLcost – Unità per la Costituzione, Segreteria distrettuale di Reggio Calabria, ha visto la partecipazione di cittadini e appassionati di diritto, numerosi e attenti, nella storica cornice della Libreria Ave Ubik.
Al centro della conversazione c’era il libro La giustizia non si divide – Divide et impera. I rischi di una riforma della Costituzione, scritto dal magistrato Alessandro Liprino e pubblicato da Città del Sole Edizioni. A dialogare con l’autore sono stati la magistrata Karin Catalano e Antonino Lagana, consigliere del Consiglio Superiore della Magistratura.
Nel corso dell’incontro, Liprino ha spiegato le ragioni che lo avevano spinto a scrivere il volume. «Ho scritto questo libro per portare a tutti la mia testimonianza diretta», ha affermato. «Nella mia vita ho avuto l’opportunità di svolgere l’attività di avvocato, di pubblico ministero e di giudice. Ho quindi esercitato tutte e tre le funzioni che caratterizzano la giurisdizione e ritengo che sia fondamentale averle conosciute tutte». Da questa esperienza, ha sottolineato, era nata una convinzione precisa: «La soluzione ai problemi della giustizia – che certamente esistono – non è dividere, ma unire, trovando un percorso comune non solo tra giudici e pubblici ministeri, ma anche con gli avvocati».
Il magistrato ha evidenziato come la riforma oggetto del referendum presentasse numerose criticità, soffermandosi in particolare sul metodo adottato. «È stata imposta senza una reale possibilità di dibattito parlamentare, senza la possibilità di apportare modifiche o emendamenti e soprattutto con tempi estremamente ristretti per il referendum», ha osservato, spiegando come ciò avrebbe costretto i cittadini a esprimersi «con un sì o con un no su temi oggettivamente molto complessi».
Il libro, ha spiegato Liprino, era stato concepito anche come uno strumento di orientamento per i cittadini. «È scritto volutamente in uno stile molto semplice e chiaro. Non è rivolto agli addetti ai lavori, ma soprattutto ai non addetti ai lavori, per spiegare nel modo più accessibile possibile il funzionamento del sistema giudiziario». Secondo l’autore, questioni di tale portata non potevano essere ridotte «agli slogan o ai pochi minuti dei talk show e dei social», ma richiedevano «una riflessione più approfondita».
Il messaggio centrale del volume è stato richiamato più volte nel corso della discussione. «Qualunque organismo che venga diviso si indebolisce», ha ribadito Liprino, collegando il tema della riforma a una riflessione più ampia sulla società contemporanea. «Viviamo in una società fortemente polarizzata che tende a dividerci tra sì e no, tra buoni e cattivi. Questa non è una rappresentazione reale della società».
In conclusione, il magistrato ha messo in guardia dai rischi di un ulteriore squilibrio sociale. «Si sta distruggendo il ceto medio e un modo di pensare equilibrato», ha affermato, avvertendo del pericolo di arrivare «a una giustizia forte con i deboli e debole con i forti».
