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Possono coesistere penna e stetoscopio? Può esserci un nesso che intrecci scienza medica e letteratura?
A venir in soccorso nostro è Giuseppe Ruggeri, medico e scrittore messinese, presidente dell’Associazione Medici Scrittori Italiani dalla primavera del 2024. Sostenitore della medicina narrativa e del legame liberatorio tra scrittura e cura medica, Ruggeri racconta che nel 1952, Corrado Tumiati (1885-1967), psichiatra, scrittore, giornalista e traduttore di fama, fondava “La Serpe”, periodico ufficiale dell’Associazione Medici Scrittori Italiani, assumendone la direzione responsabile. L’Associazione era nata a Torino appena un anno prima, nel 1951, per idea e su iniziativa del chirurgo Achille Mario Dogliotti e dello stomatologo Nello Falomo, che vi intesero raccogliere sotto una sola egida la folta schiera dei professionisti dello stetoscopio e della penna. Nel 1931, Tumiati, per i tipi della casa editrice milanese Fratelli Treves, aveva pubblicato il romanzo “I tetti rossi. Ricordi di un manicomio” che gli era valso nel 1936 il prestigioso premio Viareggio per la Letteratura. A Firenze, Tumiati svolgeva attività di giornalista presso la Terza Pagina del “Corriere della Sera” e collaborava assiduamente a riviste specialistiche letterarie. Ebbe ivi modo di cementare amicizie con importanti personalità del mondo intellettuale dell’epoca come Pietro Calamandrei che nel 1945 gli aveva affidato l’incarico di redattore e vicedirettore della rivista politico-letteraria Il Ponte.

Così, da allora, a tutt’oggi, chiosa Ruggeri, decine di penne illustri si sono succedute nelle fila dell’A.M.S.I. – Carlo Levi, Mario Tobino, Giuseppe Bonaviri, solo per citarne alcuni – in ossequio al ben noto aforisma del commediografo (e medico) russo Anton Cechov che teneva “per sposa la medicina, per amante la letteratura”. Boutade a parte, il rapporto tra medicina e scrittura attraversa i secoli, anzi i millenni, e non è certo un caso se uno dei più famosi scrittori della storia (addirittura un Evangelista, ci riferiamo infatti a San Luca) esercitasse nel quotidiano la professione medica.
E a proposito di Mario Tobino, citato dal presidente Ruggeri: qualche giorno fa la siciliana Racalmuto ha ospitato, in viale della Vittoria, al numero civico 3, il convegno Sciascia e Tobino: la letteratura tra impegno sociale e cura, sognato e creato proprio dall’Associazione Medici Scrittori Italiani lì dove alberga la Fondazione Leonardo Sciascia.
Per due giorni, dal primo pomeriggio del 31 d’ottobre alla tarda mattinata del 1° novembre, s’è riflettuto sul profondo legame umano e intellettuale tra il toscano Mario Tobino e il siciliano Leonardo Sciascia. Un’amicizia coltivata nel segno della letteratura, della riflessione civile e del dialogo epistolare.

Un evento, di per sé originale, reso ancor più intrigante dalla partecipazione di Anna Maria Sciascia, figlia di Leonardo, e Isabella Tobino, nipote di Mario. Tant’è che Anna Maria, testimone del legame fra il papà e il Tobino, ha parlato di amicizie vere e profonde, conoscenze sublimate dai racconti e dalla lettura della corrispondenza che mio padre face va la sera quando ci sedevamo a cerchio attorno al braciere, amicizie nate e cresciute tra persone speciali legate tra loro da affinità per le quali il nome di uno scrittore, il titolo di un libro possono a volte suonare come quello di una patria.
Naturalmente tanti son gli spunti emersi dalle relazioni: e se al pomeriggio del 31 s’è ragionato sugli aspetti letterari e umani, amicali e fraterni e famigliari, al mattino del primo giorno novembrino ad intervenir sono stati i medici, con la partecipazione e il patrocinio dell’Ordine dei Medici di Agrigento, che nella medicina narrativa hanno individuato una forma ideale e terapeutica di comunicazione. Il tutto impreziosito dalle letture, di pagine tratte dalle opere di Sciascia e Tobino, offerte dalle studentesse e dagli studenti del liceo classico “Ugo Foscolo” di Canicattì.
E ancora: calato il sipario sui lavori congressuali, spazio alle… mostre! Una mostra documentaria, curata da Vito Catalano, responsabile ricerche ed editoria della Fondazione e nipote di Sciascia, e dalla bibliotecaria Edith Cutaia, allestita all’interno della Fondazione, espone una selezione della corrispondenza privata tra i due scrittori: lettere, dediche, testimonianze di un rapporto tanto personale quanto culturale. A Casa Sciascia, invece, dove lo scrittore di Racalmuto abitò diversi anni tra giovinezza ed età adulta, ecco una mostra bibliografica delle opere di Tobino, in edizioni originali e autografate da quest’ultimo con dedica a Sciascia, curata dal presidente Pippo Di Falco.
Insomma, anche se non ci è dato sapere se gli atti dell’assise verranno pubblicati, noi in attesa loro restiamo. E, anzi, un impegno ci prendiamo: alla prossima occasione, promossa dall’Associazione Medici Scrittori Italiani vogliamo, ancora una volta, esserci! Un medico narratore regala al lettore un testo davvero… profondo: dispiega – confida il presidente Giuseppe Ruggeri – capacità penetrative e spirito empatico notevoli che gli provengono dall’esperienza maturata nella professione.
Anche perché, tanto per citar Tobino, niente di male. Si può sognare tutto. Non c’è imputabilità. Il sogno è veramente libero, non lo può arrestare nessuno. E a noi piace sognar aggrappati a libri e a narratori che, per l’Uomo, son vere e proprie terapie. Che, aiutandolo a guarire dal… male di vivere, lo inducono a far della propria vita un autentico capolavoro!

