IdeocoopSpazio Open
Reverendo Frank Reverendo Frank Corvo rosso Corvo rosso Occhio al Degrado Occhio al degrado
Giovani in biblioteca
Mediterranea

SONNAMBULI CHE CAMMINANO A PASSO DI GAMBERO, Robert David Kaplan e Il secolo fragile

«Aree diverse del mondo erano semplicemente definite da sistemi di equilibrio di potere specifici che, siccome funzionavano abbastanza bene, erano scambiati per un ordine basato su regole di cui in realtà non c’erano evidenze da nessuna parte.  Come ha affermato Jakub J. Grygiel (…): “Uno spazio di sicurezza governato da regole globali in grado di abbracciare tutta la terra (…) non esiste”. Esistono invece: “equilibri regionali” con dinamiche militari “mosse da competizioni storiche locali”». Ovvero «questo è un mondo in cui si sovrappongono vaste aree di tensione, di bruta intimidazione e di stalli militari». Il secolo fragile (Caos e potere nel mondo in crisi permanente, Traduzione di Anita Taroni e Stefano Travigli, Marsilio, Venezia, 2025) è «instabile» perché Robert David Kaplan afferma perentoriamente che, ormai, «L’isolazionismo è il passato, l’immersione totale in un mondo caotico è il futuro inevitabile». Cos’è il caos? Cos’è il potere? Perché il nostro mondo si trova «in crisi permanente»? Quattro distinti movimenti contraddistinguono il volume di Kaplan. Il potere. Il caos. La crisi. La fragilità del XXI secolo. Intanto: «il punto è che il potere di una nazione, che deriva dalla posizione geografica, dalle risorse naturali e dalla sua forza economica, dipende in ultima analisi pure dalla capacità di giudizio di chi la guida». Cioè «mentre i giornalisti sono ossessionati da dittatori e uomini forti, è proprio l’assenza di governance a porre i rischi maggiori, e non solo nel mondo in via di sviluppo ma anche in Occidente». Il potere fatica a gestire. Che cosa? Il caos della società che è caratterizzata da interdipendenze e connessioni le quali rendono ogni spazio insieme più intimo ma anche più esposto a un effetto domino (la reazione a catena della bomba atomica) che conduce ogni crisi da un luogo ad un altro luogo anche lontanissimo. Ma non solo. In questa prossimità e vicinanza, la crisi di ognuno si riverbera nella crisi di ogni altro quasi senza soluzione di continuità. Dunque – e siamo al terzo movimento -: «La globalizzazione che si fonda sul commercio, sul movimento ad ampio raggio delle persone per via aerea, sui rapidi progressi tecnologici nei campi dell’elettronica e del digitale, si inserisce perfettamente in un mondo in crisi permanente. Questo perché la crisi permanente richiede per l’appunto quella fitta rete di interazioni fra le zone di crisi in tutto il pianeta prodotte proprio dalla globalizzazione». Il potere si personalizza, la società si frammenta, la crisi si stabilizza e si istituzionalizza; «in realtà, è una lotta bipolare tra potenze dello status quo, come le nostre, e leader e movimenti che vorrebbero rovesciare l’ordine post-Guerra fredda, o attraverso l’acquisizione di territori come la Russia in Ucraina e la Cina a Taiwan, o attraverso l’eradicazione di un intero popolo, quello israeliano, obiettivo della coalizione con a capo l’Iran». I primi 25 anni di questo «secolo fragile» sono, dunque, segnati dal disordine. «Gli imperi nascono dal caos  ma il loro indebolimento e la loro dissoluzione producono nuove forme di caos», Governare il caos non si può. A questo punto, Robert David Kaplan conclude il suo libro con una profezia: «la tecnologia spingerà a una deificazione del presente, rendendolo sempre più intenso e opprimente,  fino a minare il nostro senso della storia, ovvero al consapevolezza del passato e del futuro». Così che noi ci ritroveremo a essere come i russi alla vigilia della Prima guerra mondiale, per come li ha raccontati Aleksandr Solženicyn: «erano sonnambuli che camminavano a passo di gambero verso gli orrori del Novecento». Non avevano imparato nulla dalla storia, perché il passato non c’era più. Non stimavano di poter intravedere alcun futuro perché, da «sonnambuli», non ne avevano coscienza. Kaplan prospetta, in definitiva, un mondo ridotto a una lastra di ghiaccio. Senza spessore. Resta solo il tempo per fare gli acquisti e lo spazio nel quale si ramifica il nostro proprio privato micromondo. Nulla salus extra ecclesiam, si diceva una volta. Nessuna salvezza, senza la politica.

Ricerca Avanzata

Cerca negli archivi per data, categoria e testo.

Torna in alto